[17/07/2008] Urbanistica

Ancora sul caso cave di Campiglia

LIVORNO. Rispondo alla lettera di Grassi evitando di rimanere sul personale. La cava di Campiglia, su cui l’incontro di venerdì scorso ha acceso i riflettori, ha per Legambiente un problema assolutamente evidente per chiunque viva o passi semplicemente per la Val di Cornia. Un problema grande come una montagna che di giorno in giorno viene divorata. A noi interessa parlare di questo, siamo interessati a capire se si può ancora fermare questo scempio, se si può sperare che i ripristini che almeno in piccola parte dovevano essere fatti per evitare di far vedere la ferita in tutta la sua evidenza potranno finalmente diventare realtà. Se cominciamo a condividere questo punto, al momento non sembra così dalle risposte avute, possiamo cominciare a costruire un dibattito che sia anche utile.

Venerdì abbiamo saputo che con una delibera dirigenziale nel 2002 si è permesso di raddoppiare sostanzialmente la cava e di cambiare alcuni aspetti rilevanti della convenzione. Al di là delle competenze previste dalla Legge noi troviamo assurdo che una decisione che ha un tale impatto sul territorio venga presa in questo modo. Ci viene poi risposto che i ripristini sono in corso, che c’è un collegio cave che lavora, che cosa vogliamo? Semplicemente fare qualcosa per fermare o mitigare questo scempio. Ultimo, una risposta dovuta, invito tutti a approfondire il tema delle cave in Italia, Legambiente lo ha fatto con un dossier che potete trovare sul nostro sito internet e che fotografa la drammatica situazione italiana, i gravissimi ritardi, gli assurdi guadagni da parte dei cavatori a fronte di elemosine ai Comuni e non sempre (nelle Regioni del Sud si cava “gratis”). Non è un problema solo di Campiglia, è un problema anche di Campiglia.

*segreteria nazionale Legambiente

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