[27/10/2008] Comunicati

Sviluppo sostenibile, anche a Pechino l´Italia gioca fuori casa

LIVORNO. A leggere molti giornali italiani, e soprattutto a sentire i telegiornali, al summit Europa-Asia (Asem) di Pechino si sarebbe discusso della manifestazione del Pd e della Gelmini. La verità è che, se l´ordine del giorno iniziale è stato "invaso" dalla crisi finanziaria, la barra della discussione è stata tenuta abbastanza ferma: i 45 Paesi membri dell´Asem del 24 e 25 ottobre alla fine ha emesso una dichiarazione che afferma: «Dirigenti e delegati hanno riconosciuto che lo sviluppo sostenibile è una delle sfide maggiori ed un compito urgente per l´umanità. I partner dell´Asem si impegnano a rafforzare la cooperazione mutualmente vantaggiosa e ad operare insieme per una soluzione benefica per tutti, al fine di apportare dei contributi positivi allo sviluppo sostenibile».

La dichiarazione, naturalmente sottoscritta dalla delegazione italiana capitanata da Berlusconi che in Europa dice tutt´altre cose, afferma che «Tutte le nazioni che perseguono il cammino dello sviluppo economico devono sforzarsi di mantenere la qualità ambientale e prendere in considerazione le esigenze delle generazioni future». E ancora: «lo sviluppo economico, i progressi sociali e la protezione dell´ambiente sono i tre pilastri del pil che si rafforzano mutualmente, e che sono interdipendenti, dello sviluppo sostenibile. Gli obiettivi di sviluppo fissati a livello internazionale (Iadg), in particolare gli Mdg (Obiettivi di sviluppo del millennio), il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e la coesione sociale costituiscono le questioni che necessitano di un´attenzione particolare per pervenire ad uno sviluppo sostenibile».

Per quanto riguarda gli Mdg, i dirigenti dei 45 Paesi Asem riaffermano che insieme agli obiettivi di Johannesburg «sostengono la cooperazione internazionale sullo sviluppo sostenibile», ma non si nascondono le difficoltà mondiali per raggiungerli, per questo chiedono «una risposta coordinata e completa ed una strategia dettagliata per far fronte insieme alle difficoltà a corto, medio o lungo termine, e per stabilizzare il mercato alimentare attraverso la cooperazione pratica».

Per questo il documento finale di Pechino chiede a tutti i Paesi membri e all´Ue di «aumentare la produttività dell´agricoltura e la produzione cerealicola, a ridurre le sovvenzioni agricole che hanno un effetto distorsivo sul mercato, ad ampliare gli investimenti nell´agricoltura e nello sviluppo rurale, ad aumentare la creazione di posti di lavoro e le entrate economiche delle famiglie a basso reddito per ridurre in maniera efficace la fame, la povertà e per assicurare la sicurezza alimentare».

I capi di Stato e di governo e i ministri riuniti a Pechino hanno chiesto a tutti i partner di «dare prova di una maggiore volontà politica e di prendere delle misure concrete per mantenere tutti i loro impegni, al fine di promuovere la realizzazione degli Mdg programmati a scala mondiale».

Al nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi devono essere fischiate le orecchie mentre firmava la dichiarazione, visto che la Finanziaria dimezza i già miseri aiuti allo sviluppo e ci allontana ancora di più dagli impegni solennemente presi nei vari vertici del G8 per l´aiuto ai Paesi poveri, a cominciare da quelli africani. Infatti, la dichiarazione dell´Asem riafferma l´impegno a stabilire «un serio partenariato globale sulla cooperazione allo sviluppo» e sottolinea il ruolo di direzione dell´Onu nel coordinamento della cooperazione internazionale per lo sviluppo, così come la necessità di creare un consenso internazionale sullo sviluppo sostenibile. I Paesi sviluppati sono chiamati ad «aumentare le risorse in favore dello sviluppo ed a mantenere i loro impegni per raggiungere gli obiettivi globali di utilizzare lo 0,7% del loro Prodotto nazionale lordo (Pil) prima del 2015 per sostenere lo sviluppo e aumentare le loro capacità di assistenza».

La dichiarazione sottolinea che «il finanziamento allo sviluppo è un elemento importante per raggiungere gli Mdg. La Comunità internazionale deve applicare il Monterrey Consensus in maniera spedita». Ma l´Aem ha dato anche un dispiacere al ministro dell´ambiente italiano Stefania Prestigiacomo, anche se stavolta non sembra che la delegazione italiana si sia impuntata come a Bruxelles e Lussemburgo: Europa ed Asia hanno riaffermato la loro volontà «di lottare contro il cambiamento climatico globale, si impegnano a condurre dei negoziati per pervenire ad un accordo durante la Conferenza sui cambiamenti climatici prevista per la fine del 2009» Evidentemente a Pechino non c´erano tutte le preoccupazioni su competitività e impatto degli impegni di riduzione dei gas serra sull´economia che la Prestigiacomo ha esposto a Varsavia e Lussemburgo.

La dichiarazione di Pechino sottolinea che «la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Unfccc) e il Protocollo di Kyoto sono i principali canali di negoziazione e cooperazione in materia di cambiamenti climatici» ed la settima conferenza Asem ha riconfermato «tutti gli impegni e gli obiettivi e i principi formulati dall´Unfccc e dal Protocollo di Kyoto, in particolare il principio di responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità». L´Asem si impegna ad aiutare i Paesi in via di sviluppo ad aumentare le loro capacità di adattamento al cambiamento climatico. I dirigenti europei ed asiatici hanno così accentuato il ruolo importante della cooperazione tecnologica e del trasferimento di tecnologie ai Paesi in via di sviluppo, in maniera di aiutarli a lottare contro i cambiamenti climatici. La promessa che ha chiuso il summit di Pechino è stata quella di «dispiegare gli sforzi per giungere ad un accordo integrale, efficace e ambizioso sull´azione cooperativa a lungo termine in occasione della Conferenza sui cambiamenti climatici che si terrà a Copenaghen in Danimarca a fine 2009».

A quanto pare anche a Pechino l´Italia ha giocato un ruolo defilato e di rimessa, c´è da credere che fino a Copenaghen il governo giocherà in trasferta, facendo la voce grossa a casa nostra e approvando documenti che vanno nella dir3zione opposta a livello internazionale.

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