[30/10/2008] Comunicati

Guerra del Congo, sotto la tregua il fuoco che nessuno ha mai voluto spegnere

LIVORNO. Oggi Goma, il capoluogo del Nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) ormai sotto assedio da parte dei ribelli appoggiati dall´Uganda, si è risvegliata piena di profughi disperati e con la notizia di una conquista che non c´è stata. Il cessate il fuoco unilaterale dichiarato dal Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) sembra funzionare: il fronte tra Kibumba, a 20 Km a nord di Goma, e Rutshuru, sembra calmo ed anche le Forze armate della Rdc (Fardc) confermano che non si combatte, anche se l´Onu denuncia scambi di tiri di artiglieria pesante alla frontiera con l´Uganda.

Secondo Radio Okapi, Goma è controllata dall´esercito regolare e dal contingente di pace Monuc dell´Onu, mentre i miliziani del Cndp invitano i caschi blu (che non si sono peritati ad attaccare nei giorni scorsi) a non prendere parte, ma semmai ad evitare la ripresa delle ostilità. Il direttore generale dell´Unesco, Koïchiro Matsuura, è molto preoccupata per l´impatto che la guerra può avere sul Virunga national park, patrimonio mondiale dell´umanità: «Secondo le informazioni che ho ricevuto, i ranger non possono più pattugliare il parco e l´habitat dell´ultima popolazione altamente a rischio di gorilla di montagna è in pericolo».

Quel che è certo è che i ribelli si comportano come se rappresentassero uno Stato sovrano: uno dei loro portavoce, Bertrand Bisimwa, ha annunciato la creazione di corridoi umanitari «Per permettere il ritorno di tutti i profughi nei loro rispettivi luoghi ed alle associazioni umanitarie di assisterli».

Effettivamente, passata la fiammata dell´invasione, molti profughi stanno tornando verso le loro case a Rutshuru- e Kiwanja e i campi profughi di Nyongera, Kasasa, Dimez e Rutshuru sono meno affollati. Ma spesso al ritorno li aspetta la devastazione e il saccheggio perpetrato sia dai ribelli del Cndp che dai soldati "regolari" delle Fardc, quest´ultimi avrebbero saccheggiato tutti i villaggi che hanno trovato lungo la strada della loro ritirata dal fronte di Kibumba. Alcuni soldati "regolari" della Rdc avrebbero addirittura attaccato i Caschi blu dell´Onu. Comunque nel Kivu ci sarebbero almeno 850 mila persone sfollate da quando gli scontri sono ripresi ad agosto e il Programma alimentare mondiale è sempre più in difficoltà per poterli rifornire di cibo.

Intanto, in questo clima da tutti contro tutti, il nuovo governo della Rdc accusa apertamente il signore della guerra Laurent Nkuda, che giuda il Cndp, di essere al servizio del Rwuanda e dell´Uganda e lui accusa il governo di Kinshasa di armare i famigerati interahamwe delle Forze armate di liberazione del Rwuanda(Fdlr), gli estremisti hutu responsabili del genocidio in Rwuanda.

L´Uganda dice che ha tutto il diritto di entrare nella Rdc per colpire quel che rimane del pittoresco e ferocissimo Esercito di liberazione del Signore (Lra) e gli stessi hutu del Fdlr che hanno le loro retrovie nel Congo orientale. La Conferenza episcopale congolese aveva detto inascoltata il 13 ottobre: «Fino a quando la nostra terra continuerà ad essere bagnata dal sangue dei nostri figli?».

La verità è che, come ha scritto "Le Potentiel" «Sotto gli occhi della comunità internazionale si sta svolgendo oggi un dramma dalle conseguenze enormi. Ma finora non è stato fatto nulla di concreto per fermare questa tragedia, l´olocausto di un popolo vittima della sua grandezza geografica e delle sue ricchezze naturali. La comunità internazionale è complice di un crimine senza precedenti nella storia dell´umanità. Mai ci sono stati tanti morti e distruzione in un solo Paese. Quale credibilità dunque può essere data all´Onu, alI´Unione africana, alle missioni di pace se sono servite solo a gettare polvere negli occhi dei congolesi».

Intanto il segretario dell´Onu Ban Ki-moon fa dire al suo portavoce che «deplora l´intensificazione e l´espansione del conflitto che sta creando una crisi umanitaria di dimensioni catastrofiche e minaccia conseguenze su scala regionale. Invita tutte le parti a cessare immediatamente le ostilità e di rispettare il diritto umanitario internazionale. Deplora l´uso dei civili come scudi umani e i deliberati attacchi da parte belligeranti».

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