[01/07/2008] Urbanistica

Caso Laika. La lotta continua nonostante il Tar

FIRENZE. Lo scorso 23 giugno il Tar Toscano si è pronunciato sulla famosa vicenda Laika con una sentenza che in sintesi boccia le istanze portate dai ricorrenti. Ma Legambiente circolo “Il Passignano”, Ascta (Associazione per la tutela dell’ambiente di San Casciano), Amat Montespertoli, Mani Tese, Foro contadino, Wwf Firenze, Italia nostra Firenze, Italia Nostra Toscana, Rete Toscana dei Comitati non ci stanno «Rispettiamo il tribunale e la sentenza, ma non ne condividiamo assolutamente né il merito né la filosofia che vi sottende.

Valuteremo con i legali che ci aiutano in questa difficile lotta quali passi siano migliori per il futuro, al fine di impedire comunque uno scempio ambientale e una urbanizzazione del territorio aperto con enormi ricadute negative sul paesaggio e sul territorio di San Casciano». Fin qui potrebbe sembrare una normale reazioni di chi vede sconfitte le proprie ragioni e testardamente vuole continuare la battaglia. Ma entrando nel merito delle ragioni del rigetto del ricorso, la reazione di associazioni e comitati appare più comprensibile «la sentenza nei fatti elude le maggiori contestazioni alla correttezza del procedimento che ha condotto alla formazione della Variante Laika.

Per ben 5 dei 7 punti di contestazione da noi sollevati il Tar non si è pronunciato in quanto ha eccepito sulla legittimità delle associazioni ambientaliste a poter porre questioni in merito a scelte urbanistiche che non tocchino direttamente aree o beni vincolati dalla legge come “beni ambientali”. Applicando le interpretazioni più restrittive della giurisprudenza in merito, il Tar ha praticamente dichiarato che l’ambiente può essere ritenuto minacciato da un intervento urbanistico solo se questo direttamente interferisce con un parco pubblico, con un monumento, con una zona protetta». Secondo lo schieramento ambientalista agli estensori della sentenza sfugge che il paesaggio (così come riportato nel Codice dei beni culturali) è un territorio percepito da una comunità nella sua interezza, «e sfugge anche il fatto che i movimenti ambientalisti non difendono solo le specie animali rare o la vegetazione dell’Amazzonia, ma tutelano in primo luogo i diritti delle popolazioni a vivere in ambienti sani, in territori belli, in luoghi a misura d’uomo, che si tratti delle grandi metropoli così come del Chianti fiorentino».

Due punti di contestazione di associazioni e comitati riguardanti il modo con il quale si sono analizzate le ricadute ambientali dell’intervento tramite Valutazione Integrata, sono stati però esaminati dal Tar che ha rigettato nel merito le osservazioni avanzate facendo proprie le motivazioni e le parole delle amministrazioni locali e dell’azienda, dichiarando che l’unica alternativa all’intervento a Ponterotto è la chiusura della fabbrica e che quindi la Valutazione Integrata avendo affrontato questa ipotesi è da considerarsi corretta. «Abbiamo invece ripetutamente dichiarato e dimostrato- afferma lo schieramento ambientalista- come la Ipotesi Zero (cioè il non far la variante) lasciasse aperte altre strade per l’azienda, tutte con minori costi ambientali». Intanto i tempi comunque si allungano: l’ Amministrazione comunale che per consentire l’insediamento del Ponte Rotto ha imboccato la strada della variante al Prg, oggi deve rispondere al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, che impone al comune una procedura di “approvazione paesaggistica” (art. 146 del Codice) che in ogni caso comporterà (per l’azienda) un altro periodo di attesa.

«Le cose per ora sicure sono che la multinazionale Hymer non può mettere un solo mattone, che la Variante è ancora un procedimento amministrativo aperto e che abbiamo quindi altre possibilità di ostacolare questo brutto affare immobiliare basato su un odioso ricatto occupazionale. E’ vero, la sentenza del Tar ci vede sconfitti, ma su tutti gli atti successivi (autorizzazione paesaggistica, adozione del nuovo Piano Strutturale) - concludono associazioni ambientaliste e comitati- faremo valere le nostre idee e il diritto a intervenire sulle questioni che riguardano il futuro di tutta la comunità locale».

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