[23/10/2008] Comunicati

Ambiente, ambientalismo e politiche ambientali: Prestigiacomo e Schifani tra il dire e il... dire altro

LIVORNO. Della serie interlocutore che hai affermazioni che cambi, oggi il ministro Stefania Prestigiacomo e il presidente del Senato, Renato Schifani, hanno dato il meglio di loro. Nella giornata di studio “Ambiente, ambientalismo e politiche ambientali” promossa da Greenaccord con il Patrocinio del Senato della Repubblica, entrambi hanno mandato un messaggio di saluto perché non potevano parteciparvi di persona. Dopo giorni di azioni contro il pacchetto clima e la volontà di non rispettarlo perché troppo costoso e praticamente inutile, ecco per primo il messaggio del ministro: «Oggi le tematiche di difesa dell’ambiente, della lotta ai cambiamenti climatici, della tutela della bio-diversità, strettamente connesse a quella dello sviluppo, di una equa distribuzione delle risorse alimentari sono in primo piano nell’agenda internazionale ed impongono un approfondimento continuo ed uno sforzo comune. C’è infatti piena consapevolezza di come queste problematiche richiedono soluzioni globali, capaci di cogliere le diverse esigenze ed armonizzarle in un progetto che coinvolga tutti i paesi del mondo per costruire un futuro a misura d’uomo. Un futuro in cui l’uomo sappia costruire un rapporto equilibrato e virtuoso con le risorse naturali che non sono infinite e con l’ecosistema che è fragile e condizionabile dalle attività umane».

Fin qui non ci sarebbe quasi nulla da eccepire, ma di fronte a questo quadro su che punta l’attenzione la Prestigiacomo? «E’ una sfida che impone consapevolezza culturale, scelte oculate da parte dei governi ma anche l’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno perché la difesa dell’ambiente non è solo questione macroeconomica o di politica internazionale, ma comincia dalle buone pratiche che ognuno può e deve mettere in atto a difesa dell’ambiente, nella sua vita quotidiana. E questa giornata di approfondimenti e riflessione promossa da Greenaccord si muove nella opportuna direzione di stimolare e promuovere una consapevolezza diffusa proponendo un dibattito ricco di voci e stimoli».

Per carità, ognuno nel suo piccolo può fare molto, ma il ministro di buon esempio da dare non ha mai sentito parlare? Non va meglio Schifani, che dopo aver detto (fonte Repubblica) il 18 ottobre «Consapevole del pericolo che incombe sull´economia reale l´Europa trovi una sintesi su temi altrettanto importanti, come quello della tutela dell´ambiente, ma sicuramente meno emergenziali rispetto alla crisi finanziaria e al rischio di recessione», oggi spara (anzi scrive e quindi non c’è neppure sintesi giornalistica a cui appellarsi): «Nell´era della globalizzazione, è interesse primario per il nostro Paese concentrare l´attenzione sui problemi legati alla garanzia di un corretto rapporto dell´uomo con la natura».

Almeno nella Tavola Rotonda “I partiti e le loro politiche ambientali”, condotta da Giovanni Floris, c’è stata più coerenza da parte del centro destra che con Antonio D’Alì (Pdl), presidente della Commissione Ambiente del Senato, ha detto: «Per quanto riguarda l’ambiente dobbiamo responsabilmente pensare al futuro, ma senza dimenticare il presente e i costi immediati che gli interventi a lungo termine possono richiedere.

E’ vero che la politica spesso ha il difetto di non seguire le indicazioni della scienza, ma ciò non significa non riconoscere che per l’ambiente esistono rischi e problemi gravi. Non siamo d’accordo, però, sul fatto che si possano risolvere solo con le decisioni e gli interventi di pochi paesi. Pensiamo invece che occorra promuovere piccoli interventi a livello locale e, soprattutto, intervenire sull’efficienza energetica, ripensando però agli accordi sulla riduzione di Co2 nella loro totalità, altrimenti si rischia di prendere impegni che in futuro non sarà possibile rispettare. Di fondamentale importanza, poi, sarà intervenire a livello strutturale per colmare il gap che in questi anni abbiamo accumulato nei confronti di paesi come Germania e Francia».

Al quale ha risposto per le rime Roberto Della Seta, capogruppo Pd Commissione Ambiente del Senato, che gli ha fatto notare che «Il primo passo da fare è quello di guardare ai paesi più avanzati che hanno investito in maniera importante sulle fonti energetiche rinnovabili e sull’eccellenza tecnologica. Non possiamo pensare che un paese come l’Italia possa fare battaglie di retroguardia senza adeguarsi ai paesi più evoluti».

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