[25/02/2009] Energia

Accordo nucleare Sarkozy–Berlusconi? Per francesi (e inglesi) è «un coup de bluff»

LIVORNO. «La France non ha esportato che un reattore (alla Finlandia, che si morde le dita); Sarkozy in realtà non ha venduto reattori nucleari… che alla Francia».
E’ questo l’avvertimento degli ambientalisti francesi rivolto agli italiani dopo la notizia dell’accordo nucleare con la Francia per la costruzione di 4 nuove centrali nucleari.

La rete "Sortir du nucléaire" evidenzia «La politica degli "effetti annuncio” «sviluppata da più mesi da Sarkozy che, durante i suoi viaggi all’estero, lascia credere che dei reattori nucleari (di tipo EPR) sono stati venduti. Questo martedi è con il suo omologo italiano Berlusconi – come lui pronucleare… e come lui bluffeur – che Sarkozy tenta di confortare la finzione di una industria nucleare francese trionfante. In realtà, la crisi economica mondiale compromette la maggioranza dei progetti nucleari annunciati in questi ultimi mesi. Il nucleare necessita di finanziamenti molto pesanti per un ritorno degli investimenti 20 o 30 anni più tardi: un’eternità per un mercato che (soprav)vive giorno per giorno. La politica ad effetto annuncio di Sarkozy ha per obiettivo quello di dare “legittimità” alla costruzione di reattori Epr… in Francia queste avrebbero ragione di essere costruite solo se "molti" Paesi si spingessero ad acquistarle. Ora, la Francia non ha venduto che un solo EPR, nel dicembre 2003, alla Finlandia. Quest’ultima si sta mordendo le dita: il cantiere conta ad oggi 38 mesi di ritardo e 2,5 miliardi di euro di perdite che, legittimamente, i finlandesi contano di far pagare… ai francesi».

Gli ambientalisti francesi sottolineano che Sarkozy durante le sue visite all’estero ha firmato dei semplici protocolli d’intesa o accordi di cooperazione che «non impegnano assolutamente a niente benché lui faccia spesso menzione dell’eventualità di costruire dei reattori EPR. Libia, Algeria, Marocco, Abu Dhabi, Arabia Saudita, Giordania, Sudafrica, Estonia, ecc: altrettanti annunci per – che felicità! - dei reattori perfettamente virtuali. Il Sudafrica ha già annullato, all’inizio di dicembre, i 12 reattori che pretendeva di costruire».

Il 4 febbraio, l´Eliseo ha celebrato la supposta “vendita” di due reattori EPR all’India. In realtà, si tratterebbe «di un semplice memorandum che non impegna a nulla. Ugualmente, i due EPR "venduti" alla Cina nel novembre 2007 restano allo stato di progetto. Alcuni lavori di terrazzamento hanno avuto luogo ma nessuna costruzione è stata avviata. In Gran Bretagna, Edf ha speso 15 miliardi giusto prima della crisi mondiale per raccattare British energy… che oggi vale tre volte di meno. E negli Usa, Edf ha sborsato 5 miliardi per acquisire il 50% delle attività nucleari della Constellation, in pressa in grandissima difficoltà. In più, Edf dovrà giusto…trovare qualche miliardo per costruire dei reattori. Ora, Londra non darà una sterlina e, negli Usa, il piano di rilancio di Obama ha attribuito… zero dollari di aiuto al settore nucleare che sperava in 50 miliardi!».

Quindi, secondo "Sortir du nucléaire" il piazzista Berlusconi sarebbe stato turlupinato da un piazzista nucleare molto più esperto e Sarkozy avrebbe approfittato della sbandata ideologico-nucleare del centro-destra italiano per piazzare un prodotto con molti problemi in Francia e Finlandia e con compratori molto riottosi nel resto del mondo.

«Infatti, Sarkozy ha venduto davvero un reattore EPR… alla Francia! – ironizzano gli antinucleari francesi - Forte di questo "successo commerciale", prevede ormai tre EPR per la Francia, comprendendo quello di Flamanville (Manche - nella foto) il cui cantiere accumula inconvenienti. L´Italiana Enel può quindi firmare martedi con l’Edf un accordo per prendere il 12,5% delle quote dei "prossimi EPR". E’ legittimo sperare che questo faccia il 12,5%...di niente! Come tutti il Paesi dell´Unione Europea, la Francia e l’Italia hanno degli obiettivi chiari da rispettare in materia di energie rinnovabili (20% in media nel 2020). Investire nel nucleare, energia non rinnovabile, impedirà di raggiungere questi obiettivi e si tradurrà in pesanti ammende da parte di Bruxelles».

Intanto da noi, pur relegato in trafiletti di contorno, fa discutere la “rivelazione” di The Indipendent che le scorie dell’EPR sarebbero più radioattive e pericolose di quelle delle centrali nucleari di seconda generazione, in realtà si tratta di una conferma di dati già noti: nel dicembre 2008 l’allarme era stato lanciato addirittura dall’autorevole “International Herald Tribune”, ma già qualche mese prima “Expansion of the repository for spent nuclear fuel”, un Environmental impact assessment report non certo antinucleare, redatto da Posiva, un’impresa finlandese di gestione delle scorie radioattive, che a pagina 137 confermava rischi e pericoli della tecnologia Epr, ma già nel 2004 il “Tecnical report 04-08” di Nagra, l’associazion nazionale svizzera per lo stoccaggio delle scorie nucleari, evidenziava la pericolosità delle scorie prodotte dall’EPR.

Qualche settimana fa Yannick Rousselet, di Greenpeace France, commentando l’articolo dell’International Herald Tribune, diceva: «Tutti pretendono che l’EPR produrrà meno scorie, ma nessuno precisa che saranno più radioattive e sette volte più pericolose di quelle prodotte dai reattori classici. I combustibili irradiati dell’’EPR rappresentano considerevoli rischi sanitari ed ambientali. Rappresentano anche un rompicapo insormontabile e molto oneroso per l’industria, che ha già fallito nel gestire le scorie nucleari classico».

L’esperto internazionale di nucleare John Large conferma che «Le difficoltà e i costi legati allo stoccaggio e al trattamento di queste scorie sono totalmente sottostimate dall’industria. Nelle loro strategie di promozione dell’’EPR, Areva e Edf presentano questo reattore come sicuro e a buon mercato ma in realtà queste imprese ignorano completamente le conseguenze dell’aumento dei rischi legati a queste scorie di nuovo tipo».

Il funzionamento dell’EPR prevede che il combustibile nucleare rimanga molto più a lungo nel reattore, il che comporta un’usura (burn-up) e quindi una radio-tossicità molto più elevata di quella dei reattori di seconda generazione. Né la Francia, né la Finlandia, che costruiscono ognuna un EPR, né certamente l’Italia e nemmeno gli altri Paesi interessati ad acquistare le “centrali di terza generazione” dispongono di siti in grado di gestire combustibili così irradiati. Anche l’impianto di La Hague di Areva, presentato come il più avanzato del mondo, non è in grado di gestire queste scorie molto più radioattive. Mentre la Francia vende all’Italia gli EPR è chiara solo una cosa: per ora non esiste alcuna soluzione a lungo termine per il ritrattamento delle scorie prodotte dalle centrali di terza generazione.

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