[30/10/2008] Energia

L´eolico vola a livello mondiale grazie alle turbine made in China

LIVORNO. «Abbiamo pochi anni per ridurre le emissioni mondiali di CO2 e l’eolico avrà un ruolo cruciale. Nessun’altra tecnologia è in grado di fornire un tale contributo su scala mondiale in tempi così ristretti». Lo ha detto stamani Steve Sawyer, segretario generale del Global wind energy council (Gwec) presentando, assieme a Greenpeace, il nuovo rapporto “Global wind energy outlook 2008”.

L’eolico – secondo il rapporto - «potrà fornire il 12% dell’energia elettrica mondiale al 2020, permettendo di risparmiare in 12 anni circa 10 miliardi di tonnellate di CO2, pari al doppio di quanto emesso dalla Cina nel 2005». Il Global wind energy outlook 2008 è stato lanciato a Pechino perché la Cina è il mercato in maggiore espansione per l’eolico a livello mondiale, ed entro la fine del 2009 diventerà il primo Paese nella produzione di turbine e apparecchiature in grado di catturare l’energia del vento.

«Oltre ai benefici per l’ambiente, l’eolico è un settore in grado di sostenere l’economia in un periodo di recessione – ha detto Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace Italia - Sono circa 350 mila i ‘colletti verdi’ che lavorano già oggi nell’industria eolica, e il dato sugli occupati salirà a oltre 2 milioni al 2020».

«I governi hanno il dovere morale nei confronti delle future generazioni di avviare adesso una rivoluzione energetica pulita – sostiene Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e clima di Greenpeace – L’ostilità del governo italiano al pacchetto europeo ‘clima ed energia’ ci ridicolizza e mostra chiaramente che Berlusconi non è all’altezza degli altri premier europei».

Il settore della produzione di energia elettrica è responsabile di circa il 40% delle emissioni mondiali di CO2 e senza il rapido dispiegamento di misure radicali per l’efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, a partire dall’eolico, non sarà possibile mantenere l’aumento della temperatura terrestre entro i 2°C, con conseguenze irreversibili per il Pianeta.

La situazione in Italia è paradossale – sostiene Greenpeace - se pensiamo che nel 2007 gli incentivi per le rinnovabili sono stati pari a 932 milioni di euro mentre i sussidi alle fonti fossili (fonti assimilate e rifiuti attraverso il meccanismo Cip6) sono ammontate a 5,3 miliardi, cinque volte tanto.

Ma in Italia non c’è solo un problema di incentivi, ma anche di opposizioni sia a livello istituzionale sia a livello di comitati e personalità della cultura nostrana, che non aiutano affatto a far crescere le energie rinnovabili. Di esempi se ne trovano a decine nelle cronache dei giornali e greenreport se ne è occupato centinaia di volte. Quello che possiamo ancora dire è che negli ultimi anni, nonostante le evidenze degli impatti antropici sull’ambiente anche se c’è una maggiore apertura verso le fonti rinnovabili, ancora non si è capito almeno un aspetto fondamentale: tutto ha un impatto ambientale che sia anche solo visivo. Dunque inseguire lo zero da questo punto di vista è un’utopia, mentre avere una gerarchia di cosa sia necessario fare è un dovere.

In una visione olistica dell’ambiente e delle battaglie contro la dissipazione delle risorse naturali non c’è un’energia rinnovabile migliore di un’altra, ma quante queste tutte insieme contribuiscono allo scopo. Il criterio deve essere solo e soltanto quello della sostenibilità ambientale e sociale, diversamente si andrà davvero poco lontano.

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