[27/10/2008] Parchi

Pesca, cambiamento climatico e aree marine protette: i tre problemi degli oceani

LIVORNO. Dall´ultimo World conservation congress di Barcellona è venuta la richiesta di azioni forti e veloci per proteggere la biodiversità in alto mare, per disciplinare le attività umane che hanno un impatto sull´ambiente marino e per l´istituzione di Aree marine protette (Amp)

Mentre in Italia ci si trastulla nell´indeterminatezza di una politica per il mare mai davvero avviata, nel mondo cresce la consapevolezza del ruolo fondamentale che gli oceani svolgono nel sostenere la vita sul nostro pianeta e l´allarme sulle crescenti minacce alla biodiversità marina nelle zone al di fuori delle acque territoriali dei vari Paesi.

Da Barcellona sono venute una serie di proposte che indicano agli Stati ed alle organizzazioni economiche ed ambientaliste come proteggere le risorse dell´alto mare ed i suoi ecosistemi vulnerabili, in particolare per ridurre la pesca illegale, per creare una rete di aree marine protette e modernizzare la governance del mare con migliori strumenti di gestione e principi di tutela. Dai Workshop sulla governance oceanica, aree marine protette, pesca, cambiamento climatico e diritto del mare è venuto fuori che le due minacce più grandi per il mare vengono dalla sovra-pesca e dal climate change, soprattutto nei "punti caldi": Pacifico, Mediterraneo, Artide ed Antartide.

Per chiedere una riforma internazionale per gli oceani, il presidente dell´Iucn Valli Moosa ha lanciato i "10 Principles for modern high seas governance" proposti da esperti internazionali e che riprendono i principi fondamentali già contenuti in diverse risoluzioni Onu, trattati e dichiarazioni internazionali. e ne chiedono l´applicazione in quel 50% del pianeta, nel mare che non è "di nessuno" ma che ha urgente bisogno di essere governato da orientamenti comuni.

Le altre mozioni sul mare approvate a Barcellona chiedono la piena attuazione delle misure di protezione contenute nelle risoluzioni Onu 61/83 e 105/86 sulla sostenibilità della pesca nei mari profondi ed in alto mare e per prevenire gravi impatti negativi sugli ecosistemi vulnerabili delle profondità marine. L´Iucn invita anche ad elaborare e attuare efficaci misure nei porti e nei mercati per consentire il monitoraggio del pesce catturato in conformità con tali misure ed invita l´Onu a «prendere in considerazione una sospensione immediata della cattura e del commercio di pesci eccedenti le quote fissate per le acque profonde.

Per la pesca Illegale, unreported and unregulated (Iuu) viene chiesto di applicare la responsabilità agli stati la cui bandiera appare sui pescherecci pirata e il divieto di accesso al mercato per i prodotti della pesca catturati e / o trasportati da questi navi.

Per le Aree marne protette la mozione 67 ("Accelerating progress to establish marine protected areas and creating marine protected area networks") approvata a Barcellona chiede di accelerare gli sforzi per la loro istituzione e di creare, entro il 2012, un sistema globale di efficace gestione di Amp, aree protette basate su una pluralità di strumenti complementari che consentono di combinare zone ad alta protezione con altre dove favorire diversi attività economiche sostenibili. Per questo è necessario promuovere Amp transfrontaliere, che siano gestite al di là delle giurisdizioni nazionali, con norme coerenti con il diritto internazionale, ma anche High seas Amp identificate ecologicamente e biologicamente attraverso criteri scientifici e le linee guida della Conferenza sulla diversità biologica (Cdb), agevolando così una rete di Amp mondiale sia costiera che di alto mare.

Da Barcellona è venuto un invito pressante all´Onu ed ai governi alla salvaguardia della biodiversità marina, attraverso lo sviluppo di processi di valutazione, compresa la valutazione degli impatti cumulativi delle attività umane ed del loro potenziale impatto negativo sulla biodiversità marina nelle zone al di fuori della giurisdizione nazionale. L´Iucn chiede che queste attività vengano assoggettate ad autorizzazioni preventive da parte degli Stati che si assumono la responsabilità dei danni provocati dai loro cittadini e dalle navi impegnate in queste attività, in coerenza con il diritto internazionale, e che gli Stati si impegnino a prevenire gli impatti della pesca non autorizzata, avviando così quella High seas governance mondiale della quale c´è un gran bisogno.

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