[29/10/2008] Parchi

Se i parchi fluviali e i bacini idrografici europei lavorano insieme

PISA. A Lerici c’era il fior fiore dei fiumi, dei parchi e dei bacini idrografici europei; dalla Camargue alla Donana, dal Po al Tevere, dal Delta del Po al Rodano, dai Pantani spagnoli all’Alcantara, diverse le lingue e anche gli assetti istituzioni. Ma le cose, i problemi, le difficoltà, i rischi di cui si è parlato con Federparchi ed Europarc, con l’autorità di bacino del Magra che unitamente al Centro Studi delle aree protette fluviali del Parco di Montemarcello-Magra aveva promosso l’incontro erano gli stessi. Pochissime le differenze moltissime le affinità, tanto è vero molte di queste realtà collaborano da tempo.

Molti i dati, le cifre di cui si è parlato dai fenomeni siccitosi, alle minori portate dei fiumi, dall’inquinamento delle acque all’abbassamento delle falde freatiche, dalla crescita allarmante dei cunei salini alla perdita di fauna e vegetazione insomma la famosa biodiversità sempre più in sofferenza tanto che dei 22 pesci di fiume tipici del nostro paese nel Po non è rimasta traccia. Da questa analisi tutta incentrata e sostenuta da monitoraggi, comparazioni, foto impressionanti, ipotesi niente affatto tranquillizzanti che evidenziavano il lavoro paziente, certosino e di grande livello e competenza di tanti parchi e autorità di bacino emergeva una realtà che – veniva da chiedersi - come a fronte di questo complicato groviglio di situazioni a qualcuno in estate era potuta venire l’idea di mettere mano alla privatizzazione della gestione dei parchi del nostro paese. Evidentemente non si aveva e non si ha la più pallida idea di cosa si sta parlando.

Dopo l’ambientalismo del sì e del no insomma sembra avere fatto la sua comparsa anche quello del non so una mazza ma sparo bufale, qualcosa forse resterà. Ma se questo può riguardare in particolare il nostro paese quello che è emerso per tutti è un’altra questione di estrema attualità di cui con non poche difficoltà e omissis si sta discutendo da mesi; il nuovo assetto istituzionale e i ruoli dei diversi livelli di governo. Insomma il governo del territorio a chi deve essere affidato e i ruoli come vanno ripartiti? Ecco a Lerici è emerso con estrema chiarezza che le realtà fluviali al pari di altre realtà ambientali non possono essere adeguatamente e validamente gestite e pianificate senza livelli di governo che rispondano non a confini amministrativi ma appunto ambientali come i parchi e le autorità di bacino, contro cui in Italia negli ultimi anni ci si è accaniti con particolare virulenza prima con la Commissione Matteoli sulla legge 183 e poi con il nuovo Codice dei beni culturali contro i piani dei parchi.

Ecco a Lerici è risultato chiaro che un efficace e valido governo del territorio in Francia, come in Spagna o in Italia non può essere conseguito senza un ruolo preciso di questi livelli di governo che non rientrano nella tradizionale filiera istituzionale a cui anche in Toscana ci si è recentemente affidati. Ci sono realtà – e quella fluviale è una di queste - che non possono essere gestite a dovere nell’ambito di confini amministrativi; del resto per i parchi è così da tempo e ovunque. Prima se ne prenderà atti meglio sarà per tutti anche per mettere a tacere i propinatori di bufale.

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