[01/07/2008] Trasporti

Matteoli: «Tramvia secondaria rispetto alle altre infrastrutture toscane»

FIRENZE. «Sulla tramvia possiamo parlare fino a domani: io non sono d’accordo con il passaggio della linea 2 accanto al Duomo, e continuo a ripeterlo, ma l’opera non si blocca, è una questione locale», ha dichiarato il ministro Matteoli riguardo alla tramvia fiorentina, durante l’incontro di ieri al teatro dell’Affratellamento a Firenze.

Più in generale, «tutti concordano sul fatto che lo sviluppo del paese passa attraverso le infrastrutture: poi ci sono diversi modelli infrastrutturali, ma comunque questo è condiviso. La legge obiettivo prevede in 7 anni 58 miliardi di euro per i cantieri (di cui 8 dal pubblico e 50 dai privati), ma alla Toscana di questo passo non arriverà niente: è giunto il momento di realizzare le infrastrutture indispensabili per lo sviluppo, e la tramvia diventa secondaria davanti a questo.

Come già dissi, ritengo un oltraggio all’intelligenza umana non aver ancora realizzato l’autostrada Tirrenica: fatela sui tetti se necessario, ma fatela. Inoltre occorre collegare il porto di Livorno all’alta velocità, portare a termine la Grosseto-Fano, completare il sottoattraversamento Tav di Firenze. Riguardo ai soldi, chiariamo che nella legge obiettivo ci sono delle priorità per cui i fondi sono già stati in parte stanziati: ma sta alla capacità dei governi dare ai privati delle garanzie per attrarre le imprese. Io ho chiesto all’Associazione grandi imprese se vogliono partecipare al rinnovamento infrastrutturale che ci attende, la loro risposta è stata positiva ma chiedono garanzie: tempi certi, e regole certe. Così la cosa funziona. Nell’era del federalismo ormai le regioni si confrontano col Governo in maniera paritaria, ma in conferenza Stato-regioni una mano ce la devono dare, per snellire le procedure».

E, dopo l’intervento del Ministro-ombra Martella che chiede concertazione nella politica infrastrutturale (concertazione che ridiscuta l’attuale impostazione verticistica, ma senza perdere potere decisionale) e stigmatizza i 3 miliardi che il Governo ha sottratto a opere quali le autostrade del mare, ecco che Conti garantisce l’appoggio che è stato richiesto dal ministro: «ci sono cose su cui possiamo lavorare insieme. C’è un problema di interpretazione burocratica di un fondamentalismo ambientalista che abbiamo subito tutti: su questo il ministro potrà contare sul nostro appoggio, in conferenza Stato-regioni».

E lo sapevamo, ce lo aspettavamo, e ci trova pure d’accordo, questo ultimo appunto dell’assessore regionale: troppe volte scelte già prese sono state rimesse in discussione da chi confondeva strumentalmente difesa del proprio giardino e difesa dell’ambiente. Troppe parodie, troppe interpretazioni tendenziose delle politiche ambientaliste sono state fatte, e troppo spesso hanno portato da una parte al blocco di ogni possibilità di scegliere e decidere (di governare, cioè), dall’altro ad una politica infrastrutturale sempre più verticistica, sempre più sconnessa dal territorio. Ma ci sarebbe piaciuto che, per una volta, almeno l’assessore Conti avesse fatto dei distinguo, senza lasciarsi trascinare da quel gioco chiamato “dagli all’ambientalista” che tanto affascina molti degli amministratori che gestiscono il paese. A quando un titolo sui giornali “il ponte di Firenze non si fa per colpa degli ambientalisti che tutelano i pesci-siluro”? (rm)

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