[12/08/2008] Comunicati

La Bolivia, dal Che al referendum di Morales per la proprietà delle risorse

LIVORNO. Sorpresa: i poveri sono di sinistra, gli piace il "socialismo" andino di Evo Morales e vogliono che sia nazionalizzato il gas boliviano e ridistribuiti i suoi profitti per alleviare la miseria della popolazione india.

Il referendum revocatorio al quale si è sottoposto il primo presidente indigeno latinoamericano, Evo Morales, lo ha confermato saldamente al potere con il 63,1% dei voti (quasi il 10% in più del 53,7% con il quale fu eletto nel 2005) ed una massiccia partecipazione popolare al voto (83,3%), ma gli consegna un paese diviso sia territorialmente che per classi.

Le province occidentali, indie e cocalere, hanno dato al rivoluzionario Morales ancora più voti che al momento della sua elezione alla presidenza, le quattro orientali "bianche" e criolle, hanno bocciato la politica di Morales, ma con un calo di votanti: il no alla conferma del presidente del Movimiento al Socialismo ha raggiunto il 59.9% a Santa Cruz, il 59.1 a Tarija, il 53.5 nel Beni ed a Chuquisaca, anche se solo a Santa Cruz e Tarija Morales ha preso meno voti che alle elezioni presidenziali.

Se i "ricchi" orientali e secessionisti hanno detto no e vorrebbero continuare a vendere il loro gas a statunitensi ed europei, i poverissimi degli altipiani occidentali e gli abitanti della capitale La Paz e delle altre città hanno appoggiato in massa Evo, come lo chiamano semplicemente gli indios, e in Bolivia si dice che le elezioni si vincono a La Paz...

Morales ha preso addirittura l´80.8% dei voti nella provincia di Potosì, il 78.6 ad Oruro, il 77.1 nella capitale, il 65.7 a Cochabamba e se l´è cavata per un soffio a Pando con il 51.8%.

Il referendum era anche sulla conferma dei governatori delle province ed i ribelli hanno vinto a Santa Cruz, Tarija e Beni.

Quello che gli Usa e l´occidente dipingono come una specie di dittatore populista ha organizzato elezioni impeccabili dal punto di vista democratico e le ha vinte a mani basse, dando un segnale di democrazia popolare effettivo, cosa che probabilmente fa più paura alla destra boliviana ed alle multinazionali energetiche delle sparate di Ugo Chavez.

Ora Morales è più forte, ha nelle mani un consenso che è anche il frutto di un´inedita coscienza di classe india e dei lavoratori delle grandi città, ma ha anche la necessità di trovare un accordo riconciliatorio con i governatori di destra delle province orientali, sempre più tentati dalla rivolta indipendentista, che vuole separare fisicamente la Bolivia ricca da quella povera.

Il popolo bioliviano ha detto sì alla continuità del "proceso de cambio" avviato con decisione da Morales che ha definito la sua conferma «giorno storico, perché è la prima volta che il popolo boliviano ha il diritto di revocare o ratificare il suo presidente ed i suoi rappresentanti. Il presidente ed i prefetti si sottomettono ad un esame davanti al popolo per difenderlo meglio».

Il risultato plebiscitario obbliga l´opposizione (e il governo statunitense e le multinazionali che la appoggiano) a prendere atto che la maggioranza dei boliviani appoggia le nazionalizzazioni energetiche di Morales e il suo appoggio ai cocaleros ed ai piccoli contadini che reclamano le terre dei latifondisti, ma obbliga anche il Movimiento al Socialismo e le altre formazioni della sinistra boliviana a porsi una prospettiva di governo di lungo periodo della Bolivia, evitando la spaccatura in due del Paese attraverso un dialogo con l´opposizione che non nasconde pulsioni indipendentiste sostenute da un malcelato pregiudizio razziale e da un egoismo economico della parte più sviluppata della Bolivia.

Non a caso il trionfatore Morales ha detto che si deve avviare al più presto «un dialogo sincero e trasparente pensando a tutti i boliviani ed alla Patria». E anche questa vittoria non è un caso. L´inflessibile presidente indio ha conquistato il cuore dei boliviani con la sua schiettezza ed onestà, parlando con i poveri un linguaggio di sinistra che è ancora di liberazione e modernità nelle Ande, ma subito dopo la sua vittoria ha detto che all´interno della nuova Costituzione della Bolivia dovrà essere trovato spazio per l´autonomia del popolo e non per i piccoli interessi.

Il messaggio ai governatori filo-liberisti è forte: rinunciate ad ogni velleità indipendentista, ascoltate il popolo che vuole continuare i cambiamenti nella democrazia.

Il "comunista" Morales ha accettato la sfida democratica, che è soprattutto una sfida sul possesso e l´utilizzo delle risorse di uno dei Paesi più poveri del mondo, e l´ha vinta facendo camminare la lotta per la dignità e l´emancipazione degli indios e dei poveri del suo Paese su gambe e strade inedite che probabilmente erano impensabili per Ernesto Che Guevara che venne a morire proprio in Bolivia per una rivoluzione di classe che è stata fatta con altri mezzi e sanzionata con due voti democratici.

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