[20/11/2008] Comunicati

Green new deal: se non ora, quando?

ROMA. Dopo l’elezione di Obama alla presidenza degli Stati Uniti, la lettura dei principali quotidiani italiani, compresi quelli che hanno sempre trattato gli ambientalisti come dei pericolosi visionari, fa capire quanto il “trasformismo e il gattopardismo” impregnino la vita politica e sociale di questo paese. Sembra infatti che l’unica ricetta con cui si può curare la grave crisi economico e finanziaria (quella climatica non interessa) sia quella di perseguire un rilancio della “crescita” attraverso la predisposizione di un “new green deal”.

Nessun giornale osa attaccare apertamente Obama, anzi tutti dipingono ormai Bush come un fallito e pericoloso guerrafondaio. La tesi che si vuole accreditare per “disarmare” le opposizioni è che persino le nostre destre sono pronte ad investire in ambiente e a fare di questa questione la priorità dell’agenda politica. Si fa a proposito della confusione, e si cerca di alimentare un pericoloso atteggiamento di delega, quasi che l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti abbia eliminato tutti gli ostacoli che si sovrapponevano al decollo di una efficace lotta al cambio di clima e al degrado ambientale.

Una confusione pericolosa che avvolge in una nebbia densa il fatto che il “newgeendeal” italiano, a cui sono destinati i famosi 80 miliardi di euro, consista in realtà in un Keynesismo deteriore fatto di Ponti sullo stretto al posto di treni e binari per i pendolari, di centrali nucleari al posto delle rinnovabili, in poche parole di cemento e avventure pericolose. Un progetto con cui si vuole nascondere che, fra una quindicina di giorni, le nostre destre al governo del paese ribadiranno il loro fermo no al pacchetto europeo sul clima e lo faranno con il sostegno di una Confindustria, nella quale non sembrano emergere né significativi oppositori, né una lotta politica contro l’idea prevalente che in essa primeggia e cioè che ambiente e lavoro siano solo costi da abbattere (certo da noi è impensabile che i proprietari della principale industria di pannelli fotovoltaici acquisti la Fiat per fare auto elettriche come è successo in germania).

Per farla breve non basta per cavarci dai guai in cui siamo l’elezione di Obama e i suoi fantastici propositi di portare gli Stati Uniti fuori dal petrolio e dalle guerre che esso alimenta per sostituirlo con le fonti rinnovabili e l’occupazione che esse alimentano (5 milioni di posti di lavoro prevede Obama) insieme ad un consistente abbattimento della CO2 (80% entro il 2050).

Le opposizioni presenti in questo Paese penso debbano uscire rapidamente da questo ruolo in cui le si vuole cacciare e cominciare ad alimentare i conflitti e le lotte necessarie a creare le condizioni per fare qui quello che Obama vuol fare negli Stati Uniti. Dicembre si sta rapidamente avvicinando e con esso le decisioni sulla direttiva europea sul clima e le sue famose tre venti.

Il miglior aiuto che si può dare ad Obama a trasformare in realtà il suo “greennewdeal” è proprio quello di rafforzare e praticare le scelte europee di lotta al cambiamento climatico. Senza un’Europa forte e determinata a proseguire sulla strada delle tre venti le difficoltà del nuovo presidente degli Usa aumenteranno. Insomma è augurabile che il sollievo per l’elezione di Obama e i “fumogeni” diffusi dai media, non facciano dimenticare alle opposizioni che è Berlusconi e il suo governo a condurre la principale opposizione alle scelte dell’Europa. Soprattutto non dimentichiamoci che questa posizione non è fra quelle su cui ha cominciato a incrinarsi il blocco sociale che ha portato le destre a malgovernare questo paese e che invece è decisivo che lo diventi.

Insomma è fondamentale rendere visibile che anche qui ci sono forze e movimenti che operano per ricostruire un nuovo asse fra Europa e Stati Uniti, non più sulla guerra per il petrolio, ma per portare il mondo fuori dalla dipendezza da esso, attraverso le rinnovabili e gli usi intelligenti dell’energia. Se non ora quando, mi chiedo, va progettato e proposto al paese un nostro “green deal” con il quale portarlo fuori dalla crisi e renderlo fra i protagonisti della lotta al riscaldamento globale?

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