[04/07/2008] Energia

Se il gas costerà quanto il petrolio, avanti a tutto carbone?

LIVORNO. L´Algeria e il Qatar, due tra i più grandi esportatori di gas del mondo, chiedono insistentemente che venga rivisto il rapporto dei prezzi tra petrolio e gas.
Il ministro dell´energia algerino e presidente dell´Opec, Chakib Khelil, si è detto certo che il prezzo del gas raggiungerà resto quello del petrolio e che l´Algeria abbandonerà la pratica dei contratti a lungo termine che bloccano i prezzi del gas a vantaggio dei Paesi importatori. Una decisione che avrebbe immediate ricadute su Paesi come l´Itala (si pensi solo al gasdotto Galsi che arriverà proprio dall´Algeria e che sta incontrando rallentamenti dovuti alla sisimicità dei di alcuni tratti di fondale marino dove dovrebbe essere posato)) ma che Khelil indica come il primo passo per la realizzazione di un cartello dei Paesi produttori di gas.

I più preoccupati per il nuovo protagonismo arabo sembrano i concorrenti russi di Gazprom, il suo portavoce Sergueï Kouprianov ha detto al quotidiano Vremia novosti, che «La nostra idea è quella di mantenere la stabilità. Non vogliamo agire bruscamente nel perseguire l´obiettivo di trarne un vantaggio congiunturale. I contratti a lungo termine permettono di assicurare un equilibrio di interessi tra fornitori e consumatori».

I russi sono però in posizione diversa da quella di arabi ed africani, perché loro sono anche compratori di gas, con contratti a lungo termine con i Paesi dell´ex Unione Sovietica dell´Asia centrale, sono già quello Stato-mercato energetico che algerini e russi vogliono ora applicare con più profitto al loro gas, ma solo come venditori.

La proposta di dividere il prezzo del gas da quello del petrolio arriva da Bruxelles e serve ai Paesi industrializzati a contrastare l´aumento del prezzo del gas che molti esperti considerano puramente speculativo.

Ora Quatar e Algeria, di fonte alla fame di energia planetaria, ritornano all´idea di ricollegare il prezzo del petrolio a quello dl gas che costa circa il 40% meno dell´oro nero.

In Russia l´annuncio algerino-qatariano ha sollevato un preoccupato dibattito. Anche secondo Leonid Grigoriev, presidente dell´Istituto dell´economia e delle finanze russo «E´ un´assurdità storica. Il petrolio, meno vantaggioso sul piano della capacità calorica e della sicurezza ecologica, è più caro del gas. Inoltre, il petrolio viene utilizzato essenzialmente nella produzione i carburante per le automobili, e non per il riscaldamento o nella produzione di energia elettrica.

Non è proprio della stessa opinione Vladimir Milov, presidente dell´Istituto per la politica energetica di Mosca: «E´ difficile rimpiazzare il petrolio nel settore di combustibili destinati ai trasporti, a differenza del gas che può essere facilmente rimpiazzato dal carbone nel campo della produzione di elettricità. I prezzi molto elevati del gas hanno già prodotto una crescita della domanda di carbone in Europa. Questa tendenza si manterrà. Per questo i produttori i gas devono riflettere bene, perché, mendicando superprofitti, potrebbero cedere una parte del mercato ai produttori di altri tipi di combustibili».

Secondo Grigoriev, «attualmente le dichiarazioni di Algeria e Qatar non rappresentano una minaccia diretta di creazione di un cartello dl gas. Ma l´avvio di questa discussione attesta che alcuni produttori di gas naturale liquefatto sono inclini a modificare il sistema di formazione dei prezzi».

Se così fosse, e se i Paesi arabi riuscissero a far fallire il disegno egemonico russo sulla nascente Opec del gas (magari alleandosi con l´odiato e amato Iran), quello che ci aspetta è un futuro con più carbone e con il gas che, costando quanto il petrolio, perderebbe gradualmente la sua funzione di combustibile di transizione per produrre elettricità, grazie al suo prezzo "basso" ed alle emissioni meno alte.

La crisi energetica rischia di prendere strade inaspettate e sporche, scivolando sulle bucce di banana dei fautori delle energie fossili che disseminano la strada della crisi economica, sulla quale la conclamata e sperata sostenibilità appare sempre più malferma.

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