[18/07/2008] Acqua

Dissalatori in Toscana? «Ottimi se usati per scopi industriali»

FIRENZE. Ieri la Regione Toscana ha annunciato, tramite l’assessore alla risorsa idrica Marco Betti, che è intenzionata a puntare sul processo di dissalazione per ridurre i prelievi sulle acque di falda e quindi i conseguenti impatti. Nel processo di dissalazione, in sintesi, l’acqua di mare arriva nel dissalatore tramite una pompa. Successivamente utilizzando il metodo dell’osmosi inversa passa, a pressione, attraverso alcune membrane.

Questa procedura consente di eliminare i sali presenti ma anche tutti i microrganismi, patogeni e non, fornendo quale prodotto finale un’acqua purissima, detta “acqua osmotizzata”. Prima di essere immessa in rete per uso potabile deve essere rimineralizzata. L’acqua così prodotta a buone qualità tanto che a Murcia in Spagna l’acqua “desalada” viene anche commercializzata in bottiglia, come una qualsiasi minerale. Secondo le stime di Cispel, in Toscana si potrebbe arrivare a produrre fino a 71 milioni di metri cubi di acqua dissalata all’anno, attraverso la realizzazione di nuovi impianti da realizzare lungo la costa e all’Elba. Due da 20 milioni di metri cubi ciascuno potrebbero essere collocati lungo il litorale livornese-pisano e lungo quello piombinese, quattro da 7 milioni ciascuno lungo le coste della Versilia, all’Elba, nella zona tra Follonica e Punta Ala, a Porto Santo Stefano e a Orbetello-Capalbio.

Abbiamo chiesto a Marcello Demi, ingegnere, collaboratore del Wwf che in passato si è occupato proprio di dissalazione, un parere sulle proposte della regione «non conosco il piano in modo particolareggiato ma le intenzioni mi sembrano buone. Prelevare l’acqua di mare, dissalarla per utilizzarla specialmente per scopi industriali, quindi con costi minori rispetto a quelli necessari per ottenere acqua potabile, è sicuramente positivo anche perché si diminuisce la pressione sulla falda. Pensi cosa vorrebbe dire per la Val di Cecina in cui l’industria preleva quantitativi ingenti di risorsa idrica dalle acque sotterranee. Aggiungo che proprio la Regione nella Via per il secondo impianto a Turbogas a Rosignano, aveva dato indicazione di inviare le acque utilizzate per il raffreddamento dell’impianto ad un desalinizzatore. Questo perché le acque di mare prima di essere utilizzate per il raffreddamento subivano un primo trattamento simile a quello del processo degli impianti di desalinizzazione. In questo modo l’acqua non tornerebbe al mare e nel ciclo il risparmio sarebbe notevole».

A Cecina è prevista, nell’area del nuovo porto turistico, la realizzazione di un impianto di dissalazione da 1.000 metri cubi al giorno, in grado di produrre acqua potabile e, grazie ad impianto solare termico, anche acqua calda. Cosa ne pensa?
« E’ un piccolo impianto ma che soddisfa le esigenze del porto per la produzione di acqua potabile in modo da renderlo autonomo idricamente ed indipendente dall’acquedotto comunale. Per produrre energia elettrica oltre che acqua desalinizzata utilizzando il processo di osmosi, però sono necessari impianti di ben altre dimensioni, si parla di milioni di m3».

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