[21/07/2008] Urbanistica

L´idea del Veneto: finanziare il recupero dell´edilizia rurale tradizionale

LIVORNO. La Giunta regionale del Veneto ha approvato il progetto di legge per il “finanziamento di interventi di recupero dell’edilizia rurale tradizionale, prevalentemente lignea, nella montagna veneta”: una serie di disposizioni volte a promuovere la tutela del patrimonio edilizio tradizionale rurale, caratterizzato dalla prevalenza di strutture e tamponamenti in legno perché “preziosa testimonianza delle culture e delle tradizioni costruttive storiche, nonché dell’identità locale”. Contributi finanziari, progetti esemplari e interventi pilota sono gli strumenti per il recupero di qualità degli edifici esistenti.

La Regione Veneto infatti concederà fino alla misura massima di 10mila euro per la spesa di progettazione e fino alla misura massima del 50% per la spesa di realizzazione del progetti di recupero ossia per gli esempi di progettazione e realizzazione di recuperi capaci di conservare il valore storico-testimoniale degli edifici. Un “valore” determinato dai materiali e dalle tecniche costruttive tradizionali (scelta e reperimento dei materiali da costruzione, lavorazioni, tecniche di montaggio, ecc.), ma anche e soprattutto dalle superfici edilizie (patine, decorazioni, finiture, ecc.) e nell’inserimento dell’edificio nel microcontesto e nel paesaggio (recinzioni, attacco a terra, accessibilità, ecc.).

Dunque l’intenzione della Giunta Regionale è quella di approvare annualmente un bando che detti i criteri per la selezione delle proposte progettuali oltre che nominare una commissione tecnico scientifica per individuare e selezionare i casi meritevoli di contributo.
E per diffondere i risultati di queste esperienze la Regione non esclude la possibilità di iniziative di “disseminazione” come esposizioni, pubblicazioni, convegni e seminari, anche dedicati alla formazione degli operatori e dei portatori di interesse. Tant’è che la Regione si ripropone di regolamentare (con apposita disciplinare) le visite agli edifici a favore di coloro che intendono realizzare interventi analoghi o dei tecnici preposti al monitoraggio.

Il recupero dell’architettura montana rurale tradizionale è parte di una problematica che da decenni coinvolge le aree montane dell’intero arco alpino: profonde trasformazioni sociali ed economiche hanno modificato gli insediamenti e i contesti, determinando fenomeni di declino demografico, di abbandono e di degrado degli immobili rurali.

La ricerca condotta dalla Regione del Veneto, nell’ambito del progetto Alpcity interreg IIIB Spazio Alpino tra il 2005 e il 2006, ha rappresentato un’occasione per focalizzare l’attenzione sul problema della qualità del recupero e per cercare risposte appropriate per la conservazione degli edifici rurali storici, con particolare riferimento al problema delle strutture in legno. (Il progetto Alpcity infatti era orientato alla ricerca e allo scambio di “buone pratiche”, cioè di esempi concreti a cui le comunità e gli operatori locali potevano fare riferimento e ispirarsi per migliorare la qualità delle loro azioni e dei loro interventi).

La tradizione costruttiva alpina caratterizzata dall’uso prevalente di strutture lignee è presente ormai in zone limitate (tra cui alcune aree della montagna veneta) e il recupero del legno pone problemi di natura scientifica, tecnica e realizzativa perché si tratta di un materiale fragile e organico.
Sicuramente il disegno di legge rappresenta il tentativo di presidiare e tutelare queste zone ma anche di recuperarle per l’utilizzo compatibile con il territorio. Punta sulla riqualificazione delle strutture esistenti e minimizza il consumo di suolo vergine (oltre ad avere un valore sociale e culturale).

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