[15/07/2008] Urbanistica

Caso cave di Campiglia, la replica del sindaco e della giunta

CAMPIGLIA MARITTIMA. Quanto sostenuto dall’architetto Zucconi durante l’iniziativa sulle cave svoltasi venerdì a Venturina come presunta ricostruzione dei fatti che fino ad oggi si dice sono stati “occultati”. In realtà si fa riferimento a questioni ben note perchè oggetto non solo di atti pubblici, ma di dibattiti in consiglio comunale e assemblee cittadine, presentandole in modo tendenzioso e accompagnandole con affermazioni false o distorte così da arrivare a presunte clamorose rivelazioni, tali da gettare discredito sull’operato delle amministrazioni comunali che si sono susseguite negli anni.

Si inizia con la polemica sul rilascio della documentazione per la quale lascio la risposta alla dirigenza comunale; resta il fatto che ogni cittadino paga le fotocopie, non si capisce perché non dovrebbero farlo un comitato o un architetto. Si continua poi citando un piano di coltivazione risalente al 1994, poi un ipotetico piano di coltivazione del 1998 con proroga al 2016 e una nuova autorizzazione nel 2000. In realtà nel 1994 non fu nessun piano coltivazione, ma un protocollo d’intesa che impegnava il Comune ad approvare un piano di coltivazione e ripristino ventennale e la Lucchini ad erogare il contributo che serviva ad acquisire il Parco di San Silvestro. Il piano previsto dal protocollo è stato presentato dalla proprietà nel 1996, approvato dal consiglio comunale nel 1998 con scadenza 2016 e infine autorizzato con determinazione dirigenziale nel 2000 perché nel frattempo era entrata in vigore la legge regionale 78/98 che definisce questo atto di competenza dirigenziale. La liberalizzazione della vendita del materiale risalente al ’97, successiva alla presentazione del piano avvenuta nel ‘96, è stata decisa, come è stato più volte ricordato, per motivi di sicurezza e di tutela ambientale, per evitare l’accumulo di materiale di scarto in area di cava. Altre falsità vengono affermate sullo stato dei ripristini, più volte smentite dal collegio attività estrattive. In tutta la parte alta della cave è ormai ben visibile il ripristino eseguito.

Il ritardo che si può rilevare è il frutto delle anticipazioni nelle fasi di coltivazione che hanno interessato la parte bassa della cava. Oggi tali anticipazioni sono terminate e la cava ha ripreso a lavorare secondo il piano originario. Quindi il tempo del ripristino perso prima, sarà recuperato più avanti per effetto della coltivazione già effettuata. L’architetto Panichi fa poi un’affermazione completamente errata. Non siamo a conoscenza se egli abbia eseguito per il Comune di San Vincenzo nel passato un progetto di recupero della parte alta della cava di Monte Calvi, ma sappiamo invece che il ripristino di tutta la cava, e pertanto anche la parte che rientra nel Comune di San Vincenzo, è inserito nell’unico progetto di coltivazione presentato al Comune di Campiglia e da noi approvato con il parere di San Vincenzo in sede di conferenza di servizi. Tra gli elaborati tecnici approvati non ci sembra di ricordare qualcosa a firma di chi è intervenuto nell’assemblea con tale affermazione. Tanto più che i controlli sia dell’escavazione che del ripristino li ha sempre svolti il personale tecnico di Campiglia, anche per la parte fuori dal proprio territorio.
Ma l’insinuazione più grave è relativa alla modifica del piano di coltivazione la cui autorizzazione come più volte è stato detto, risale all’agosto del 2002. Questa autorizzazione si basa su una richiesta avanzata dalla proprietà Lucchini nel luglio 2000, sono stati necessari due anni e due conferenze di servizi per arrivare al rilascio dell’autorizzazione nell’agosto 2002; il subentro della nuova proprietà, che data 2004, è come evidente successivo. Anche il riferimento al protocollo sottoscritto dal Circondario, dai Comuni e dalla Regione Toscana è inesatto e infatti questo data ottobre 2002, quindi è successivo alla autorizzazione della modifica del piano di coltivazione rilasciata nell’agosto 2002 e avviata a luglio 2000.

E’ quindi una insinuazione non corrispondente al vero quella di chi dice che si stabilisce una relazione tra i due eventi, cioè quello della modifica del piano e il subentro della nuova proprietà. Lo si fa giocando sulla pelle dei lavoratori che operano in cava perché le motivazioni di quella modifica erano legate alla necessità di incrementare la profondità dei gradoni per garantire migliore sicurezza per il passaggio dei nuovi mezzi di trasporto (dumper). Il passaggio dai 22 agli 11 gradoni è esattamente questo. Circa il pagamento anticipato dei contributi dovuti dalle cave al Comune, è bene evidenziare che si tratta della stessa procedura di anticipazione attuata nel ‘94 e che fece sì che il Comune avesse le risorse per acquisire il parco. Questa prima erogazione andava ad esaurimento nel 2002. E’ evidente come fosse interesse del Comune, a fronte della modifica del piano di coltivazione in via di autorizzazione, pretendere anche in questo caso l’anticipo dei contributi; la suddivisione del corrispettivo totale dovuto fu calcolata in una quota annua analoga a quella precedente, da versare a partire dal 2003, così da garantire tra l’altro, le entrare per coprire le spese derivanti dal contratto di servizio con la società dei parchi, in discussine in quel periodo.

Condividiamo inoltre quanto detto da Legambiente circa l’inadeguatezza dei canoni dovuti ai Comuni per l’attività estrattiva; è bene però ricordare che i comuni riscuotono quanto è stabilito dalla Regione Toscana e non potrebbero fare altrimenti. Questo corrispettivo purtroppo, non è mai stato adeguato e su questo dovrebbe darci spiegazione qualcuno dei presenti al convegno di Venturina che fino al 2005 ha coperto in regione ruoli di primo piano.

Vista poi la tendenziosità con cui si è relazionato al convegno, non meraviglia che si sia omesso il fatto che nel 2006 l’Amministrazione comunale di Campiglia, dopo un lungo approfondimento, ha abbandonato la variante al PRG che prevedeva lo spostamento degli impianti e la eliminazione del traffico con i camion perché, a fronte di questa ipotesi, si richiedeva un nuovo piano di coltivazione con scadenza al 2026, che l’Amministrazione comunale in piena autonomia, ha giudicato inaccettabile.

Sulla precedente dichiarazione del sindaco, abbiamo ricevuto e pubblichiamo questa dichiarazione di Paolo Benesperi: «La sindaca Velo nell’ambito delle sue dichiarazioni sulla questione Cave di Campiglia afferma: “…E’ bene però ricordare che i Comuni riscuotono quanto è stabilito dalla Regione Toscana e non potrebbero fare altrimenti. Questo corrispettivo purtroppo, non è mai stato adeguato e su questo dovrebbe darci spiegazione qualcuno dei presenti al convegno di Venturina che fino al 2005 ha coperto in Regione ruoli di primo piano…». Sono andato con la mia memoria a quella assemblea per capire a chi potesse riferirsi la sindaca e ho capito che si riferiva al sottoscritto. Se la prossima volta la sindaca fosse così gentile da chiamarmi per nome e cognome mi eviterebbe sforzi mentali e le sarei molto grato. Sì, purtroppo sono colpevole perché, come è noto, nella mia attività regionale mi sono sempre occupato di cave e di oneri connessi ed ho commesso gravi dimenticanze. Chiedo scusa, ma, forse più propriamente, la sindaca dovrebbero chiedere spiegazioni a qualche altro assessore più competente di me. Sono sicuro che lo troverebbe sommerso da istanze di aumento del valore del contributo presentate dal Comune di Campiglia».

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