[20/01/2009] Comunicati

Cercasi un altro pianeta terra...

LIVORNO. I petrodollari degli emiri arabi hanno attirato al World future energy summit (Wfes), in corso ad Abu Dhabi, una vera e propria parata di stelle dell´ambientalismo e dell´energia mondiale, i cui interventi vengono riportati dal Daily News, un giornale che la danarosa ed efficiente organizzazione stampa appositamente per i delegati. Il dibattito sembra comunque di alto livello e rappresenta tutte le "scuole di pensiero" in campo.

E´ toccato a Eduardo Concalves, global manager della campagna One planet living del Wwf, rompere il ghiaccio e shoccare i delegati evidenziando che «Se tutti nel mondo consumassero le risorse di un cittadino medio dei Paesi del G8, sarebbero necessari altri tre pianeta terra per sostenerli. Al ritmo attuale di consumo di risorse, in soli 25 anni, avremo bisogno di un secondo pianeta per soddisfare i bisogni umani. Avremo bisogno di un secondo pianeta identico al nostro. Ma non abbiamo un secondo pianeta e non vi è alcuna prospettiva realistica di trovare presto uno. Dobbiamo imparare a vivere, lavorare e divertirci sostenibilmente nel pianeta che abbiamo a nostra disposizione».

Per Concalves è necessario «un cambiamento di paradigma negli atteggiamenti e nei consumi da parte delle imprese, dei governi e dei consumatori. Le imprese devono riformare le loro pratiche e controllare con attenzione i prodotti che immettono sul mercato. I consumatori e i governi devono controllare ulteriormente e fare scelte nuove. Per ottenere un cambiamento della portata richiesta, tutti i gruppi dovranno lavorare insieme, anche le imprese, i governi, i consumatori e il mondo accademico. L´iniziativa Masdar ad Abu Dhabi (la città "carbon neutral" in costruzione, ndr) è un esempio di come questo possa funzionare. Masdar è molto importante. Dimostra che esiste la tecnologia per fare queste modifiche. Si tratta di una coraggiosa dichiarazione di fiducia in una economia globale sostenibile».

Il primo rappresentante di governo ad intervenire alla sessione di lavoro "World future energy policy and strategy". del Wfes è stato il ministro della Danimarca per il clima e l´energia, Connie Hedegaard: «Ci siamo risvegliati in una deludente realtà con le tasche vuote – ha detto riferendosi sia alla recessione mondiale che al cambiamento climatico». La Hedegaard, pensando al summit sul clima di fine anno a Copenaghen, è stata poco diplomatica: anche se ha riconosciuto i progressi di Abu Dhabi nel settore dell´energia alternativa, ha anche evidenziato che l´Onu mette gli Emirati Arabi Uniti tra i primi 10 Paesi del mondo più colpiti dal cambiamento climatico (e più inquinanti a livello pro-capite). La Hedegaard ha sottolineato che la Danimarca investendo sull´ambiente ha avuto una crescita economica del 78% dal 1980 ad oggi e che «quasi il 20% di tutte le energie in Danimarca ora proviene da fonti rinnovabili, che la rendono una dei più efficienti le nazioni del mondo. Il verde è il colore della nostra futura economia mondiale».

Per il ministro dell´ambiente e dell´energia della Svizzera, Moritz Leuenberger, «Gli anni di magra sono arrivati per tutto il mondo. Questo, unito al cambiamento climatico globale, è il motivo per cui adesso è così importante concentrarsi sulla riduzione della produzione di carbonio. Dobbiamo investire nelle energie alternative che consentiranno la creazione di posti di lavoro e di lottare contro la recessione globale e il cambiamento climatico. I paesi industrializzati devono sostenere i paesi meno sviluppati attraverso il trasferimento di know-how e gli investimenti, ma l´economia può avere successo soltanto se si arriva abbastanza energia ad un prezzo ragionevole».

Susan Hockfield, presidente del Massachussetts institute of technology, ha spiega che l´innovazione è la forza trainante del Mit energy initiative (Mitei) e che per questo Masdar è uno dei partner fondatori del Mitei. «La premessa alla base di Mitei è che nessuno sa quali saranno le tecnologie di successo in futuro, ma non possiamo aspettare fino a quando non avremo la risposta perfetta».

Secondo la Hockfield «L´energia nucleare e il carbone pulito,sono tecnologie che possono essere attuate, mentre per ora la cattura ed il sequestro del carbonio non è stato sperimentato su una scala abbastanza grande, ma potrebbe essere utile in futuro». Spoeranze vengono dalla ricerca sulle batterie agli ioni di litio e dall´energia solare che «sono pronte a trasformare il nostro modo di vivere. Abbiamo bisogno di risposte coraggiose per il problemi energetici del mondo, Noi attendiamo con ansia la sfida».

Poi è toccato parlare ad una delle star del Wfes: Nicholas Stern, che non ha deluso la platea: «L´inazione non è un´opzione seria» ha detto Stern richiamando quelle che secondo lui sono «le due più grandi sfide del XXI secolo: la povertà e il cambiamento climatico, inestricabilmente legate. L´unico modo per evitare la catastrofe è di ridurre a metà le emissioni di anidride carbonica entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990. Dobbiamo agire su tutta la linea. Ci vorranno investimenti».

Stern stima che il costo per voincere la sfida del climate change sia di circa il 2% del prodotto interno lordo globale, «In questo modo, la comunità globale potrà assicurarsi un mondo sicuro, tranquillo, meno inquinato e con più biodiversità. Politiche di "cap and trade" saranno fondamentali per questa iniziative, insieme alla determinazione di un prezzo per le emissioni di gas serra ed il sostegno alle migliori tecnologie per energie rinnovabili».

Secondo la direttrice della Bp alternative energy, Vivienne Cox, la situazione non è rosea: «C´ è stato un drastico rallentamento degli investimenti per le energie rinnovabili. Sebbene ci sia il consenso della comunità scientifica sul fatto che il cambiamento climatico debba essere affrontato rapidamente, il sostegno finanziario alla ricerca di energie alternative è in declino». Secondo la Cox i rendimenti di alcune energie rinnovabili sono migliorati: «L´eolico è ora una fonte di energia con prezzi competitivi. In appena tre anni l´energia solare non sovvenzionata potrebbe essere competitiva in alcune parti del mondo». La Cox ha invece dovuto ammettere che la tecnologia Ccs (carbon capture and storage) è ancora all´inizio e che occorre fare ancora progressi per ridurre drasticamente le emissioni di CO2.

Hermann Requardt, capo dell´ufficio tecnologia della Siemens ha detto che «La complessità del problema della lotta contro il cambiamento climatico comporta non solo l´applicazione di tecnologie, ma il coinvolgimento di tutte le parti interessate per renderlo efficace, Non ha bisogno del livello scientifico o dell´ingegneria industriale, ha bisogno dei partiti politici e gli investitori, e che la comunità di pensi a lungo termine. Abbiamo bisogno di cambiamenti del paradigma tecnologico e delle relazioni tra I Paesi per poter salvare il nostro unico mondo con un unico approccio mondiale. Le tecnologie esistenti, come il fotovoltaico e l´energia eolica sono state efficaci, ma sono ancora di fronte a sfide, come quelle di chi di solito si trova a muoversi in regioni scarsamente popolate. Così, per potenziare queste fonti c´è bisogno di reti intelligenti, di un trasporto intelligente e di consumatori intelligente in grado di approfittare di livelli fluttuanti. Per i sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio saranno necessari circa dieci anni per arrivare ad un punto in cui sia possibile dimostrarne l´efficacia e quindi ricercare localizzazioni accettabili per la popolazione. La fusione nucleare, una volta vista come una soluzione per il futuro fabbisogno energetico, non è più visto come tale»,.

Ha chiuso la discussione Rajendra Pachauri, il presidente dell´Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) : «Che il cambiamento climatico sia in corso è inequivocabile – ha detto – Ed è il motivo speciale per cui i governi e le altre parti interessate devono prestare una particolare attenzione alle necessità dei poveri del mondo e all´impatto che il cambiamento climatico avrà su di loro. La quarta relazione di valutazione dell´Ipcc ha stabilito che il cambiamento climatico è in corso. Alcuni degli effetti sono già evidenti, come ad esempio una riduzione delle precipitazioni nelle zone di foresta tropicale. I possibili impatti futuri, includono i risultati dello scioglimento delle calotte glaciali, non solo nelle regioni polari, ma in aree come l´Himalaya, potrebbero avere come conseguenze la carenza di acqua dolce che potrebbe colpire 500 milioni di persone nel subcontinente indiano e altri 250 milioni in Cina. Il collasso della piattaforma glaciale della Groenlandia potrebbe comportare l´aumento di alcuni metri del livello del mare. Si avrebbero implicazioni anche per gli Emirati Arabi uniti e certamente per le Maldive che sono solo un metro sopra il livello del mare».

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