[18/08/2008] Comunicati

L´articolo dell´Indipendent e l´italianizzazione del mondo

FIRENZE. Il mondo si sta italianizzando, ed è l’esatto contrario di ciò che ci si attendeva. Sono finiti i tempi in cui la stampa estera celebrava i pregi umani e paesaggistici del bel paese, per poi puntare il dito sulla sua immoralità di fondo: oggi succede il contrario.

L’articolo di Peter Popham sull’edizione domenicale dell’Independent ribalta totalmente la prospettiva a cui siamo abituati. Perchè? Perchè sembra scritto da un italiano, o meglio da quello stereotipo dell’italiano insofferente alle regole su cui tanto è stato scritto. Popham si fa alfiere di chi nutre i piccioni nei centri storici, parla di «caccia alle streghe contro i venditori di oggetti contraffatti», cita il regolamento del comune di Firenze per cui è proibito offrire un servizio di lavaggio vetri ai semafori stradali.

Tutto questo lamentandosi delle «massicce» multe, delle «enormi» sanzioni, della «tempesta di nuovi regolamenti che rischiano di trasformare il Bel paese nello stato più bambinaia (“nanny”) di tutti». E ogni volta citando il principio immorale per cui “io non lo sapevo” diventa giustificazione per non rispettare le regole della porzione di territorio in cui si è messo piede: chi si allontana dal mare vestito in mutande (in boxer da mare, cioè in mutande) viene multato? È scandaloso. Chi fa «un pisolino» dopo pranzo sdraiato sugli scalini di Trinità dei monti viene sanzionato? E’ ingiusto. A chi chiede l’elemosina in maniera truffaldina (per esempio ostentando finti handicap motori) viene impedita l’attività di accattonaggio? E’ una vergogna, chi è povero ha il diritto di imbrogliare gli altri. Tutto questo perchè troppi sono i regolamenti, troppe le diversità tra città e città, e di conseguenza, secondo l’articolista dell’Independent, sarebbe più giusto che la legge rinunciasse ad essere sé stessa, ammettendo l’ignoranza di essa e non sanzionandola.

Un articolo che, come scrive giustamente John Lloyd su Repubblica di oggi, è probabilmente figlio della tipica scarsità di notizie della media stagione estiva, di quella «Silly season» in cui gli articoli di costume assurgono a giudizi universali in assenza di notizie più importanti: ma in cui si respira anche un potente attacco nei confronti della politica della sicurezza del Ministro Maroni, e quindi del Governo Berlusconi stesso e del suo «assalto frontale a ciò che chiama emergenza sicurezza».

E attenzione: abbiamo scritto fino allo sfinimento che la percezione degli italiani riguardo alle politiche di sicurezza è drogata. Drogata da capziosi allarmi televisivi, drogata dall’impoverimento della popolazione che ha sempre come primo effetto quello di un inasprimento dei conflitti sociali, e di un aumento della paura del diverso. Drogata e inebriata da quelle promesse di protezione che lo Stato italiano, qui davvero «bambinaia», ha avanzato nei confronti della popolazione, spaventata da un nemico spesso inesistente ma da cui si percepisce la necessità di proteggersi.

Ma non è gridando allo scandalo, e lamentandosi di multe da pagare causate da comportamenti antisociali, che si solleverà il velo di Maya che ancora opprime questo paese, quel velo che copre la voglia di onestà di alcuni italiani, troppo spesso oppressi dalla celebrazione dell’assenza di regole sociali da parte di altri compaesani e, adesso, anche da parte di alcune autorevoli testate straniere. Il tempo della giustificazione del furto e dell’illegalità deve finire: ora è tempo di celebrare il lavoro, l’onesto lavoro di chi si guadagna da vivere e rispetta regole stabilite e condivise, senza rubare legalità agli altri. Per cambiare le regole più assurde e opprimenti ci sarà tempo, per fortuna dietro l’angolo non si intravedono ancora camicie nere.

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