[14/08/2008] Energia

Business & ecologia: chi investe per andare in perdita?

LIVORNO. L’eolico? E’ un business, quindi non va bene, è una vergogna che ci sia gente che specula sull’energia del vento. O ancora: «perché noi dobbiamo elargire il doppio o il triplo di contributi all’eolico rispetto ad altri Paesi? Si creano le condizioni di profitti esagerati, criminogeni….». Poi c’è chi sostiene che mettere torri eoliche nell’incontaminata Toscana (salve qualche seconda casa, selve di antenne per la telefonia, strade, autostrade, porticcioli turistici….) sia come bruciare quadri d’autore per scaldarsi. Non mancano interventi come quello di un consigliere regionale di Federcaccia che accusa le pale eoliche di frullare gli uccelli (privandoli così della possibilità di essere impiombati dai cacciatori). E poi ovviamente ci sono i giornali, che parlano sempre di mega torri, di impatti enorme, di scenario devastante, di mega progetto, di ambiente sconvolto…

Brani e battute tratte una rassegna di riflessioni che in quest’ultima settimana sono state pubblicate sui quotidiani toscalinj: per lo più lettere inviate da cittadini alle varie redazioni sulla scia dell’intervento pubblicato il 9 agosto scorso sul Tirreno da parte di due consiglieri dell’associazione Italia Nostra, che prendendo ad esempio il caso Scansano, si chiedevano “Chi guadagna con l’eolico” e chi specula sull’ecobusiness del vento.

Ora senza entrate nel merito dei singoli parchi eolici, delle autorizzazioni, dell’energia prodotta o no, crediamo sia opportuno ricordare una regola semplice semplice: chiunque fa un’intrapresa difficilmente investirà dei soldi nella speranza di non guadagnarci, di andare in perdita e di fallire. Qualunque “intrapresa”, e quindi anche un’azienda che si impegnerà per anni nella progettazione e poi nell’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie a far muovere pale eoliche, inseguirà il business. E sarà un ecobusiness, che significa che invece di guadagnarci solo l’imprenditore ci guadagnerà anche la collettività, in termini di emissioni inquinanti risparmiate.

Se poi si ritiene che i contributi assegnati all’eolico siano troppi, è bene fare altre due considerazioni: la prima è che se si raffronta il dato con la Germania per esempio, gli incentivi italiani saranno naturalmente più alti in quanto la Germania da anni ha scelto di investire nell’eolico e ha già moltissimi parchi funzionanti, mentre in Italia il settore è in fase di decollo. In secondo luogo viene da chiedersi, dove si vorrebbero spostare questi incentivi? Forse qualcuno spera che sia meglio distoglierli all’eolico per consegnarli al carbone (‘pulito’, of course), o al nucleare (che paghiamo già abbondantemente in ogni nostra bolletta elettrica, sia per finanziare la ricerca sia per coprire i costi dello smaltimento delle scorie radioattive prodotte 30 anni fa e che non sappiamo ancora dove mettere).

Insomma, è proprio buffo pensare che dopo decenni in cui si è detto che le alternative alle energie fossili non erano economiche, ora si accusino di essere troppo economiche.

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