[03/10/2008] Comunicati

Analisi glaciologica del 2008. Il Nsidc: Artico più vulnerabile di sempre

FIRENZE. Il National ice and snow data center (Nsidc), principale istituto mondiale per la ricerca glacio-nivologica, ha reso pubbliche le prime analisi sistematiche riguardanti il ciclo dei ghiacci marini artici nell’anno 2008. Come già raccontato da greenreport, l’estensione nell’emisfero boreale dei ghiacci marini (cioè, per definizione, quella superficie di oceano in cui la componente solida copre più del 15% di estensione) ha raggiunto nel settembre 2008 il secondo valore minimo dall’inizio dei rilevamenti considerati attendibili, cioè dall’introduzione dei rilevamenti satellitari nel 1979.

I calcoli che sono stati resi pubblici ieri riguardano non l’estensione minima annuale, cioè quei 4,51 milioni di kmq che – vi avevamo dato conto – erano stati raggiunti il 12 settembre scorso, ma il dato medio di settembre, più indicativo a fini climatologici: l’estensione media del settembre 2008 è stata di 4,67 milioni di kmq, che si pone come seconda minore estensione dal 1979, dopo il settembre 2007 (media 4,28 milioni di kmq, picco minimo 4,13 milioni di kmq) e davanti al settembre 2005 in cui la superficie marina ghiacciata occupò in media 5,57 milioni di kmq.

Anche se davanti a soli trent’anni di analisi affidabili non è possibile individuare una vera e propria media climatologica, il Nsidc annota che l’estensione di settembre costituisce il 34% in meno rispetto dell’estensione media di settembre dei ghiacci artici nel periodo 1979-2008, e rispetto all’annus horribilis 2007 si ha un aumento del 9% della superficie coperta dai ghiacci. Questa potrebbe apparire, di per sé, una buona notizia, ma occorre considerare come la superficie ghiacciata costituisca solo un utile indicatore della risposta dei ghiacci al cambio climatico, mentre per ottenere indicazioni sull’effettivo stato di salute della banchisa occorre individuare le varie classi di età (cioè gli anni di vita) dello strato di ghiaccio affiorante.

E qui, invece, buone notizie non ce ne sono, da qualunque punto di vista si osservi la questione: come già annunciato nelle scorse settimane dal Wwf (che ha reso pubbliche proprie ricerche secondo le quali la parte di banchisa artica che ha almeno 5 anni è diminuita del 56% tra il 1985 e il 2007), la quantità di ghiaccio con età superiore ad un anno è in rapido declino: secondo Walt Meier del Nsidc, «dati preliminari indicano che il 2008 probabilmente rappresenta il più basso volume di ghiaccio marino artico mai registrato, parzialmente perchè sta sopravvivendo meno ghiaccio pluriennale, e perchè il ghiaccio rimasto è così sottile» (vedi immagine).

L’importanza della questione sta nel fatto che, mentre il ghiaccio annuale è ovviamente esposto a repentini cicli di gelo e disgelo in conseguenza delle temperature aeree, dell’esposizione al sole e delle correnti marine, il ghiaccio pluriennale lo è molto meno: gli strati di ghiaccio con più anni di età si configurano come un “serbatoio” di ghiaccio, molto meno esposto alla variabilità atmosferica, delle correnti marine e dei cicli solari annuali. In qualche modo possiamo stabilire un parallelo tra la banchisa artica e il corpo umano: se nel nostro corpo i carboidrati rappresentano una fonte di energia a cui attingere con facilità, e i grassi ne rappresentano invece una “riserva” meno accessibile, ecco che un discorso analogo può valere per il ghiaccio annuale contrapposto a quello pluriennale, vera e propria “riserva” a disposizione di quel grande organismo a cui possiamo paragonare la banchisa artica stessa.

Il Nsidc annota comunque che «il tempo atmosferico di quest’estate non ha visto una “tempesta perfetta” dello scioglimento di ghiaccio come nel 2007: le temperature sono state più basse del 2007, benché comunque più alte della media. Cieli più nuvolosi hanno parzialmente protetto il ghiaccio dallo scioglimento (..) La naturale variabilità dei cicli meteorologici ha costituito un freno sufficiente ad impedire l’eventualità di un nuovo record negativo». Ciononostante, secondo il capo del team di climatologi autori della ricerca, Ted Scambos, «il trend di declino nell’Artico continua, nonostante quest’anno l’estensione del ghiaccio marino sia leggermente maggiore. L’Artico è più vulnerabile di sempre».

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