[15/07/2008] Rifiuti

Argentina: scoperto metodo biologico per decontaminare reflui industriali, agricoli e urbani

LIVORNO. Una ricerca realizzata dalla facoltà di farmacia e biochimica dell’Università di Buenos Aires (Uba) e dall’Instituto nacional de tecnología industrial (Inti), ha ottenuto un nuovo metodo di decontaminazione dei reflui attraverso la biodegradazione. Secondo l’Inti «Come risultato di questo lavoro è stato provato che i batteri e le comunità batteriche autoctone selezionate sono state capaci di degradare e detossificare reflui contenenti composti organici persistenti. Questo studio permette di pianificare strategie di “biorimedio” dei reflui liquidi industriali o agricoli e di ecosistemi acquatici contaminati».

Secondo Virginia Gemini, coautrice della ricerca, «I batteri utilizzati degradano composti molto persistenti, anche i più recalcitranti, Si tratta di clorofenoli e nitrofenoli caratterizzati da tossicità ed alta persistenza. Che possono generare danni ambientali e sanitari. Vogliamo sapere se, oltre a degradare questi composti, i batteri possono generare metaboliti non tossici, il che è molto difficile, e lo faremo. La degradazione si produce in 48 ore».

I composti organici persistenti possono raggiungere l’ambiente attraverso lo sversamento di reflui industriali, urbani, agricoli non depurati o scarsamente depurati. La loro persistenza nell’ambiente dipende dalla maggiore o minore possibilità di essere degradati chimicamente o biologicamente. I clorofenoli e i nitrofenoli costituiscono un esempio di composti la cui diffusione nell’ambiente deve essere minimizzata per evitare danni alla salute umana ed agli ecosistemi. I clorofenoli si possono trovare in scarichi provenienti dall’industria cartaria, chimica, tessile, ecc. ed inoltre possono formarsi nei processi di disinfezione dell’acqua, durante la clorazione.

I nitrofenoli sono invece impiegati come intermediari nella sintesi di coloranti, farmaci, pesticidi ed esplosivi e sono ugualmente caratterizzati da forte tossicità e persistenza nell’ambiente. Secondo i ricercatori dell’Inti «La biodegradazione è un’alternativa valida per la rimozione dei composti persistenti. Il grado di biodegradazione di un composto può andare da una semplice modifica della sua struttura chimica fino alla completa ossidazione. I processi biodegradanti si considerano validi se e solo si determina che i metaboliti generati non sono tossici»

Il gruppo di lavoro della facoltà di farmacia e biochimica dell’Uba ha selezionato e ottimizzato comunità batteriche e batteri autoctoni appartenenti ai generi Rhodococcus , Pseudomonas , Achromobacter e Delftia capaci di degradare alte concentrazioni di 4-nitrofenolo, 2-nitrofenolo, 2,4-dinitrofenolo, cresolo, 2-clorofenolo, 2,4-diclorofenolo e 2,4,6-triclorofenolo in tempi compatibili con i trattamenti biologici degli effluenti. Inoltre, con l’obiettivo di valutare la capacità dei batteri autoctoni selezionati per detossificare reflui e siti contaminati con nitrofenoli e clorofenoli, sono in corso studi di tossicità svolti congiuntamente da Inti e Uba che effettuano test su scarichi liquidi industriali.

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