[15/07/2008] Energia

Ue e Cina: al centro energia ed ambiente

LIVORNO. Gli screzi tra Francia e Cina sul Tibet sembrano ormai del tutto dimenticati e, mentre la fiamma olimpica si avvicina al braciere di Pechino, l’ambasciatore francese in Cina, a Hervé Ladsous (Nella foto), annuncia che «L’energia e l’ambiente saranno al centro di due incontri diplomatici importanti tra la Cina e l’Unione europea».

La sfuriata mediatica di Sarkozy durante la rivolta di Lhasa si è spenta man mano che la Francia si avvicinava ad assumere la presidenza dell’Ue, trovandosi impantanata nella crisi del trattato di Lisbona dopo il voto irlandese e nella crescita senza freni dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari.

Secondo l’ambasciatore francese a Pechino «La Francia ha di fronte quattro sfide principali: energia ed ambiente, immigrazione, la politica agricola comune ed anche la politica della difesa. Queste quattro sfide sono ugualmente associate alla Cina. Occorre rafforzare il dialogo tra la Cina e l’Europa in questi settori, e in particolare in quello dell’energia e dell’ambiente. I quattro temi saranno nell’agenda del settimo Dialogo Europa-Asia di fine ottobre a Pechino e dell’undicesimo summit Cina-UE dell’inizio di dicembre in Francia». Intanto l’inflessibile Francia della difesa dei diritti umani ha reiterato la suo posizione favorevole all’embargo europeo di vendita di armi alla Cina, ma riconosce che sarà difficile ottenere il consenso di tutti e 27 i Paesi dell’Ue.

Evidentemente in Europa esiste ancora qualcuno che pensa che non ci si possa lamentare se una dittatura opprime le sue minoranze etniche e religiose e poi fornirgli le armi per farlo meglio. Ma, come abbiamo scritto più volte, l’Europa non è in grado di fare troppo la schifiltosa sulla violazione dei diritti umani in Cina: l’Ue è il primo partner commerciale del governo di Pechino e le sue industrie investono sempre di più nella “società armoniosa” del comunismo-turboliberista.

Più che i monaci tibetani, a preoccupare l’ambasciatore Ladsous e l’Unione europea è il crescente deficit commerciale tra le due parti (a vantaggio della Cina) e la situazione della protezione dei diritti di proprietà intellettuale in Cina. A quelli umani ci penseremo, indignandoci per qualche ora quando filtreranno le immagini di una qualche rivolta etnica o contadina troppo grossa da nascondere sotto i dati della crescita cinese.

Torna all'archivio