[18/08/2008] Trasporti

Leoni in gabbia o pecore, ma sempre in attesa di un piano di mobilità sostenibile

LIVORNO. Nel mese di luglio quindici milioni di persone hanno viaggiato in treno e hanno fatto registrare il tutto esaurito a Trenitalia sui convogli di media-lunga percorrenza, mentre è rimasto stabile il traffico sulle linee regionali. A darne notizia questa volta è il Corriere della Sera che in due pagine descrive come l’austerity imposta dal caro benzina abbia fatto scegliere a tanti italiani di salire su un treno lasciando l’auto a casa. Diciamolo subito: dati formalmente ineccepibili non ce ne sono ancora, ci si limita alle dichiarazioni euforiche da parte di Trenitalia (anche se invece Autostrade per l’Italia non ha ammesso cali, se non gli inizi di luglio a causa del maltempo); ai dati oggettivi sugli aumenti (benzina +10% in un anno), e al fatto che nei vari ponti a rischio sono arrivate notizie meno allarmanti su ingorghi e caos.

Interessanti (o forse solo curiose) alcune delle risposte fornite dagli italiani intervistati per una ricerca Zuritel alla fine di giugno: in particolare da evidenziare che lo stato d’animo nel traffico corrisponde per il 49,9% degli automobilisti a quello vittimistico di un leone in gabbia (vorrei fare mille cose ma non posso); “solo” un 31 % invece ha risposto “una pecora nel gregge” rendendosi conto di essere protagonista al pari di tutti gli altri di uno stile di vita assurdo, visto che l’ingorgo è considerato da molti più doloroso di una visita dal dentista (che pure nei giorni scorsi in un’altra ricerca era stato individuato come uno degli avvenimenti più odiati).

Dal primo al secondo quotidiano italiano, con Repubblica che dedica le pagine di R2 al labirinto d’asfalto che è la rete autostradale italiana. A parte l’evidente e antipatico ricorso all’allarmismo a tutti i costi (la foto mostra un mare di auto in coda al casello, disposte sono una ventina di file: peccato che i veicoli mostrino chiaramente che si tratta di una foto di almeno 10-15 anni fa, quando per esempio il Telepass – che oggi vede gli italiani tra i più numerosi utilizzatori – ancora non esisteva o comunque era scelto solo da pochissimi automobilisti), le pagine di Repubblica mettono il dito nella piaga delle manutenzioni mancate e dell’assenza di un vero piano della mobilità: di faraonici progetti autostradali ce n’è a bizzeffe, di programmi di manutenzione pochissimi, di un vero e proprio piano della mobilità che intervenga a riorientare un sistema produttivo-logistico basato quasi esclusivamente sulla gomma non ce n’è proprio traccia.

Chi invece, costretto dalla catastrofe (?), sta cercando di riorientare la propria produzione sembrerebbero essere le case automobilistiche statunitensi: messi da parte i Suv e i giganti della strada per il costo proibitivo della benzina, Chrysler e Ford sono alle prese con cali produttivi e cali della domanda, ma soprattutto con l’impossibilità di fronteggiare una nuova domanda di vetture che abbiano meno consumi e che magari siano un po’ più a misura d’uomo. Se nelle settimane scorse da parte di Chrysler sono fioccati licenziamenti e chiusure di stabilimenti, e da parte di Ford c’è stata l’annunciata riconversione delle proprie linee produttive verso modelli meno energivori e più “europei”, oggi la notizia è quella dell’invito di Detroit a far investire i produttori europei sul proprio territorio: l’idea infatti è quella di affittare o vendere gli stabilimenti produttivi ai propri concorrenti (che però sono lusingati anche da altri Paesi, come il Messico), per esempio alla Fiat per la nuova Cinquecento e per i modelli di Alfa, nella speranza di limitare bilanci sempre più in rosso.

Torna all'archivio