[23/10/2008] Urbanistica

Prato: dalla città fabbrica alla città pubblica

PRATO. «Uscire dall´ossessione della “città fabbrica”», con queste parole l´assessore all´Urbanistica Stefano Ciuoffo ha presentato in Consiglio comunale la “rivoluzione” tecnica, voluta e perseguita dall’amministrazione. Si cambia il modo di costruire almeno nelle aree riservate alla ristrutturazione (vecchi capannoni produttivi da trasformare in case) e maggiore libertà di costruzione nella cosiddetta “città densa”, ancora occupata da manufatti industriali dove però non si produce più niente.

Contemporaneamente è prevista anche una consistente riduzione nei volumi, con maggiore spazio per parcheggi e giardini, e un minor impatto del carico demografico e urbanistico. «Per tamponare esiti di trasformazioni urbanistiche non soddisfacenti avvenuti in ottemperanza all´attuale piano e per dare vita alla “città pubblica” senza mortificare l´iniziativa privata» ha sottolineato l’assessore.

Vediamo cosa cambierà con la modifica del Regolamento urbanistico. Fino ad oggi bastava rispettare le caratteristiche esterne del manufatto per raddoppiare le superfici, (es. in una fabbrica di 1000 mq alta 6 metri si potevano avere 2000 mq di appartamenti). Con le nuove norme il criterio per costruire non sarà più la superficie ma il volume, col risultato atteso di avere anche maggiori spazi di vivibilità esterna, visto che raddoppiano pure i cosiddetti standard, i metri quadri per parcheggi e aree verdi per ogni metro cubo di cemento, da un lato aumentandoli (da 21,45 a 26,21 mq/abitante) e dall´altro non consentendo più di ridurli del 50% nelle zone edificate.

Altra novità sta anche nella possibilità di demolire completamente i vecchi edifici produttivi (basta che non superino i 2000 mq di superficie), in modo da garantire libertà e qualità architettonica nelle progettazioni. Pare che alla fine l’operazione porti ad una riduzione dei carichi volumetrici, nell´ordine di 2,5 milioni di metri cubi in meno di costruito. Altra novità riguarda il “piano delle funzioni”: in sintesi, un ufficio può diventare un´abitazione, o anche viceversa, senza niente chiedere e senza più bisogno della trafila burocratica fin qui richiesta per cambiarne la destinazione d´uso.

Per l’amministrazione il principio è semplice: rispettare, in ogni parte della città, le funzioni prevalenti previste dalla pianificazione dando però la possibilità di inserirne altre, purché il quadro urbanistico d´insieme non subisca modifiche o stravolgimenti. Sarà anche semplice, ma passo dopo passo, con questo metodo si può mettere in crisi l’assetto sociale di un quartiere o parte di esso.

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