[21/01/2009] Consumo

Accordo Fiat-Chrysler: l´orientamento funziona

LIVORNO. Le variabili che andranno a comporre il puzzle finale dell’accordo tra Chrysler e Fiat sono infinite, ma il punto di partenza su cui è basato è l’esatta fotografia di cosa significa il cambio di paradigma che oggi è più che necessario per rimettere il treno dell’economia mondiale su un binario diverso da quello che lo ha fatto deragliare.
Cosa serve agli americani? Servono nuove auto meno (ma potremmo generalizzare ‘auto’ con ‘prodotti’) dissipatrici di energia e di materia perché il modello a stelle e strisce del super size me è franato sotto i colpi della finanziarizzazione e del credito che hanno mangiato pezzo a pezzo tutte le fondamenta su cui si reggeva. Obama ha quindi promesso nuove ondate di aiuti all’industria automobilistica, ma solo se essa saprà riconvertire i propri modelli di produzione offrendo così prodotti più sostenibili e posti di lavoro più sicuri.

Cosa serve alla Chrysler? Serve prima di tutto sopravvivere, e per farlo deve dimostrare a Obama di meritarsi gli aiuti economici. Quindi deve rispondere alla chiamata di chi governa per produrre auto meno impattanti, ma siccome tutti gli investimenti in ricerca e sviluppo fatti negli ultimi decenni non sono stati orientati - ma fatti decidere al mercato che chiedeva Hummer e altri carrarmati urbani - ignoravano il concetto della sostenibilità e del risparmio, ecco che Chrysler ha bisogno di chi può prestargli /vendergli le proprie tecnologie, che invece in questi anni seppur lentamente e insufficientemente sono state indirizzate a questi due concetti così sconosciuti agli americani: risparmio ed efficienza.

Qui entra in gioco Fiat, ma diciamocelo subito, non perché straordinariamente più virtuosa degli altri concorrenti europei, ma perché probabilmente Marchionne ha intuito prima di altri dove doveva farsi trovare per apparire come l’uomo giusto al momento giusto.

E cosa serve alla casa automobilistica torinese? Serve un nuovo sbocco commerciale, perché anche se le sue automobili sono più sostenibili (grazie anche agli indirizzi che l’Unione Europea ha dato alle case automobilistiche del vecchio continente, che pure queste misure le hanno contrastate e le contrastano tuttora) il mercato europeo è arrivato all’esaurimento, o meglio è diventato un mercato di sola sostituzione ( e di auto non mastodontiche). E visto che gli ecoincentivi per le rottamazione sono sempre meno ecologici e sempre più aiuti generalizzati da dispensare con cautela in Europa, ecco allora che le reti di vendita Chrysler diventano la moneta di scambio per fare l’affare e sbarcare sul mercato Usa. Infine, siccome in questo scambio Fiat ha poco da perdere mentre Chrysler può perdere tutto, allo scambio alla pari tecnologie per reti di vendita, ci va aggiunta una percentuale della stessa Chrysler.

Meglio di nulla.

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