[24/11/2008] Comunicati

I costi del non fare: ogni euro investito in sostenibilità fa risparmiare 6 euro in sanità

LIVORNO. In una lettera aperta al presidente del consiglio dei ministri, i medici per l’ambiente (Isde Italia) chiedono al governo italiano di mutare l’approccio ostile verso la condivisione del pacchetto europeo clima energia e lo fanno argomentando la richiesta con numeri e dati relativi non solo agli effetti sulla salute che comporterebbe un mancato intervento per frenare i cambiamenti climatici, ma facendo anche riferimento ai costi prettamente economici.

L’Oms che ha coordinato in particolare la redazione del capitolo sulla salute del rapporto Ipcc, ha reso noto - si legge nel documento Isde - che la preoccupazione non riguarda solo la previsione di eccessi di mortalità e morbosità legati al cambiamento climatico in futuro, ma anche gli effetti già tangibili. Riguardo all’aumento di temperatura ad esempio, si riferisce che per ogni grado in più si calcola una media del 3% di aumento della mortalità.

Come esempio di situazioni tangibili si fa riferimento al 2003, l’ anno in cui l’estate fu caratterizzata da una forte afa, e quando si è osservato rispetto al 2002 un aumento di 2.222 decessi (da 17.493 a 19.715), che nel periodo compreso tra il 16 luglio e il 15 agosto è arrivato al 36% nella popolazione in generale e al 40% tra le persone di 65 anni e oltre (ISS, 2005).

Secondo l’Oms l’86% dei decessi, il 77% della perdita degli anni di vita in buona salute e il 75% delle spese sanitarie in Italia e in Europea sono da attribuirsi a patologie quali: malattie cardiovascolari, tumori, diabete mellito, malattie respiratorie e disturbi muscoloscheletrici. Tutte patologie i cui fattori di rischio sono in gran parte correlabili all’ambiente in maniera diretta (inquinanti presenti in tutte le matrici ambientali come gli interferenti endocrini, le polveri sottili, gli Nox, ect.) o indiretta (sedentarietà, fumo, abuso di alcool alimentazione scorretta, ect.).

Non solo, ma in Italia sono sempre maggiori le evidenze – si fa presente nella lettera - di associazioni tra esposizioni ambientali alla nascita (o prima) e l’insorgenza di malattie neurologiche, respiratorie e di cancro. La probabilità di sviluppare un tumore fra 0 e 74 anni è di 1 caso ogni 3 nei maschi e di 1 caso ogni 4 nelle donne ed è in aumento l’incidenza di diverse forme tumorali correlate all’ambiente come i mesoteliomi, il linfoma non Hodgkin, il cancro alla tiroide, ai testicoli, al cervello.

Inoltre in Italia cresce la percentuale di pazienti cronici che rappresenta il 36,6% con punte del 40,1% nel centro Italia, tant’è che l’OMms parla di “Emergenza cronicità”, riferendosi a malattie che spesso originano in età giovanile e richiedono poi anche decenni per manifestarsi clinicamente. Sono malati cronici l’80,7% degli anziani ma non sono immuni neanche i giovani sotto i 24 anni: il 9,9% (9,7% nel 2001). Nell’ambito delle malattie cardiovascolari, poi, a fronte di una riduzione costante della mortalità (pur con sostanziali differenze tra Paese e Paese) l’incidenza dell’infarto non è diminuita e patologie come l’aterosclerosi e l’ictus si diagnosticano sempre più spesso in persone giovani.

Problemi che portano anche a ingenti costi sul servizio sanitario, tanto che si legge nella lettera: «Il dato che per ogni euro investito nella lotta all’inquinamento ambientale si potrebbero risparmiare in Italia sei euro di spesa sanitaria e quattro euro di spese previdenziali merita una seria riflessione».

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