[12/01/2009] Comunicati

I ghiacci del 1979, quelli del 2008, il gigante più basso e il nano più alto

FIRENZE. Come gettare un cerino acceso in una polveriera. La non-notizia dei ghiacci di dicembre 2008 «uguali a dicembre 1979» ha sollevato sulla rete e sulla stampa una nuova, robusta offensiva in direzione dello scetticismo climatico. E per fortuna che – l’avevamo già scritto – perlomeno quella parte del popolo del web 2.0 che per passione si occupa di meteorologia e clima non ha abboccato all’amo, e anzi si può leggere, spulciando la rete dei meteo-appassionati, una diffusa indignazione per il modo superficiale e tendenzioso in cui sono trattate le questioni inerenti al meteo e al clima, e soprattutto per le clamorose forzature che abbiamo potuto leggere in questi giorni di nevicate in Valpadana.

Ma al di fuori della ristretta cerchia degli esperti, regna la confusione. E la cosa è comprensibile, perchè la notizia, se fosse stata vera, sarebbe stata degna di nota: se i ghiacci recuperano, allora non è solo questione di ruolo antropico o non, ma proprio di surriscaldamento globale che non c’è più. E vai con gli attacchi ai «catastrofisti» e, per proprietà transitiva, anche agli «ambientalisti» in generale.

Il problema è che, come abbiamo visto l’8 gennaio scorso, la notizia è «vera», ma solo apparentemente: vogliamo dire che «i ghiacci artici marini di dicembre 2008 sono equivalenti a quelli di dicembre 1979»? Va bene, diciamolo pure. Ma allora diciamo pure che:

- nei 30 anni passati dall’inizio delle misurazioni attendibili, 26 volte il massimo annuale ha superato il livello del massimo del 1979 (vedi parte superiore dell’immagine). 26 volte su 30: qualcuno aveva detto, prendendo spunto dalle notizie pubblicate, che «i ghiacci della banchisa artica non sono più stati così estesi dal 1979»? E’ una bufala colossale.

- la minima estensione dei ghiacci del 2008 (metà settembre, come già scrivemmo su greenreport) è seconda solo al 2007 in termini di record negativo, sempre dal 1979 (vedi la parte inferiore dell’immagine, dove con una spezzata verde abbiamo congiunto tutti i minimi annuali di estensione della banchisa artica).

- l’articolo pubblicato prima su un blog americano, e poi sulla rivista on-line Dailytech, parlava dei ghiacci globali, non solo di quegli artici. Ma in Italia, la fonte della notizia è diventata addirittura «l’università dell’Illinois», i ghiacci «globali» sono stati trasformati in «artici», e solo il caso ha fatto sì che l’equivalenza prospettata tra il 1979 e il 2008 valesse anche per i soli ghiacci dell’emisfero nord.

Riguardo all’Antartide, ricordiamo che attualmente l’estensione della banchisa è attualmente poco sopra le medie, ma comunque il trend dal 1979 è opposto rispetto a quello che si ha nell’emisfero boreale, poichè si ha un lieve aumento della superficie marina ghiacciata, e a fine 2007 è stato raggiunto il record di massima estensione dal 1979, a cui peraltro ha fatto seguito una rapida ricaduta (1,5 milioni di kmq in meno a fine 2008 rispetto ad un anno prima).

Il motivo dell’aumento dei ghiacci della banchisa antartica in un contesto di riscaldamento globale (apparentemente un’incongruenza) è stato ancora spiegato solo parzialmente: c’è chi ipotizza che il polo sud, che poggia su terra ferma, sia meno influenzato rispetto al polo nord dal gioco delle correnti marine, e quindi dalla redistribuzione del calore su scala globale che proprio nelle correnti trova uno dei suoi principali canali.

Altra ipotesi è che la continentalità del clima antartico sia diminuita da un aumento delle temperature in direzione di una maggiore oceanicità (cioè di un aumento delle nevicate), che porterebbe il bilancio tra il ghiaccio in scioglimento e quello in formazione verso una crescita dei ghiacci.

Comunque ricordiamo anche che il quarto rapporto Ipcc (che per la prima volta ha posto come «inequivocabile» e non più «molto probabile» la fase di surriscaldamento che stiamo vivendo), nel citare le cause parla di «probabile (likely, probabilità superiore al 66%) riscaldamento antropico significativo negli ultimi 50 anni su tutti i continenti, eccetto l’Antartide».

- Riguardo all’università dell’Illinois, occorre aggiungere quanto scrive Ecoblog nell’edizione del 9 gennaio, e cioè il comunicato che l’ Arctic climate research center stesso ha dovuto pubblicare riguardo all’articolo apparso il primo gennaio su Dailytech. Nel comunicato, il centro studi dell’università dell’Illinois (che ricordiamo, è il principale ente al mondo per lo studio delle dinamiche della banchisa) cita anzitutto quanto affermato poco sopra, e cioè che la dinamica dei ghiacci globali non ha nessun valore indicativo, poichè il polo sud risponde in modo opposto a quanto l’intuito suggerirebbe, e invita «le parti interessate a considerare le molte variabili e risorse disponibili quando consideriamo i cambiamenti climatici previsti e quelli osservati».

Come a dire, smettetela di tirare per la giacchetta il Climate research center quando dovete scrivere articoli capziosi e di impronta negazionista (grazie). Chissà perchè i media generalisti italiani non hanno pubblicato la smentita, quando invece l’università dell’Illinois era stata citata come fonte della notizia da molti...

- Il forte recupero che i ghiacci artici marini hanno avuto quest’anno (e che peraltro ha mantenuto il livello ampiamente sotto la media 1979-2008) è probabilmente conseguenza (oltre che di un anno, quello appena terminato, che pur restando tra i primi dieci anni più caldi dal 1880 è stato un po’ più fresco dei precedenti) delle oscillazioni paurose che sono iniziate nel 2007. Osservando entrambe le parti dell’immagine, potete notare come la variazione tra livello annuale massimo e minimo sta diventando enormemente maggiore rispetto a quella avuta negli anni precedenti: un dato che – se continuasse negli anni a venire - indicherebbe un altro degli effetti del Global warming che molti si attendono da tempo, e cioè l’instaurazione di un vero e proprio «caos climatico», in cui a estati sempre più calde (e quindi con sempre meno banchisa artica) si contrapporrebbero inverni sempre più dinamici e spesso (compatibilmente con l’aumento futuro delle temperature) più freddi della norma. Ma dopo soli due anni sarebbe anti-scientifico individuare dei trend, e non vogliamo commettere lo stesso errore di tanti nel confondere dati di fluttuazione con trend appurati.

- infine, ritorniamo alla notizia che vi avevamo dato in prima analisi, giovedì scorso: e cioè che l’estensione dei ghiacci artici toccata a dicembre 2008 (che è quasi la massima dell’anno, seconda solo a quella avuta nel marzo scorso) è uguale a quella di dicembre 1979, che però fu pressoché la minima estensione annuale, nonostante di solito a dicembre i ghiacci siano in salita rispetto a fine estate.

Quindi, ripetiamo ancora: se noi diciamo che «i ghiacci di dicembre 1979 e quelli di dicembre 2008 si equivalgono» diciamo la stessa verità che potremo dire affermando che il gigante più basso del mondo ha la stessa altezza del nano più alto del mondo. E magari è pure così, ma nessuna persona di buon senso potrebbe negare che, comunque, il gigante resta gigante e il nano resta il nano: il minimo del 1979 è uguale al (quasi) massimo del 2008: e questa sarebbe la notizia che «chiude la bufala del riscaldamento globale»?

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