[17/07/2008] Comunicati

Torna Symbola tra qualità e ricerca di sostenibilità

LIVORNO. In un panorama di segnali negativi e di allarmi per la crisi economica in atto, che viene paragonata alla storica recessione del 1929 dal ministro dell’economia Giulio Tremonti, qualche sprazzo di ottimismo arriva da Symbola, la fondazione per le qualità italiane istituita nel 2005 da Ermete Realacci (Nella foto), che aprirà domani a Bevagna il suo classico seminario estivo.

Non è vero che siamo al tracollo dell’economia italiana, sostiene infatti Realacci, indicando che le supposizioni su cui si appoggiano gli ultrapessimisti, si basano su statistiche «talmente improbabili da far mettere in dubbio la validità metodologica per elaborarle» chiosa Realacci, anche se ammette che «l’Italia è senz’altro un paese complesso con deficit significativi».

Ma la soluzione esiste e la prospettiva indicata da Symbola è quella di rivalutare alcune delle caratteristiche del paese, che vanno dall’incommensurabile capitale sociale, all’ambiente, la cultura, la qualità della vita, la bellezza, per riconvertirle in una chiave che leghi sviluppo economico dei territori al mantenimento delle peculiarità di cui sono ricchi. L’obiettivo è allora quello di lavorare su questo mix per creare un modello di sviluppo diverso da quello che ha caratterizzato l’attuale e puntando su un concetto di ricchezza che non sia puramente economico e monetario, ma legato anche a valori immateriali.
Una ricetta antideclino che tra domani e dopodomani Symbola metterà al centro della discussione che vedrà impegnati imprenditori già illuminati con quelli che ancora rimangono ancorati al modello di riferimento legato al pil, giornalisti, amministratori e ambientalisti, con l’obiettivo di continuare a gettare semi per un nuovo e diverso raccolto.
Ne abbiamo discusso con Fabio Renzi, segretario generale di Symbola.

La qualità è l’elemento di forza della prospettiva antideclino proposta da Symbola. Il tema è come farla diventare un elemento chiave non solo nei settori di nicchia tipici del made in Italy, ma come elemento trainante dell’economia. Qual è la secondo lei la modalità?
«La modalità è quella di capire che ci sono tanti spazi dove è possibile entrare. Ad esempio il settore biomedicale, la meccanotronica, la chimica verde oppure sul fronte delle energie rinnovabili in cui abbiamo punte di di eccellenza interessanti come la casa di Cucinella, la filiera della produzione industriale di case accessibili a basso costo e orientate in senso sostenibile che sta a dimostrare che i successi ottenuti nei settori tradizionali li possiamo avere anche negli altri settori. Non basta più l´immaginario collettivo dell’Italia che ha trascinato sino ad ora il made in Italy, ma è necessario puntare su prodotti innovativi ed abbiamo il vantaggio di una piccola e media impresa che è abituata a rispondere a domande particolari, parcellizzate e quindi più adatta a riorentarsi e abbiamo già mondi che dimostrano che è possibile».

C’è un problema che appare sempre più evidente, che riguarda il limite delle risorse. La qualità può essere sempre interpretata come sinonimo di sostenibilità?
«Non penso che la qualità sia sempre sinonimo di sostenibilità. Ma la qualità a cui guardiamo è quella che utilizza nuovi materiali, energie rinnovabili, che è attenta a risparmiare materia ed energia. Se penso che la copertura del soffitto dell’aeroporto di Madrid è fatta di bambù dico che la qualità è ancora più interessante quando riesce a intercettare frontiere nuove e più sostenibili».

Si parla molto in questi giorni di crisi dei consumi e delle modalità per rilanciarli, ma come si può coniugare la qualità con la crescita dei consumi?
«Non si può pensare ad un consumo illimitato anche se di qualità. Quando un prodotto è buono è anche appagante e mette in discussione il principio quantitativo. Bisogna lavorare su questo aspetto, ma ci sono settori che hanno dimostrato nel tempo che ci si può arrivare. Il vino ad esempio è un settore in cui è cresciuta molto la qualità e sono diminuiti i consumi».

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