[14/08/2008] Comunicati

La tecnologia, vecchio demone....

Gentile redazione, sono un lettore occasionale basito dalla semplicità con cui nell´articolo: "E-book, falso mito della società dell´informazione" di Aldo Ferretti l´autore ha liquidato l´uso di e-book al fine di controllare il volume di carta consumata sul nostro pianeta. Sono un tipico lavoratore di ufficio, nonché un lettore di libri cartacei e mi risultano le seguenti abitudini generali:

1) Il consumo di carta è aumentato moltissimo perché tutti i documenti sono spediti via mail da un ufficio all´altro e vengono solitamente stampati prima di essere letti una SOLA VOLTA

2) Gli impiegati trovano affaticante leggere un documento lungo da uno schermo del PC da tavolo e alcuni anche aggiungervi delle note, preferendo lo strumento ´carta e penna´ per sottolineare, disegnare, cancellare, etc., segno di abitudini scolastiche pregresse.

3) Gli strumenti primari alternativi alla carta sono gli e-book come quello illustrato e gli e-book con touch-screen e pennino per aggiungere testo manualmente: l´autore ha forse indagato sulla quantità venduta di questi oggetti negli ultimi 10 anni, da quando la tecnologia ne avrebbe consentito la diffusione? (noterebbe che è prossima a zero…)

La verità e che questi strumenti sono temuti da tutti gli editori, i quali sanno che il download di e-book dalla rete potrebbe far crollare loro le vendite, per cui l´unica loro assicurazione è mantenere la gente legata al consumo cartaceo. Il consumo elettronico va invece incoraggiato, a partire da massimali individuali di carta stampabile per i dipendenti di ufficio, coadiuvato da schermi a bassa radiazione e di dimensioni agevoli, a partire da una MASSICCIA diffusione di e-book readers e writers e da una campagna che miri ad abituarne all´uso le giovani generazioni. Faccio solo notare che l´ultima affermazione secondo cui i libri non divengono rifiuti ma si conservano nelle case non regge, poiché nel lungo periodo, a causa di traslochi, eredità e successioni, mancanza di spazio, etc. tutti i libri che avessero resistito abbastanza a lungo nei nostri scaffali sarebbero destinati al macero. Manca un numero fondamentale: qual è la percentuale di alberi abbattuti su tutto il pianeta che viene destinata alla produzione di carta? Quale la percentuale di rimpiazzo di questi alberi? Quali le prospettive di qui a poche decine d´anni? Non parliamo degli studenti cinesi e indiani, figli del boom….Il guaio, credo, è che molte persone, anche nei vostri ambienti, ritengono la tecnologia responsabile di tutto questo degrado del nostro pianeta e credono di salvarsi con le soluzioni tradizionali (´il vecchio e caro buon libro rimane la soluzione più sostenibile dal punto di vista economico ed ecologico´) più che con la lotta verso uno stile di vita orientato e incentivato al consumo facile, senza impegno verso l´ambiente. E´ proprio l´affettività verso il mondo naturale e l´odio istintivo verso la tecnologia a non farci razionalizzare i problemi, nascondendo a noi stessi che la tecnologia ha cambiato le nostre vite da due secoli, nel bene e nel male, e che ne usciremo non tornando indietro, ma solo usando la tecnologia per scopi diversi. Ma questo significa scrivere di politica economica, industriale, di abitudini di consumo, di nuove tecnologie (ahimè) per la digitalizzazione, archiviazione, distribuzione dei contenuti, etc. per uffici privati, sanitari, giudiziari, anagrafici, scuole, etc.

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