[25/11/2008] Urbanistica

Agricoltura e clima, Martini: Lo sviluppo deve essere durevole e sostenibile per tutti

FIRENZE. Quale contributo può dare il nord del mondo per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici, limitare la crisi alimentare mondiale nei paesi in via di sviluppo e garantire un prelievo sostenibile di risorse? Queste alcune domande che sono emerse nel corso del seminario organizzato dal CeSIA (Accademia dei Georgofili), l’Istituto di Biometeorologia del Cnr, l’Istituto Agronomico per l´Oltremare e l’Università di Firenze nell’ambito delle iniziative per la giornata mondiale dell´alimentazione 2008.

La giornata di studio “Agricoltura,cambiamenti climatici ed energia: costruire un futuro sicuro per i paesi emergenti”, aveva l’obiettivo di valorizzare il ruolo del sistema scientifico toscano per contribuire alla trasformazione dell´agricoltura e dei modelli di sviluppo di fronte alla crisi alimentare, climatica, economico-finaziaria che coinvolge tutto il pianeta ma che ha effetti devastanti nei Paesi meno attrezzati.

La conferenza della FAO a Roma nel giugno 2008 sulla sicurezza alimentare mondiale, ha permesso di concordare sulla necessità di espandere l’agricoltura e la produzione alimentare nei paesi in via di sviluppo e in transizione, incentivando gli investimenti in agricoltura, nell’industria agro-alimentare e nello sviluppo rurale.

Il mondo della ricerca e la comunità internazionale hanno avviato molte iniziative di aiuto allo sviluppo incentrate sul rafforzamento di pratiche agricole ecologiche e sostenibili, sistemi di allerta precoce, sistemi per studiare il cambiamento climatico e la gestione dei rischi connessi alle catastrofi.

Il presidente della Regione Toscana presentando gli impegni e i progetti di cooperazione in corso e futuri ha sottolineato: «questa crisi economica rischia di vanificare anni di lavoro sulle tematiche ambientali. Siccome non ci sono soldi gli aspetti ambientali, da alcuni ritenuti meno importanti, sono lasciati in disparte e così facendo si rischia di arretrare di decenni prima di tutto dal punto di vista culturale. In questo contesto- prosegue il presidente- hanno responsabilità anche i media che trattano la materia in modo intermittente, prima annunciando magari la catastrofe imminente e poi non parlandone più per mesi».

Nel corso della mattinata è emerso il ruolo e le varie funzioni che deve avere l’agricoltura in prospettiva per frenare il cambiamento climatico, mitigare gli impatti attraverso misure specifiche quali la riduzione della deforestazione, il miglioramento della gestione e conservazione delle foreste, il miglior controllo degli incendi, le attività agroforestali per la produzione di cibo o energia e il sequestro del carbonio nel suolo, il recupero dei terreni attraverso attività controllate di pascolo, la gestione più efficiente dei rifiuti e altre strategie per conservare le risorse migliorandone qualità, disponibilità ed efficienza di sfruttamento.

«C’è necessità di trattare i temi ambientali non in maniera fondamentalista ma pensando ad uno sviluppo durevole e sostenibile per tutti» ha concluso il presidente Martini.

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