[27/10/2008] Comunicati

La Toscana e la crisi: ce la possiamo fare, se lo vogliamo davvero...

FIRENZE. E’ opinione diffusa che in Toscana si vive bene. Non per i dati economici o occupazionali. Il pil è sotto la media nazionale da 5/6 anni.
Altri sono i segnali positivi.
Ad esempio, dopo gli scandali della sanità lombarda, l’unica che poteva concorrere col Ssr toscano, questo si dimostra di eccellenza e i costi, tra cui processi di innovazione continui, sono virtuosamente coperti senza ticket o aumenti fiscali. Prevenzione sanitaria, prevenzione e protezione ambientale, sono tra le più presenti. Sull’immigrazione non siamo al parossismo di altre aree, anche se c’è chi soffia sul fuoco, istituzioni e volontariato fanno accoglienza e interazione a partire da istruzione, assistenza sanitaria, ecc.

Ovviamente ci sono anche zone d’ombra. Il lavoro precario si è diffuso, la qualità del lavoro si è abbassata in linea con i processi capitalistici globali, come per salari e pensioni; lo zoccolo duro di morti e malattie da lavoro non cala.

Nell’area metropolitana centrale grava la criticità del traffico privato di merci e persone e si continua a pensare e progettare un sistema di trasporti, infrastrutture e una logistica che ha come centro di tutti i traffici della regione proprio Firenze e l´area metropolitana. La produzione di CO2 aumenta. Firenze ha gestito la necessaria opera della tranvia in modo non esattamente coinvolgente; a Prato si diffonde il disagio tra paura della crisi e immigrazione cinese.

Il cemento in aree di pregio (agricole e collinari) è cresciuto, anche se molto meno che in Italia grazie alla migliore legge di governo del territorio che però difetta proprio, per dirla con l´assessore Conti, nel "fare insieme".

La gestione dei rifiuti solidi urbani, dopo la pianificazione ottima degli ultimi anni ´90, ha registrato invece una preoccupante incapacità di tradurre in fatti quei piani. Tutto il dibattito è incentrato sui sistemi di raccolta e di smaltimento e invece il vero punto dolens sta nel pauroso deficit impiantistico a servizio delle raccolte differenziate (la frazione umida viene esportata a Bologna o anche in Veneto!). Sulla gestione dei rifiuti speciali, invece, la Toscana è in emergenza da sempre. Da sempre esporta in altre regioni e non si sa, tanto per fare un altro esempio, dove mettere neanche un solo Kg di amianto: altro che le fanfaluche sui controlli satellitari! La gestione in perdita dell’acqua poi, non sembra migliorata (in qualche caso è pure peggiorata, vedi Livorno) con le liberalizzazioni.

E’ un quadro fatto di luci e ombre. Eppure in Toscana si vive meglio: per qualità della vita, coesione sociale, associazionismo e volontariato. E se il Pil è basso ma i risultati del welfare sono positivi, senza che aumenti il deficit pubblico, vuol dire che sono vitali società ed economia. Infatti il Pil non registra il grande valore del capitale sociale, cultura e conoscenza diffuse, qualità dell’istruzione e delle università (nonostante gli errori nella gestione economica operati dai senati accademici), qualità ambientale e dei sistemi di relazione.

Tuttavia la crisi attuale e il caos a livello globale in cui siamo da anni, che ci hanno consegnato distruttive “bolle” e spaventose differenze tra ricchi e poveri, non mettono al riparo il sistema toscano. Non possiamo farci illusioni sulla possibilità di mantenerlo così com’è. Bisogna averne consapevolezza e attuare rapide azioni condivise non solo di carattere difensivo ma di trasformazione strutturale, capaci di farci navigare nel caos generale senza cedere all’irrazionalità. Da qui la necessità di usare tutte le risorse disponibili (compresa quella del tempo), per affrontare le crisi che ci sovrastano: dal cambio climatico conclamato, al crac finanziario e la recessione in atto, alla paura della diversità e del futuro.

Tutti ora riconoscono (dopo le sbornie della finanziarizzazione e della pseudo-dematerializzazione) che bisogna ritornare ai fondamentali dell´economia reale. E allora si deve sapere che il metabolismo dell´economia reale si nutre di flussi di materia e di flussi di energia. Si deve sapere (o ce lo dobbiamo far dire da Soros?) che senza affrontare di petto, anche a livello regionale, questi due corni del dilemma futuro, non ci sarà ne´ la difesa dalla crisi nè la necessaria riforma dello sviluppo.

E’ necessario un patto con le nuove generazioni, investire sul futuro, ora subito, mentre si discute del Bilancio 2009. Un patto che risponda all’emergenza con soluzioni di grande respiro, di rottura - concentrando tutte le risorse per investimenti in conoscenza, processi e prodotti di qualità utilizzando, se necessario, anche il finanziamento in deficit- e discontinuità pensando la Toscana come il luogo di una grande “rivoluzione” per il ritorno della natura nella società, per un modello sociale ed economico ri-fondato sull’interazione tra cultura, scienza, produzione e ambiente, beni artistici e turismo “sweet”.

Ce la possiamo fare. Ma lo vogliamo davvero? A leggere il dibattito fra le forze politiche (anche fra quelle che siedono in maggioranza in Consiglio regionale) e dentro le forze politiche, francamente, viene più di un dubbio.

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