[20/01/2009] Comunicati

Il quarto rapporto Ipcc, questo sconosciuto (18)

FIRENZE. Nel corso di questo secolo «l’alterazione della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorici estremi, insieme alla crescita del livello marino, sono attesi avere prevalentemente effetti negativi sui sistemi naturali e umani»: questo perchè, secondo il quarto rapporto Ipcc, «la risposta ad alcuni recenti eventi climatici estremi rivela livelli di vulnerabilità – sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo – che sono più alti di quelli stimati nel terzo rapporto. Esiste adesso - inoltre - una maggiore fiducia nelle proiezioni che vedono una crescita delle siccità, delle ondate di calore e delle alluvioni».

Nell’immagine sono appunto elencate le proiezioni riguardo alla dinamica che vari tipi di eventi meteorici considerati «estremi» potranno assumere nella seconda parte del secolo, l’attendibilità delle valutazioni presentate, e i possibili impatti (già ampiamente discussi nelle parti precedenti della rassegna) sul settore agroforestale, sulle risorse idriche, sulla salute umana, sul sistema socio-economico e industriale. Tra i dati più significativi, notiamo che è posto come «molto probabile» (very likely, probabilità superiore al 90%) un aumento della frequenza delle ondate di calore, e degli eventi precipitativi intensi, su molte zone. E’ invece definito «probabile» (likely, probabilità superiore al 66%) un aumento delle aree geografiche raggiunte da siccità (dato correlato a quello inerente alla generale diffusione delle ondate di calore, ma che potrebbe essere sovrastato da locali aumenti della disponibilità idrica, da cui la discrepanza nell’attendibilità delle due valutazioni) e un aumento dell’attività dei cicloni tropicali intensi. Infine, notiamo che è probabile un aumento dell’incidenza delle inondazioni marine, esclusi naturalmente gli tsunami che non hanno correlazione col clima. Ed è da annotare anche come l’aumento dei giorni e delle notti calde e, paritariamente, la diminuizione dei giorni e delle notti fredde (e in generale quindi un trend verso un maggiore calore di giorno e di notte) siano posti come «praticamente sicuri» (virtually certain, probabilità superiore al 99%).

Occorre comunque considerare, come ricordato nella didascalia sovrastante l’immagine, che gli impatti in essa ipotizzati «non considerano eventuali cambiamenti o sviluppi nelle capacità di adattamento»: come a dire che le valutazioni dei possibili effetti degli eventi estremi qui presentate sono basate su quelli, tra i diversi scenari socio-economici prospettati per il futuro dall’Ipcc, che più sono sfavorevoli in termini di incidenza delle politiche di contrasto e adattamento al Gw.

Il terzo capitolo del quarto rapporto, dedicato come abbiamo visto ai possibili impatti derivanti dal proseguire del surriscaldamento, si chiude con una interessante analisi riguardo al «rischio di cambiamenti improvvisi o irreversibili». Il cambiamento climatico, infatti, «causerà probabilmente (likely) alcuni effetti irreversibili»: se la temperatura crescerà di 1,5°-2,5° rispetto ai valori medi del ventennio 1980-1999, «il 20-30% delle specie analizzate finora saranno probabilmente (likely) a maggiore rischio di estinzione». Se, invece, la crescita della temperatura supererà i 3,5°, «le proiezioni modellistiche suggeriscono estinzioni significative (dal 40 al 70% delle specie analizzate)». Va detto, comunque, che queste pesanti valutazioni riguardo all’impatto del Gw sulla biodiversità vanno implementate con studi più approfonditi, poichè in questo campo il grado di fiducia negli studi è definito «medio» (medium confidence), cioè l’attendibilità di essi è solo del 50%, valore scientificamente poco rilevante.

Cambiamenti climatici bruschi, comunque, sono ipotizzati poter avvenire soprattutto riguardo alla dinamica delle correnti oceaniche: nel quarto rapporto, particolare attenzione viene naturalmente riservata alla circolazione Termo-alina o Moc (Meridional overturning circulation), cioè il cosiddetto “Nastro trasportatore generale” che distribuisce il calore terrestre attraverso le correnti e che è mosso anche dalle differenti salinità e densità dell’acqua dei diversi mari. «Basandosi sulle simulazioni attualmente disponibili, è molto probabile (very likely) che la circolazione Termo-alina dell’oceano Atlantico rallenterà nel corso del 21° secolo. Tuttavia, le temperature in zona sono previste in aumento. E’ molto improbabile (very unlikely, probabilità inferiore al 10%) che la circolazione Termo-alina subirà un forte, improvviso cambiamento durante il 21° secolo».

Questo ultimo aspetto naturalmente è molto importante per il continente europeo, poichè la nota corrente del Golfo altro non è che una parte del più generale meccanismo di circolazione termo-alina: come noto, la mitezza del clima europeo (rispetto a quanto avviene alle stesse latitudini nella parte orientale del Nordamerica) è attribuita dalla maggior parte degli studiosi ad una combinazione di due fattori: la presenza ad ovest di un grande serbatoio di calore (l’oceano Atlantico, che poi trasferisce questo calore sul continente tramite il flusso zonale – cioè da ovest a est, a causa della rotazione terrestre – delle masse d’aria) e, appunto, l’azione riscaldante esercitata dalla corrente del Golfo sulle acque dell’Atlantico settentrionale. Come noto, alcuni studiosi hanno in passato ipotizzato che l’aumentato ritmo di scioglimento delle calotte e dei ghiacciai artici potrebbe turbare l’equilibrio osmotico che contribuisce all’esistenza della corrente del Golfo: ciò, come abbiamo visto, è posto come «molto improbabile» al pari di ogni altra mutazione dei diversi sistemi interni alla generale circolazione oceanica, ma va anche aggiunto che «cambiamenti a lungo termine nella circolazione Termo-alina non possono essere valutati con sicurezza».

Ultima ipotetica conseguenza improvvisa del Gw potrebbe riguardare il ritmo di scioglimento dei ghiacci globali, e conseguentemente la crescita del livello dei mari, che è spinta anche dall’espansione termica dell’acqua: anche se, come detto più volte, le proiezioni più attendibili contenute nel quarto rapporto presumono che la crescita del livello marino non dovrebbe superare i 59 cm a fine secolo, va anche aggiunto che questo incremento potrebbe invece rivelarsi drasticamente più ampio. Ciò è stato anche discusso recentemente da nuove ricerche presentate dal Worldwatch institute che aggiornano al peggio le proiezioni dell’Ipcc. In ogni caso, il quarto rapporto annota che una crescita dell’ordine di metri (e non di decimetri) del livello marino «potrebbe avvenire su scala temporale molto lunga (millenni) se dovesse confermarsi una crescita globale delle temperature da 1,9° a 4,6° rispetto all’era pre-industriale». Ma, comunque, «una crescita rapida dei mari su scala secolare non può essere esclusa».

Chiudiamo qui l’analisi del terzo capitolo del quarto rapporto Ipcc. Vedremo nei prossimi giorni quali misure di contrasto e adattamento al Gw siano prospettate e suggerite, e quali potranno essere le relazioni con la sostenibilità dello sviluppo.

(18 – continua)

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