[18/04/2006] Comunicati

«La Cisl Toscana per uno sviluppo compatibile socialmente e ambientalmente»

FIRENZE. «La Cisl la sua scelta l’ha fatta nel congresso del maggio scorso, ed è una scelta chiara: al centro del modello di sviluppo poniamo l’uomo, la persona. E’ questo l’orientamento che cercheremo di portare nel Piano regionale di sviluppo». Più che una premessa, quella di Maurizio Petriccioli(nella foto), segretario regionale della Cisl Toscana, è un’idea di fondo alla quale non intende rinunciare, soprattutto quando si tratta di discutere di scelte di sviluppo della Toscana e del suo rapporto con la sostenibilità.

«Il nostro sindacato – dice – vuole discutere di quanto e come il territorio deve crescere, perché è convinto che ogni modello di sviluppo debba partire dalle vocazioni del territorio. Noi siamo per uno sviluppo che sia socialmente e ambientalmente compatibile con il benessere che i cittadini chiedono».

Segretario, lei quando si riferisce all’ambiente usa l’aggettivo compatibile, che però è diverso da sostenibile. Perché?
«Per questo motivo: ritengo che le compatibilità stiano nel dialogo. E non esiste modello di sviluppo che non sia stato discusso con la comunità. Non credo ad alcun modello di sviluppo, ad alcuna grande opera, ad alcun intervento su territorio senza che sia discusso con il territorio. Noi veniamo da anni nel quali hanno provato a farci credere che la questione centrale era il costo del lavoro, poi che la capacità di competizione dovesse essere sviluppata tutta sulla flessibilità. Oggi, franati, questi due argomenti, bisogna che torniamo ad un ragionamento che è l’unico possibile: lo sviluppo parte dal protagonismo di politica e attori sociali del territorio».

Secondo lei è possibile pensare e pianificare una crescita quantitativa dell’economia illimitata? Insomma, il dogma della crescita si può mettere in discussione?
«E’ possibile mettere in discussione qualunque dogma economico, questo almeno ci insegna la storia. Le regole economiche valgono in un contesto, non sono da prendere come regole assolute. Il punto è fare una analisi di una situazione reale e discutere parlando del modo concreto nel quale si interagisce con il territorio. Io sono convinto che sia giusto cercare la crescita, ma che sia compatibile e che porti benessere. La crescita come elemento di scambio per avere benessere. Nel Piano regionale di sviluppo vogliamo discutere della situazione economico produttiva, ma anche di uno scambio che parli di servizi socio-sanitari e di cittadinanza. Non è un problema di formule, ma del mantenimento di un equilibrio».

Sarebbe d’accordo nell’introdurre indicatori di sostenibilità ambientale da affiancare a quelli che tradizionalmente misurano la crescita economica?
«Io sarei d’accordo sull’introduzione di due indicatori: la contabilità ambientale e quella sociale. Dal solo dato del Pil non siamo in grado di leggere se un territorio va bene o no. Ed i motivi ormai sono chiari: il primo di tutti è che può esserci crescita senza occupazione. In qualsiasi comunità il reddito è uno degli elementi, ma ci sono altri guadagni che sono sociali e ambientali. Penso che i bilanci sociale e ambientale possano completare il quadro, ritengo che non siano assolutamente in contrapposizione con le esigenze di sviluppo economico, questa credo sia una visione ormai affermata almeno in Toscana. Penso al patto per lo sviluppo firmato anche dalle organizzazioni sindacali: l’ambiente non era uno dei quattordici progetti, ma era una componente trasversale a tutti i progetti. E’ uno degli elementi di quadro di un sistema. Se non avessimo questa convinzione, andremmo incontro a problemi molto rilevanti»

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