[24/11/2008] Comunicati

Non consumi, ma opere (non grandi) di bene!

LIVORNO. «Quando ormai la grande maggioranza delle famiglie possiede una casa di proprietà, più di un’auto, una dotazione completa di elettrodomestici, televisori e cellulari, video e fotocamere, il guardaroba alimenta uno stock di capi ed accessori che consentono di affrontare più stagioni, nessuno soffre più la fame, si dovrebbe riconsiderare se un accesso ulteriore ai consumi faccia davvero star meglio». La mosca bianca in un’Italia che continua a snocciolare come parole d’ordine rilanciare i consumi delle famiglie, abbassare i tassi del credito al consumo, tagliare le accise della benzina, sostenere la crescita, va cercata su Affari e Finanza di Repubblica a pagina 14: è Giampaolo Fabris, professore ordinario di Sociologia dei Consumi all´Università San Raffaele, dove insegna anche Strategia e Gestione della Marca, e presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione nella Facoltà di Psicologia.

Vale la pena fare una breve incursione nella vita di Giampaolo Fabris, per apprendere sul suo sito internet, che il professor Fabris ha recentemente lasciato «con alcuni amici e colleghi, la Iulm di cui era stato fra i fondatori per realizzare - all´Università Vita-Salute San Raffaele - l´ambizioso progetto di formare la futura classe dirigente del Paese nella gestione dei mercati e della comunicazione di impresa».

Dunque un esperto di consumi che si mette esplicitamente a servizio delle imprese e dell’economia e che ha l’ambizione di formare la futura classe dirigente del Paese, spiega quanto «sia insensato» questo «turnover – in mercati in gran parte di sostituzione - sempre più accelerato che distrugge risorse più che generarne» e che subito dopo specifica bene che appunto in lui «non c’è nessuna considerazione moralistica in questa analisi, (….) ma soltanto la consapevolezza che la qualità della vita al di là di un certo livello di consumo (da noi ampiamente superato) deve trovare altri percorsi per realizzarsi».

Quali sono questi spazi? L’esperto di Sociologia dei consumi ritiene che si debba andare a individuare «diversi stili di vita che non siano oppositivi a quelli attualmente perseguiti, ma che ne siano una felice evoluzione» e quindi cita le «interessanti suggestioni per la ripresa dell’economia Usa» annunciate da Obama: «una politica energetica verde capace di creare 5 milioni di posti di lavoro, la ricostruzione di strade, ponti, scuole per altri 2 milioni, difesa dei ceti deboli, potenziamento della sanità».

Ricordando en passant che Fabris segnala correttamente che «una nuova proposta di civilizzazione converrebbe alle forze di governo per parare i contraccolpi della crisi economica, ma soprattutto all’opposizione perché «fa parte integrante del suo patrimonio genetico, anche se temo che ne abbia perso sinanco il ricordo», andiamo ad analizzare nel dettaglio quali sono le promesse della manovra governativa anti-crisi: al di là della social card per gli anziani meno abbienti (sulla quale si stanno scontrando governo e commercianti) si promettono sconti fino a 130 euro l’anno per le bollette di luce e gas per le famiglie a basso reddito, che si aggiungono addirittura ai 2mila euro di risparmio annunciato da Scaroni di Eni grazie al crollo del prezzo del petrolio (risparmio calcolato ovviamente sul picco dei prezzi raggiunti a luglio, che diventano assai più modesti se calcolato sulla media annuale o dell’anno passato, ma funzionale in ogni caso a perpetuare la politica del ridare ottimismo alla gente e fiducia perché vadano a riempire supermercati e outlet nonostante la crisi).

Ma la misura anticrisi che denota inequivocabilmente la confusione mentale che impera, forse più dell’ignoranza tra chi governa questo Paese, è l’annuncio del taglio delle accise della benzina, benzina che stamani costava già in alcuni distributori appena 1,150: quasi più folle della detassazione degli straordinari che quasi nessuno godrà perché la maggior parte delle fabbriche ha già annunciato la sospensione della produzione durante le feste di Natale e le ferie forzate da parte dei lavoratori.

Ma lo Stato promette anche un altro grande aiuto agli italiani per far ripartire l’economia: le grandi opere. Il piano delle infrastrutture sarà alimentato dalla redistribuzione di 12,7 miliardi dei fondi Fas, di questi 7,3 andranno appunto a grandi opere come il Ponte di Messina e il Mose, oltre a manciate di autostrade e un pizzico di ferrovia.

Attenzione: Fabris riportando gli annunci di Obama scrive in modo fedele “Ricostruzione di strade, ponti, scuole per altri 2 milioni”.
Ri-costruire vuol dire investire in quella cultura della manutenzione che in Italia è sempre stata assente: manutenzione delle strade, delle ferrovie ancora in gran parte da elettrificare al sud, manutenzione delle reti idriche, manutenzione delle reti elettriche.
E manutenzione delle scuole, perché una su due, parola del capo della protezione civile Guido Bertolaso, è a rischio.

Questo probabilmente potrebbe voler dire elevare la qualità della vita al di là del Pil e «potrebbe essere il momento storico, l’attuale – ci piace concludere ancora con il sociologio dei consumi Giampaolo Fabris – per una riflessione sul nostro modo di vivere e per scelte innovative e lungimiranti di politica economica. (…) Per valutare se proprio una congiuntura economica tanto sfavorevole non offra la migliore occasione per chiedersi collettivamente se le attuali allocazioni del reddito contribuiscano davvero alla qualità della vita».

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