[16/07/2008] Vivere con cura di Marinella Correggia

La follia dell’aria “confezionata”

Cosa racconterebbe un termometro errante in Italia sull’aria condizionata nel nostro verde paese, cosa racconterebbe a persone che vivono nella calura totale tutto l’anno? Direbbe: “Ho visto cose in Italia che voi, abitanti dell’Iraq senza più energia elettrica per un ventilatore, contadini burkinabè a zappare nel Sahel, famiglie domiciliate sotto le lamiere di uno slum indiano - non potete nemmeno immaginare. Locali da brivido in luglio abitati da signori in cravatta e signore in foulard, magari con le persiane aperte alla gran luce calda. Giganteschi energivori fuoristrada con finestrini chiusissimi a riscaldare il mondo consumando non solo per il motore ma per l’aria fresca interna all’abitacolo. Pullman e treni piombati surraffrescati in tiepide mattinate montane...”.

Ci siamo di nuovo. Ai primi soffi di aria calda, già in aprile, immobili e mezzi di trasporto hanno virato direttamente, complice l’assenza di finestrini, In virtù di quale follia, individuale e collettiva, privata e pubblica, si deve stare a diciotto gradi in estate spingendo a fino al disagio l’aria condizionata (e a ventitrè in inverno arroventando gli ambienti con il riscaldamento, come abbiamo già fatto notare)? Così la ricerca di benessere termico porta a un’inversione termica folle e follemente energivora. Stranamente molte persone che non sopportano un po’ di caldo e freddo naturali tollerano o addirittura invocano disagevoli climi artificiali in stanze e mezzi sigillati, malsane bolle climatiche. Il condizionamento estivo fa balzi da ghepardo: di questo ritmo nel 2015 si arriverebbe al 70 per cento degli spazi residenziali. Ormai i consumi energetici estivi superano quelli invernali: il mercato dell´aria fresca gela la stanza e fa bollire il pianeta.

Dell’aria “confezionata” a dir male non si fa peccato e spesso ci si azzecca; anche rispetto all´impatto sulla salute e sul vero benessere (torcicolli, mal di testa e nausee, colpi di freddo, patologie da aria chiusa ecc.). Per star freschi senza riscaldare il clima è fondamentale la qualità dell’abitazione e il suo livello di coibentazione e protezione.

Molto si può fare in casa, sul luogo di lavoro, perfino sui mezzi pubblici per superare questa follia del freddo finto.

* Vecchi broccati e nuove tende. Un buon tendaggio all’interno ma ancor meglio all’esterno di tutte le finestre in luce sbarra l’ingresso a diversi gradi di calore. Le tipologie si sprecano: tendoni retraibili, ombrelloni, verande. Nuove le tende riflettenti e amovibili da esterni, a bande, rullo o plissé, che respingono l´80% dell´irraggiamento solare.

* Scuri, tapparelle e persiane. E´ banale ma in molti non lo fanno! Nelle ore più calde si evita l’immagazzinamento di calore tenendo abbassate le tapparelle e chiudendo i vetri esposti al sole.
* Poche fonti di calore. Preferire le lampadine a basso consumo che non (si) scaldano; evitare di stirare e di cucinare delizie al forno; lavare a mano le stoviglie.

* Ventilazione alternativa. Si incoraggia l’aria fresca a entrare e l’aria calda a uscire anche giocando con le correnti e spalancando le finestre di notte per chiuderle bene di giorno.

* Ventilatore. Consuma decine di volte meno dei condizionatori (ha una potenza di 60 W contro 1.500 e oltre); dunque un’ora di funzionamento provoca meni di 50 grammi di CO2, anziché il chilo e più della viziosa. Non ricicla aria sporca. Non assesta colpi della strega. Più efficaci i nuovi modelli turbo.

* Cravatte all’Equatore? Abiti larghi e tessuti leggeri lasciano respirare e non appiccicano. Giacca e cravatta hanno, in estate, la stessa logica delle stufe all’Equatore.

* Campagna “togli giacca e cravatta”. Manca in Italia una normativa che impedisca di scendere al di sotto di determinate temperature ma lavoratori, utenti e clienti possono far presente gli eccessi verso il basso e chiedere interventi. La differenza fra temperatura esterna e quella abbassata artificialmente indoor non deve essere superiore a 5-6 gradi. Protestare se in ufficio questa regola di buon senso non è rispettata e se le persone stanno in giacca e cravatta e foularino, o se l’aria condizionata sostituisce l’aria esterna anche quando questa è fresca, o se non esistono tendoni a schermare le finestre.

* Protestare sui mezzi. Quando l’aria condizionata su treni, pullman o bus urbani, è accesa o troppo alta in condizioni di inutilità (presto la mattina, o di notte, o in stagioni o giorni ancora freschi, o in presenza di venticello e possibilità di aprire i finestrini), converrà protestare e chiedere ragione. Magari offrendosi di aprire tutti i finestrini in cambio dello spegnimento. Meglio sarebbe telefonare per proteste all’azienda interessata (nel caso di bus e pullman, le ferrovie sono un tale colosso…).

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