[14/08/2008] Energia

I ladri di pannelli fotovoltaici, da Collesalvetti al Nord Africa

LIVORNO. A Collesalvetti (Li), nella notte tra il 12 e il 13 agosto, i soliti ignoti hanno fatto un colpo che ormai non è più così strano: hanno rubato 185 pannelli solari, per un valore di 130mila euro, "ripulendo" più della metà del campo fotovoltaico costruito a dalla "Ies Solare" e inaugurato solo a febbraio. Un furto voluminoso che richiede una discreta organizzazione e che sembra aver impegnato una dozzina di persone.

La prima notizia di questi furti è del 9 febbraio 2005, quando nella centrale fotovoltaica di Teggiano, in provincia di Salerno, vennero beccati due marocchini che rubavano pannelli solari, che vennero subito battezzati i primi "ladri ad energia verde" della storia italiana. Dopo di allora c´è stato un vero e proprio boom di furti di pannelli fotovoltaici: oltre 200 solo nel 2007, con decine di migliaia di pannelli trafugati. Il più clamoroso è stato sicuramente quello nella centrale fotovoltaica dell´Enel di Serre Persano, sempre in provincia di Salerno, dove sparirono 7.000 dei 60.000 pannelli installati ed anche qui fu colta sul fatto dai carabinieri una banda che rivendeva i pannelli in Spagna e Nord Africa.

E che il Marocco, l´Algeria e la Tunisia siano i Paesi dove arrivano i pannelli rubati in Italia lo ha reso clamorosamente visibile il sequestro a Genova di 150 pannelli fotovoltaici destinati ad alimentare il nuovo depuratore nel comune di Poggiorsini in provincia di Bari. rubati nelle Murge e caricati su due veicoli che stavano per imbarcarsi sul traghetto per Tangeri.

Ma come mai agli arabi mediterranei piacciono tanto i pannelli fotovoltaici italiani? Lo spiega benne Ermete Realacci, all´epoca presidente della Commissione ambiente della Camera, che nel 2007 aveva presentato sull´argomento un´interrogazione sull´argomento agli allora ministri dell´interno, Giuliano Amato, e dell´ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.

Realacci partiva proprio dal furto nel barese sottolineando che «Questo episodio si va ad aggiungere ad una lunga serie di furti di pannelli solari, sui quali da tempo sta indagando la Polmare, destinati ad alimentare centrali pubbliche, fabbriche, case private e diretti per la stragrande maggioranza in Nord Africa».

I pannelli poi finiscono sul mercato interno dei Paesi del Magreb, che non può permettersi un fotovoltaico a prezzi occidentali ma ha un grande bisogno di energia, soprattutto nei posti più isolati e non serviti dalla rete elettrica, e vanno magari a prendere "certificati verdi" o vengono utilizzati in progetti per lo sviluppo delle energie alternative che rientrano nei meccanismi del commercio internazionale delle quote di CO2, ripagati così magari dagli stessi Stati in cui sono stati rubati..

Ma secondo Realacci dietro i furti c´era anche qualcosa di molto più italico: «alcune aziende lucrano sui finanziamenti pubblici, attraverso un gioco di appalti e subappalti, presentando preventivi per forniture che rispettino certi standard di qualità mentre effettivamente installano materiali molto più scadenti, arrivando a guadagnare da 0,42 a 0,49 euro per ogni kilowatt di energia pulita prodotto in un anno´. ´Si tratta di un danno enorme allo sviluppo, nel nostro paese, della produzione di energia da fonti rinnovabili. ´Lo Stato mette a disposizione ingenti finanziamenti per un settore che nel nostro Paese ha enormi potenzialità e sul quale é necessario continuare ad investire. Inoltre per molte comunità medio-piccole rappresenta una prospettiva essenziale anche per iniziative ad alto contenuto civico come l´illuminazione di parchi pubblici, asili, piste ciclabili, incroci pericolosi».

L´attuale ministro ombra dell´ambiente del Partito Democratico chiedeva di «dare avvio ad un´indagine più approfondita su un fenomeno che rischia di avere gravi ripercussioni sull´economia delle amministrazioni pubbliche e di disincentivare investimenti in un settore chiave per lo sviluppo economico del nostro paese».

Intanto i furti continuano ed aumentano, e il Gestore dei Servizi Elettrici sta cercando di creare un archivio con le matricole di tutti i pannelli immessi sul mercato e prima di autorizzare gli incentivi verifica la banca dati per controllare che non venga utilizzato materiale di provenienza illecita, ma è difficile perché i pannelli sono prodotti quasi tutti all´estero e non esiste uno standard internazionale. Si sta tentando di arrivare a una marcatura simile a quella che si usa per i telai delle auto.

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