[28/10/2008] Rifiuti

Emendamento ddl sviluppo su incentivi Cip6, Legambiente: «Vergognoso»

LIVORNO. Il disegno di legge "Disposizioni per lo sviluppo e l´internazionalizzazione delle imprese, nonchè in materia di energia", che è già stato approvato alla Commissione Affari costituzionali e che doveva essere discusso oggi in aula, sta diventando un vero e proprio cavallo di Troia. L´ultimo emendamento apportato al disegno di legge che ha fatto levare le proteste di Legambiente riguarda il tanto discusso Cip6, ovvero gli incentivi che dovrebbero essere destinati alle fonti energetiche rinnovabili ma che sono da sempre destinati per il 90% alle assimilate, in cui nel nostro paese rientrano i rifiuti e il tar di raffineria.

“Il governo ha presentato sui Cip6 un vergognoso emendamento, che ci auguriamo il parlamento non faccia passare” così ha commentato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, l´emendamento a firma del governo, che sposta alla fine del 2009 la definizione degli impianti in regola per usufruire del Cip 6, ammettendo comunque ai finanziamenti e agli incentivi gli impianti impegnati nell´ambito dell´emergenza rifiuti.

“Gli incentivi alle rinnovabili vadano veramente alle fonti pulite - continua Ciafani -. Basta con questo furto, che già ora pesa sulla collettività dai 3 ai 4 miliardi di euro ogni anno, prelevati direttamente dalle bollette elettriche. Estendere a qualsiasi impianto che brucia anche i rifiuti non biodegradabili la possibilità di accedere a questi incentivi è una palese infrazione alla direttiva europea sulle fonti rinnovabili e alla normativa sulla concorrenza. Legambiente ha già presentato ricorso a Bruxelles contro il cip6 ai tre inceneritori in Campania, e certo non esiteremo ora ad allargare la nostra azione contro tutti quegli impianti che usufruiranno dell´ingiusto guadagno elargito dal governo a spese dei cittadini”.

La scelta del governo contraddice infatti la direttiva 2001/77/CE che prevede si incentivi economici per la produzione di energia da fonti rinnovabili ma solo per la parte dei rifiuti considerata biodegradabile. In questo modo invece, si considera fonte rinnovabile tutto il rifiuto, compresa la parte non biodegradabile violando così anche la Disciplina comunitaria degli aiuti di stato per la tutela ambientale.

“Utilizzare i Cip6 per qualsiasi inceneritore - continua Ciafani - rappresenta una distorsione della concorrenza nel mercato europeo della produzione di energia perché per gli impianti che bruciano anche rifiuti non biodegradabili, in Europa una tale incentivazione economica non è prevista. Ma non solo: secondo quanto previsto dalla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela ambientale, il Cip6 costituisce un´infrazione anche nel mercato della gestione dei rifiuti perché stravolge la loro classificazione gerarchica, rendendo il recupero di energia più conveniente rispetto al riciclaggio”.

Sullo stesso avviso anche Loredana De Petris del Coordinamento nazionale dei Verdi, che ha seguito assiduamente, quando era in Senato, la questione del Cip6.

“E´ un gravissimo atto di irrazionalita´ che riporta l´Italia alla preistoria delle politiche energetiche" ha dichiarato in una nota alle agenzie e richiama anche lei la procedura d´infrazione cui il nostro paese andrà in corso: "Ora verra´ sicuramente riaperta la procedura d´infrazione chiusa nel luglio 2007 - ha concluso la De Petris - grazie alle misure inserite nella Finanziaria del governo Prodi (che, appunto, prevedeva gli incentivi solo per il recupero energetico dalla parte biodegradabile dei rifiuti, ndr)”.

Il dibattito che doveva svolgersi oggi in Aula a Montecitorio è nel frattempo slittato a domani, come ha comunicato il presidente della Camera Gianfranco Fini. Quindi la discussione è al momento rimandata.

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