[29/10/2008] Parchi

Zone umide ricchezza ignorata del pianeta

LIVORNO. A Shangwon, in Corea del sud, è iniziata la Conferenza della Parti della Convenzione internazionale di Ramsar, che riguarda le zone umide. La Convenzione prende il nome dalla città iraniana di Ramsar, dove venne approvata nel 1971, ed è un trattato intergovernativo sotto l´egida dell´Unesco che rappresenta il quadro per le azioni nazionali e la cooperazione internazionale per la conservazione e l´utilizzo razionale delle zone umide e delle loro risorse. La Convenzione Ramsar comprende 158 Paesi e organizzazioni e 1820 zone umide iscritte nella Lista delle zone umide di importanza internazionale, per una superficie totale de 168 milioni di ettari,.

Le zone umide rappresentano il 6% delle terre emerse e fissano il 20% del carbonio del Pianeta, producono il 25% del cibo del mondo: pesci, cacciagione e agricoltura, sono essenziali per la biodiversità e la sopravvivenza di interi popoli, permettono la depurazione naturale dell´acqua, la ricarica delle falde freatiche e costituiscono barriere naturali contro gli uragani. Nonostante tutto questo, nel corso dell´ultimo secolo l´umanità ne ha distrutte circa la metà. .

Nel messaggio inaugurale alla Conferenza, il segretario generale dell´Onu Ban Ki-moon ha detto: «Il vostro tema, "Healthy Wetlands, Healthy People´´, sottolinea giustamente il legame vitale tra le zone umide e il livello di vita e il benessere delle persone in tutto il mondo. Abbiamo bisogno di zone umide sane per cibo, acqua, fibre e farmaci. Abbiamo bisogno di loro per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.. Abbiamo bisogno di loro per aiutarci a costruire la resilienza di fronte al cambiamento climatico. Tre anni fa il Millennium ecosystem assessment a suonato un forte allarme. Le nostre zone umide interne e costiere continuano ad essere degradate ad un tasso più veloce di qualsiasi altro ecosistema. Il nostro insostenibile utilizzo dell´acqua, unito alla crescita, stanno facendo del loro peggio e questo è, nonostante quasi quattro decenni di sforzi globali per arrestare e ridurre i danni. Questo è il motivo per cui la Convenzione di Ramsar non è mai stato più importante. Essa fornisce know-how tecnico, attua linee guida e organizza reti di sostegno. Grazie alla convenzione, tutti possiamo diventare amministratori delle zone umide del mondo».
Da Shangwon arriva subito la notizia di un accordo innovativo per capitalizzare il ruolo essenziale delle zone umide, in particolari le mangrovie, come "pozzi" di sequestro dellaCO2, un impegno che è anche una risposta concreta all´appello lanciato a luglio da 700 scienziati dell´International association for ecology (Intecol), che sottolineava la necessità di un impegno planetario per la salvaguardia delle zone umide.

Le multinazionale alimentari francese Danone ed Evian si sono impegnate a creare un Fondo per la natura che finanzierà progetti che combinino gestione delle risorse idriche, conservazione della biodiversità, sviluppo della qualità delle risorse alimentari prodotte negli ecosistemi umidi e rafforzamento della loro capacità naturale di sequestrare importanti quantità di C02.

Il Fondo sarà gestito da Danone-Evian insieme ad Iucn e Convenzione di Ramsar. «I gruppi Danone ed Evian lavorano da 10 anni al nostro fianco - spiega Anada Tiega, segretario generale della Convenzione di Ramsar- Il nostro partenariato funziona perché condividiamo lo stesso obiettivo della protezione delle risorse idriche. Siamo felici di segnare oggi una nuova tappa con Danone ed Evian al fianco dell´Icn con obiettivi ancora più ambiziosi».

Per Julia Marton-Lefèvre, direttrice dell´iucn, «Questo progetto s´iscrive perfettamente nella vocazione dell´Iucn: promuovere la biodiversità come elemento fondamentale fondante del funzionamento degli ecosistemi che permettono di rispondere alle sfide della lotta contro il riscaldamento climatico e la povertà. L´Iucn mobiliterà la sua rete ed le sue esperienze per assicurare il coordinamento tecnico ed operativo del programma».

«Siamo felici di rispondere all´appello della Convenzione internazionale di Ramsar e dell´Icn attraverso un partenariato originale e promettente - ha detto Franck Riboud, presidente di Danone - Si tratta di mettere in campo mezzi finanziari, tecnici ed umani destinati a riabilitare degli ecosistemi che ci permettono di fissare una parte della nostra impronta di carbonio. Il programma di restauro delle zone umide, per il potenziale di fissazione di carbonio che rappresenta e per la sua vicinanza con la vocazione e l´impegno storico di Evian, è il complemento naturale dei nostri continui sforzi in materia di riduzione della nostra impronta ambientale».

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