[16/07/2008] Urbanistica

Caso cave di Campiglia, Grassi risponde a Zanchini (Legambiente)

CAMPIGLIA. E pensare che nel 1981 con Giancarlo Menichetti, Maurizio Giacobbe e Manrico Golfarini fondavamo a Livorno il primo circolo della Lega per L’ambiente in Toscana e sempre insieme partecipavamo, due anni dopo ad Urbino, al primo congresso nazionale alla presenza del padre dell’ecologia della mente, Gregory Bateson. E pensare che pochi anni più tardi, dopo aver conseguito la laurea, fui più volte ostacolato nell’accesso al pubblico impiego in quanto espressione di una cultura ambientalista che mal si conciliava con il governo del territorio. Il mio impegno svanì poco a poco a partire dal 1985 quando, in seno ai livelli nazionale e regionale, si aprì l’aspra discussione se continuare a fare dell’ambientalismo “scientifico” la nostra credenziale più convincente o se, come la maggior parte poi decisero, di abbracciare il movimentismo ed entrare in politica. Io mi fermai lì.

Del tempo, in effetti, ne è passato da allora ed oggi mi trovo a dirigere il settore tecnico del Comune di Campiglia Marittima, assediato da movimenti e comitati. A Edoardo Zanchini, che non ho il piacere di conoscere, intanto rispondo sulla base della sua intervista rilasciata a Greenreport, in attesa di ricevere le domande che sembra aver posto all’Amministrazione.

Zanchini sembra dimenticare il fatto che, oggi, tutte le autorizzazioni ad una qualunque attività di trasformazione del suolo rientrano in quella che si chiama “attività gestionale”, pertanto sotto l’esclusiva competenza della dirigenza. Così è, che piaccia o no, che sia opportuno o meno. Certo, la Giunta Comunale ed il Consiglio rimangono competenti per la formulazione di indirizzi e per gli atti di programmazione, ma non possono certo approvare un progetto di coltivazione e tanto meno rilasciarne l’autorizzazione. Benché la legge 78 sulle cave risalga al 1998, quindi ancora nel pieno della separazione epocale tra programmazione e gestione, già aveva sostituito l’atto della convenzione, quella sì competenza del consiglio comunale per effetto della legge 142 del 1990, con l’autorizzazione. Per questo l’articolo 13 della 78 riporta: “il provvedimento di autorizzazione è rilasciato dall’autorità comunale competente su proposta del responsabile del procedimento”. Non devo essere certo io a spiegare che in questi casi l’autorità competente è individuata nel dirigente.
Il livello della programmazione, nel caso delle attività estrattive, si deve rintracciare nelle scelte che i piani di settore che Regione e province (PRAER e PRAERP) sono chiamati ad approvare. A proposito: che fine ha fatto il piano provinciale? Per ultimo c’è il piano regolatore o il piano strutturale, anch’essi di competenza dei consigli comunali. Tutto il resto oggi è delegato agli organi gestionali dell’ente.

Autorizzare l’installazione di una pala eolica, di una centrale a biomasse o di un campo fotovoltaico è competenza esclusiva di un dirigente, posto che la normativa nazionale ha sancito, in via generale, che tali impianti possono essere installati su tutte le aree agricole del territorio nazionale.Non è compito né di un sindaco né di un presidente di provincia decidere se autorizzare o meno una centrale a biomassa da 20 Mw a filiera lunghissima in aperta campagna. Sapete che sollievo sarebbe per tutti i dirigenti. Ed a niente servirà il PIER recentemente approvato dal Consiglio Regionale fin tanto che tali indirizzi non si trasformeranno in norme prescrittive all’interno del Piano di Indirizzo Territoriale ed a cascata dentro i PTC provinciali e i PS comunali.

Per quanto riguarda invece il ripristino ambientale invito Zanchini a fare insieme a noi il prossimo sopralluogo a Monte Calvi ma da subito ad essere più chiaro nella formulazione dei concetti. Dalla sua affermazione sembra che il recupero già effettuato sia merito di San Vincenzo mentre Campiglia sta a guardare. Non ha senso l’affermazione “se si esclude San Vincenzo niente è stato fatto per il ripristino”. Informo una volta per tutte che l’unico progetto di coltivazione e di ripristino è stato approvato dal Comune di Campiglia, anche per il territorio che ricade a San Vincenzo. Siccome la parte alta della cava è, indiscutibilmente, nel territorio di San Vincenzo, delle due l’una: o anche San Vincenzo avrebbe dovuto ricevere la reprimenda di Legambiente visto che, citando Zanchini, “dalla parte più alta si doveva partire” per il ripristino, o i tecnici di Campiglia hanno vigilato, e bene, visto che il ripristino nella parte alta è stato effettivamente realizzato. I numerosi verbali di sopralluogo che in questi anni sono stati predisposti dal Collegio Cave sono lì a smentire tutte le diverse affermazioni.

Anche sulla questione del contributo all’escavazione rilevo una certa contraddittorietà nelle affermazioni di Zanchini. Da una parte afferma, giustamente, che gli oneri che i comuni percepiscono sono irrisori rispetto al presunto ricavo delle società esercenti. Dall’altra condanna moralmente gli stessi comuni che non sanno rinunciare a tali entrate e per questo favorirebbero gli scempi ambientali. A parte il solo fatto che noi saremmo anche dei grandi masochisti in quanto le cave le abbiamo ereditate dalla storia mentre il contributo regionale in favore dei comuni è in vigore solo dal 1999, vorrei solo ricordare a Zanchini che quel contributo è servito al Comune di Campiglia non per asfaltare le strade o per costruire asili nido, attività in ogni caso meritevoli, ma per aprire e mantenere in vita il parco di San Silvestro e la nostra società di gestione.
Avrei voluto avere al mio fianco Zanchini e Legambiente quando per tutti gli anni novanta abbiamo cercato di convincere la Regione Toscana ad istituire un contributo a favore dei comuni, o quando, più di recente, abbiamo sollecitato la stessa Regione ad aggiornare il contributo ancora fissato con le vecchie lire e convertito in euro: in questo caso l’equivalenza “mille lire un euro” non può essere applicata. Li avrei voluti avere al mio fianco quando per anni, prima con il Ministero dell’Industria e dopo con la Regione Toscana, il Comune di Campiglia Marittima da solo ha ottenuto la sospensione della concessione mineraria di Monte Valerio dimostrando l’inconsistenza della coltivazione del minerale. E dovranno essere al nostro fianco quando, una volta scaduta l’autorizzazione di cava, la società titolare proverà a vantare i diritti passati e mai definitivamente decaduti.

Vorrei sapere da ex “legambientino” se la battaglia che l’associazione ha intrapreso riguarda Campiglia e la sola cava di Monte Calvi o l’intero sistema di attività estrattive presenti in Val di Cornia, o quelle presenti nell’intera provincia di Livorno, o quelle in Toscana, o quelle nell’intero Paese. Siccome a Campiglia è nato il comitato contro la cava di Monte Calvi e non contro le cave della Val di Cornia, non vorrei che si trattasse di una schermaglia politica tutta locale dove Legambiente è soggetto inconsapevole. Spero di sbagliarmi, ma se fosse così non perderò un attimo a ritirarmi nuovamente in disparte, come ho fatto negli ultimi 20 anni, e a portare nel lavoro di tutti i giorni, certo con i limiti che ognuno si porta dietro, quello che mi è rimasto di un’esperienza giovanile davvero formativa.

*Dirigente settore assetto del territorio del Comune di Campiglia

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