[13/08/2008] Consumo

Turismo e crisi: anche le mucche più floride non possono essere munte all´infinito

LIVORNO. Il turismo supera la crisi. Anzi no, per il 64% dei gestori la stagione sta andando male. Però forse il mare si salva, anzi sta andando benone. La montagna invece arranca. Le isole così così. La Val d’Aosta è desolatamente vuota. E’ boom degli agrituirismi, ma solo nel week end, perché le vacanze sono sempre più corte. Ma il caro benzina ha frenato proprio il mordi e fuggi. E allora si preferiscono voli low cost… che non sono più low e ti tartassano col bagaglio che eccede il peso…

Insomma, sotto l’ombrellone ce n’è per tutti i gusti: oggi ci sono i dati della Confcommercio sul Sole 24 Ore, domani ci saranno quelli di qualche associazione dei balneari su un altro giornale. E come al solito ci sarà chi si lamenta e chi si dice “soddisfatto anche se”, perché un ‘però’ ci sta sempre bene, a prescindere (In realtà il presidente di Federalberghi lancia l’allarme già oggi, sul Giornale, del rischio di lavorare in perdita).

Quello che sicuramente non sembra registrare opinioni diverse e contrastanti, come sempre e come in tutti i settori, appare essere il mercato dei ricchi: gli esempi riportati dal quotidiano economico sono quelli degli hotel più snob di Rimini, quelli con camere che arrivano a sfiorare i mille euro a notte e che nel mese di luglio hanno avuto quasi il tutto esaurito (92%). Anche grazie ai nuovi ricchi russi, che prendono d’assalto la riviera romagnola e Rimini in particolare, che nonostante il mare tutt’altro che da favola, tiene il passo delle mete più blasonate, grazie al giusto di mix tra marketing e mercato di nicchia (dei ricchi).

Del resto non è una novità che grazie all’immagine, città come Rimini, che ha la più alta concentrazione al mondo di posti letto (dopo Miami) e quindi anche un considerevole spianamento di cemento sul suo territorio, riescano a competere ai più alti livelli, magari aggiungendo ogni anno qualcosa al tessuto urbano, ovviamente grazie ad architetti di fama.

Ma finito di leggere lo spot pubblicitario alla perla della Romagna, rimane in testa un dubbio su quanto ci sia di autentico e sostenibile a stare una settimana in vacanza in città che assomigliano sempre più a Disneyland oppure su quanto possa essere insopportabile ascoltare annunci come quello fatto in questi giorni da Briatore per il suo Billionaire sulla Costa Smeralda: «La crisi c’è e si sente a tutti i livelli A dimostrazione che il mio non è un locale per ricchi abbiamo quindi deciso di riservare un menù turistico a 200 euro circa».

Il problema è che nel mezzo del turismo mordi e fuggi e di quello dei ricchi che si possono permettere le lasagne di Briatore, non ci sia una politica turistica vera. Forse questo è dovuto al´impoverimento della classe media che cambia usi e consumi, ma soprattutto sembra che davanti alla crisi, fatta di seconde case sfitte e di alberghi pieni ormai solo a ferragosto, invece di cercare nuove e più sostenibili strade, la risposta sia solo quella della riproposizione e del rilancio di un modello di turismo che dimostra la sua crisi proprio nei luoghi più sensibili.

Anche la sottosegretaria al turismo Brambilla crede di far ritornare competitiva l´Italia con nuovi porti, nuovi alberghi, nuovi appartamenti lungo le coste di un Paese che ne ha già soffocate sotto il cemento più della metà. C´è ancora l´illusione che la gente vada in vacanza per trovare l´albergo o l´appartamento, non per trovare un posto unico un ambiente integro, una situazione particolare ed irripetibile.

Con la globalizzazione competitiva al ribasso e la svendita al maggior offerente, forse attireremo i charter russi low cost e ritaglieremo il buen ritiro per qualche oligarca mafioso, per un turismo poco schizzinoso e da sopravvivenza, ma alzare il numero non aumenta la qualità e svendere il territorio e la bellezza è svendere la prima ed unica risorsa del turismo.

Forse è qui, più che nella crisi nazionale che produce il nuovo turismo pendolare stile anni ´50 da poveri ma belli, il nucleo duro e indigeribile dell´impasse del turismo italiano, un Paese che ha così tanta bellezza e cultura da esserne accecato, fino alla trascuratezza ed alla dimenticanza. Ma anche le mucche più floride non possono essere munte all´infinito.

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