[14/04/2006] Comunicati

«Vedrete, il governo dell’Unione saprà parlare all’ambiente»

LIVORNO. Con 42 anni da compiere ad agosto è fra i più giovani senatori d’Italia. Marco Filippi (nella foto), livornese, approda a Palazzo Madama da assessore all’ambiente del Comune di Livorno, carica che si appresta a lasciare. Ha già fatto sapere che aderirà all’intergruppo parlamentare «Ambiente e lavoro» ed è proprio da questo elemento che iniziamo l’intervista con lui.

Perché questa scelta?
«Perché conciliare i temi dello sviluppo con quelli dell’attenzione al lavoro ed alla sostenibilità ambientale rappresenta una priorità assoluta. La sicurezza sul lavoro, in maniera particolare, pone ancora oggi interrogativi inquietanti. Quattro morti al giorno sul lavoro nel nostro paese sono un tributo di sangue terribile».

Che cosa bisogna fare su questo fronte?
«Alzare il livello di attenzione sulla sicurezza. Ciò vuol dire non solo normative e controlli sulla loro effettiva applicazione, ma anche operare per l’emersione del lavoro nero, per accrescere la trasparenza e, più in generale, la cultura del lavoro. Complessivamente, è necessario ragionare su uno sviluppo che sia di qualità e non solo di quantità. Partendo da una considerazione piuttosto semplice: il nostro modello di sviluppo oggi non è sostenibile».

Che cosa pensa della contabilità ambientale? Sarebbe d’accordo nell’introdurre indicatori, accanto a quelli che rilevano la crescita economica, in grado di misurarne l’effettiva sostenibilità?
«Penso che sia un’esigenza sempre più necessaria. Certo, poi bisogna vedere come questi indicatori si utilizzano. Ma secondo me sarebbero importanti, innanzitutto per verificare il livello di scostamento o di avvicinamento alla sostenibilità dello sviluppo. L’ambiente è una scienza recente, giovane, ma che ha conosciuto una evoluzione significativa. Oggi è una scelta misurabile. Come tutto, del resto».

In molti pensavano che le battaglie di livello locale sui temi ambientali potessero incidere in maniera sostanziale sul voto. Dalle nostre valutazioni sembra emergere un’influenza praticamente nulla sull’esito delle politiche, almeno in Toscana. Lei che cosa ne pensa?
«Credo anch’io che ci sia una differenza piuttosto netta fra la percezione della vigilia ed i risultati delle urne. Penso che i toscani abbiano compreso perfettamente che si trattava non di consultazioni locali ma di elezioni politiche e che ne abbiano capito bene anche la portata».

Fra Unione e Casa delle Libertà la differenza dell’impostazione e dei programmi sulle questioni ambientali le sembra così chiara?
«Beh, direi che è evidente. Il concetto di sostenibilità ambientale non fa parte della cultura della destra italiana. Lo confermano questi cinque anni di governo, lo conferma la recente Legge delega sulla quale il giudizio è indubbiamente negativo».

Si apre una legislatura in cui le tante priorità che ci sono, a cominciare da quelle sulla finanza pubblica, rischiano di far retrocedere di molte posizioni i temi ambientali nell’agenda delle priorità del nuovo governo. E’ d’accordo?
«Sono d’accordo sul fatto che siamo in una situazione drammatica. Abbiamo il problema dei conti pubblici fuori controllo, di una situazione di sviluppo che si è completamente arrestata in questi cinque anni. In più d’una circostanza abbiamo detto che occorre un elettroshock. Bisogna far riprendere i consumi, c’è aperta una questione salariale. Lo sviluppo e la crescita saranno priorità assolute».

Addio ambiente, allora?
«No, io non la vedo così. Darei questo giudizio se considerassi l’ambiente come un settore. Ma abbiamo detto che la cifra su cui bisogna investire con forza è quella della qualità dello sviluppo, che la carta da giocare su questo tema è la trasversalità delle questioni ambientali, che devono contaminare tutti gli altri segmenti dell’azione di governo. E’ questa, d’altra parte, l’impostazione del programma dell’Unione, e del suo leader in particolare. Romano Prodi proviene da una esperienza di governo vissuta in Europa. Dove, ad esempio, sul piano dell’integrazione economia-ambiente vi sono punti più avanzati rispetto al nostro paese. Credo che sia una garanzia importante».

Torna all'archivio