[29/10/2008] Vivere con cura di Marinella Correggia

Lo strano caso delle stoviglie di plastica usa e getta non riciclabili

ROMA. La plastica dei bicchieri, dei piatti e delle posate monouso è simile a quella dei bicchieri dello yogurt che vanno conferiti con la raccolta differenziata della plastica, così come bottiglie e flaconi. Le stoviglie monouso invece no. Perché?

Discriminante è il fatto se un oggetto in plastica sia o no considerato imballaggio. Solo in quest’ultimo caso il produttore versa al Conai – Consorzio nazionale imballaggi - e dunque al Corepla – consorzio nazionale riciclaggio plastica - un contributo per il recupero del prodotto a fine vita, come da direttiva Ue. E le dette stoviglie sono considerate “frazione estranea”. Il Corepla non può sostenere i costi della raccolta e smaltimento di oggetti che non sono imballaggi.

La materia è in una zona grigia che perfino un colloquio telefonico con addetti del Conai non ci ha chiarito definitivamente, ma quanto basta per suggerire caldamente: evitare di mangiare e bere nella plastica.

Dove stanno le stranezze? Cerchiamo si spiegare. La maggior parte delle stoviglie monouso sono acquistate vuote e nuove, per l’uso personale (cioè si usano a casa propria o altrui! Dove sarebbe facilissimo usare la ceramica!) e dunque sono considerate frazione estranea, non imballaggi, non riciclabili. Invece quando queste stoviglie servono per la somministrazione sul mercato di cibi e bevande, allora sono considerate imballaggi. Dunque, in linea di principio, non devo conferire con la plastica le stoviglie dell’uso personale, però i piatti di una mensa, o di una festa popolare o il bicchierino del caffé negli uffici dovrebbero essere raccolti con la plastica perché sono imballaggi: contenevano infatti qualcosa che è venduto o distribuito sul mercato. Di fatto alcuni produttori pagano per la raccolta/recupero, anche se non avviene; altri no.

Perché lo smaltimento/recupero non avviene se non è imballaggio? Sia perché la zona è grigia, ed è lasciata tale dalle stesse direttive europee, sia per difficoltà tecniche che si porrebbero: ad esempio raccogliere i piatti di una mensa significherebbe aver a che fare con residui alimentari che porrebbero sia problemi igienici sia problemi di purezza del prodotto da riciclare (il che significherebbe anche un danno economico per i comuni che riceverebbero prezzi unitari inferiori per il materiale “impuro”).

Il Corepla ritiene che si dovrebbe arrivare, almeno nei casi di grande consumo e stabile, quali le mense, a circuiti di raccolta “dedicata”, in collaborazione con i comuni. La complicazione dei bicchierini è relativa sia alla mancata presenza negli uffici di contenitori per la raccolta della plastica, sia al fatto che, ad esempio, il bastoncino-cucchiaino non è considerato imballaggio; la bustina dello zucchero sì, ma è di carta...

Insomma, in attesa di evoluzioni, sia chiaro che le stoviglie di uso personale non vanno conferite con la plastica, né possiamo chiedere a mense e feste e uffici di attrezzarsi per una raccolta dedicata.

E comunque, anche se e dove e quando le stoviglie di plastica andassero nella raccolta differenziata, rimarrebbero lo stesso una boiata pazzesca, sia detto alla Fantozzi. Un oggetto davvero fossile. Non usiamo stoviglie e bicchieri di plastica!

A casa, è facilissimo. Ma anche fuori casa si può far molto. Possiamo scegliere luoghi che servono cibi e bevande in oggetti durevoli. Possiamo chiedere che così si faccia nelle mense, nei bar ecc. Possiamo chiedere che in ufficio le macchinette distributrici siano del tipo che non obbliga all’usa e getta ma consente di inserire il nostro bicchiere di vetro o la tazzina di ceramica. In casi estremi – feste ecc.- si potrà preferire il mater-Bi o simili (piatti bicchieri e posate in materiale derivante dal mais o acido polilattico), che è compostabile con i rifiuti organici.
Ma sempre di usa e getta si tratta, e richiede suolo, acqua, pesticidi, fertilizzanti per una merce che useremo una volta sola… L’assurdo più assurdo è poi usarli vantandone la riciclabilità in un contesto dove l’umido non è raccolto separatamente (ce ne sono ancora tanti) e quindi il mater-Bi o simili finiranno comunque in discarica (pur non avendo le stesse emissioni e impatti della plastica).

Immaginiamo quanto costerebbero gli usa e getta se si calcolasse un prezzo ecologico, e cioè inversamente proporzionale alla durata! Ma questa è un’altra storia (per un’altra rubrica).

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