[20/10/2008] Recensioni

La recensione. La lana della salamandra di Giampiero Rossi

Nell’aprile 2008 l’Unità ha distribuito gratuitamente insieme al giornale “La lana della salamandra”, libro tanto leggero fisicamente quanto pesante dal punto di vista psicologico, visto che l’obiettivo dell’autore Giampiero Rossi è quello di raccontare la vera storia della strage dell’amianto a Casale Monferrato.

Il libro lascia il segno fin dal primo capitolo, dove è narrata la vicenda di Romana Blasotti Pavesi e dei suoi 5 familiari morti per amianto. “La storia della signora, oggi presidente del comitato vertenza amianto di Casale Monferrato, è davvero un pugno allo stomaco. Romana ha perso il marito, la figlia, la sorella, un nipote (figlio della sorella) e una cugina. E’ il simbolo delle tante famiglie che hanno portato il dolore dei lutti, a chi ha perso la vita lavorando e a quanti sono malati di tumore pur non avendo mai lavorato alle dipendenze della Eternit e nonostante tutto continuano a lavorare”.

Questo libro, per la generazione nata negli stessi anni in cui a Casale Monferrato iniziavano le prime battaglie contro la polvere bianca della Eternit spa, ramo italiano della multinazionale eternit Ag, disvela tutto il lungo e coraggioso percorso, tutt’altro che scontato inizialmente, intrapreso per difendere diritti di lavoratori e cittadini calpestati da chi sapeva perfettamente quanto era pericoloso l’amianto, visto che fin dal 1964 vengono pubblicati studi scientifici che dimostrano la nocività dell’amianto e i rischi mortali per l’uomo.

Se oggi in Italia l’eternit e l’amianto sono soprattutto rifiuti, o manufatti da cui stare alla larga soprattutto se in cattivo stato, da bonificare e poi smaltire, lo dobbiamo alla battaglia delle donne e degli uomini di Casale Monferrato, una comunità che ancora oggi deve fare i conti con le morti da mesotelioma pleurico: ogni anno, 40-50 persone di questa cittadina perdono la vita e le prospettive epidemiologiche attestano che il fenomeno durerà fino al 2015/2020.

Intanto va avanti la battaglia legale, e da quel paese del Monferrato si arriva oggi dritti a uno dei 140 uomini più ricchi del mondo, Stephan Schmidheiny, ultimo discendente della famiglia svizzera che ha gestito a lungo la multinazionale del cemento-amianto. Rinviato a giudizio per la morte di 2696 persone uccise dall’asbestosi, con un comunicato stampa del suo legale italiano, Astolfo Di Amato, Schmidheiny ha offerto la scorsa settimana un indennizzo agli ex lavoratori degli stabilimenti italiani o ai loro eredi. La proposta riguarda chi «abbia contratto malattie derivanti dalla esposizione alle polveri di amianto avendo lavorato in Eternit dal 1° gennaio 1973 al 4 giugno 1986 e, cioè, dal momento in cui il Gruppo svizzero ha iniziato ad avere un ruolo di riferimento nelle società italiane sino alla loro dichiarazione di fallimento». I cittadini morti sono quindi esclusi e l’offerta sarebbe di circa 20 milioni di euro, a ciascuno andrebbe al massimo una somma superiore ai 50 mila euro.

Precisazione finale: «La proposta nasce in linea con lo spirito filantropico e la sensibilità sociale» di Schmidheiny, un personaggio che, tanto per avere un quadro completo, «è stato rappresentante dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, consigliere di Bill Clinton, docente di globalizzazione in alcune università pontifice, due lauree ad honorem negli Usa, fondatore del Consiglio mondiale commerciale per lo sviluppo sostenibile, ideatore della Swatch, azionista Ubs e Nestlé, filantropo pluripremiato con 1,5 miliardi di dollari devoluti in beneficenza». Quando Schmidheiny non è costretto a parlare di amianto, continua Rossi, parla «di natura e di difesa dell’ambiente e scrive libri dai messaggi più vicini al movimento antiglobalizzazione» (forse una sorta di riparazione morale a posteriori?), ma addirittura mostra tutta la sua ambiguità (o malafede come in questo caso direbbe Simona Argentieri) quando si presenta come un eroe della battaglia contro il minerale killer: «Quando mi guardo indietro e mi rendo conto delle vittime causate dall’amianto – ha detto una volta - mi consola il fatto di essermi mantenuto saldo nella decisione di interrompere la produzione di questo minerale».

Quello di Rossi quindi è un libro storico e se vogliamo trovarvi un punto di debolezza sta proprio nell’attualità e nel futuro, perché nonostante un capitolo si intitoli proprio così, risulta appena sfiorato dall’autore il grande tema delle bonifiche da amianto e il suo smaltimento. Quei pochi soldi che si riescono a trovare da parte dei governi che si succedono in Italia sono indirizzati quasi unicamente al risarcimento dei lavoratori. Lasciando da parte considerazioni che potrebbero apparire qualunquiste ma non lo sono, sulla giustezza di tutti i risarcimenti riconosciuti fino ad oggi, quello che si continua ad ignorare è la prevenzione nei confronti delle generazioni future, che ancora oggi sono costrette a vivere sotto l’incubo dell’amianto presente in ogni nostra città, tetti, tettoie, capannoni, tubature e ancora cappe e cassoni: insomma ogni genere di manufatto sfornato in 80 anni di vita della Eternit Ag che oggi minacciano sotto l’incalzare degli agenti atmosferici, gli abitanti di questo Paese (senza dimenticare che in grandi nazioni come la Cina, l’India e il Brasile si continua a estrarre amianto e a utilizzarlo tranquillamente).

Non c’è solo un problema di bonifica, ma anche di smaltimento, perché oggi in Italia le discariche per l’amianto ( che se stoccato nel sottosuolo in appositi gabbioni di cemento è totalmente innocuo) si contano sulle punta delle dita, così come sono pochi i casi di discariche tradizionali che ospitano al loro interno moduli ad hoc per questo minerale.

Eppure esiste una legge dal 1992 e un decreto dal 1994, nonché il Decreto Ronchi del 1997, leggi e piani regionali e provinciali che obbligherebbero a procedere in tal senso. Legislazione buona, ma praticamente mai messa in atto, visto che le cause del fenomeno amianto non sono mai state aggredite senza pensare che vittime dell’amianto sono anche, per esempio, tutti quei bambini che ancora oggi frequentano scuole coibentate con questa fibra e ancora da bonificare.

Mentre in Toscana è stato portato a termine il censimento degli edifici pubblici o di pubblica utilità (almeno mille siti da bonificare), e ora si attende che ci siano appunti i soldi per bonificare, la finanziaria 2008 (l’ultima del governo Prodi) aveva messo in agenda un Fondo nazionale di 5 milioni “per il risanamento degli edifici pubblici, per il finanziamento degli interventi finalizzati ad eliminare i rischi per la salute pubblica derivanti dalla presenza di amianto negli edifici pubblici”. Soldi dei quali si sono completamente perse le tracce.

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