[01/07/2008] Acqua

Ciafani: «Serve una radicale revisione del sistema tariffario dell´acqua»

FIRENZE. Dopo i numerosi dati contenuti nel rapporto “La gestione sostenibile dell’acqua in agricoltura” parliamo ora di proposte. Abbiamo chiesto a Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell’associazione ambientalista, di riassumerci gli obiettivi principali di questa giornata «Partiamo da alcune considerazioni. Siamo in un periodo storico in cui i cambiamenti climatici sono ormai purtroppo una realtà, che ha visto aumentare le temperature medie, intensificare gli eventi estremi, modificare i regimi pluviometrici ponendo nuovi ed urgenti problemi di salvaguardia del territorio. In questo contesto è necessaria una svolta storica per raggiungere l’obiettivo di una gestione più sostenibile dell’acqua, fondata su una seria politica di efficienza, risparmio e tutela, non soltanto per motivi ambientali ma anche per preservare una risorsa preziosa anche e soprattutto nell’interesse della stessa agricoltura. Per ottenere questo risultato è fondamentale da una parte attivare politiche di mitigazione delle cause dei cambiamenti climatici e dall’altra adattarsi agli effetti, passando dalla “vecchia” politica della domanda alla “nuova” stagione della gestione della risorsa idrica disponibile, fondata sulla riduzione dei consumi, sull’aumento dell’efficienza negli usi e su una radicale revisione del sistema tariffario per incentivare i risparmi e penalizzare gli sprechi».

Qualcuno potrebbe affermare che state mettendo un importante comparto produttivo del nostro Paese sotto accusa. Cosa risponde?
«Abbiamo parlato dell’ingente utilizzo della risorsa idrica del nostro Paese per usi irrigui ma questo non deve far salire per l’ennesima volta l’agricoltura sul banco degli imputati, anzi al contrario deve spingere questo settore produttivo a diventare protagonista, nel suo interesse, di una strategia complessiva che riduca i prelievi, porti ad un uso più efficiente e aumenti la disponibilità della risorsa. E’ necessario sancire una vera e propria “Alleanza per l’acqua” che coinvolga tutti gli attori in gioco, gli utilizzatori (l’agricoltura, ma anche l’industria, il settore elettrico e civile), gli enti regolatori (Stato, Regioni, Consorzi di bonifica e Autorità di bacino), senza dimenticare i portatori di interessi diffusi come le associazioni ambientaliste. Ognuno, a partire dai grandi utilizzatori come il mondo agricolo, deve dare il suo contributo propositivo, nella consapevolezza che ogni sacrificio che dovrà affrontare, sarà fatto nell’interesse generale, oltre che ovviamente nel suo interesse».

A proposito di politiche di gestione della risorsa idrica. Un ruolo importante lo giocano le Regioni che hanno ereditato dall’amministrazione statale le competenze in materia. Stanno facendo il loro dovere? «Il passaggio che lei ha citato, avrebbe dovuto agevolare l’adattamento della normativa nazionale alle specifiche peculiarità locali, non ha però prodotto i frutti sperati: ci sono infatti ancora alcune Regioni che non hanno legiferato in materia e che basano la propria attività gestionale su quelle che sono le indicazioni fornite attraverso il regio decreto n. 215 del 1933. Per avere un quadro completo ed omogeneo sulle politiche adottate dalle Regioni, abbiamo prodotto un questionario, con il quale sono state chieste agli uffici competenti informazioni su leggi regionali, sistemi di tariffazione, costi, programmi di incentivi per ottimizzare l’uso dell’acqua. Ci sono pervenute risposte da 11 Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano».

Cosa emerge? «Intanto sui sistemi di tariffazione applicati in quasi tutte le Regioni si evidenzia la prevalenza di sistemi tariffari assolutamente inadeguati a scoraggiare lo spreco di acqua. Nel corso degli anni poi, i canoni relativi all’impiego dell’acqua pubblica in agricoltura hanno fatto registrare una differente tendenza rispetto agli altri usi. Mentre i canoni per le destinazioni civili e per la produzione di energia sono aumentati, quelli per il settore agricolo hanno subito un decremento significativo. Basti considerare che i canoni per modulo del 1933 (attualizzati al 1994) per gli usi agricoli e civili erano di circa 132 euro. Nel 1994 i primi erano scesi alla cifra di circa 36 euro, mentre i secondi erano aumentati a oltre 1.500 euro. Lo stessa cosa accade oggi: ad esempio, in Lombardia, dove i dati relativi ai canoni per l’uso dell’acqua pubblica per l’anno 2008 segnano una netta discrepanza tra i vari usi: se un modulo di acqua per usi civili viene pagato 2.058,63 €, un modulo per usi irrigui costa solo 48,31 €».

In sintesi quali sono le proposte che avete avanzato al mondo agricolo?
«In linea generale per ridurre i prelievi di acqua e gli scarichi nei corpi idrici ricettori, occorre praticare seriamente il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura, così come nell’industria. Ma per farlo veramente è ormai urgente modificare il decreto del Ministero dell’ambiente n. 185/2003 sul riuso dell’acqua, perché non ha senso prevedere limiti alla carica batterica 1.000 volte più restrittivi rispetto a quelli proposti dall’Organizzazione mondiale della sanità o rispetto a quelli previsti in altri Paesi mediterranei come la Spagna. Sul piano della gestione della risorsa è necessario che le Regioni mettano in campo politiche indirizzate verso il risparmio e l’efficienza utilizzando anche fondi statali e comunitari. Quindi, incentivi per la conversione degli impianti obsoleti con quelli maggiormente efficienti, far applicare la tariffazione in funzione dei consumi reali di acqua, con canoni progressivi e non semplicemente proporzionali, che è una delle priorità dalle quali non si può prescindere se si vuole conferire una maggiore efficienza negli usi idrici in agricoltura. Inoltre occorre incentivare la gestione dell’acqua presso i Consorzi di bonifica attraverso un sistema a domanda e non a turnazione e, ove possibile, creare dei sistemi di assistenza all’irrigazione: questi due interventi, “acqua su domanda” e “sistemi di assistenza”, potrebbero dare origine ad un efficientissimo modello di gestione consortile».

Qual è la vostra posizione sulle infrastrutture che spesso creano tensioni sul territorio? «Occorre innanzitutto investire per ridurre le perdite e gli sprechi nel trasporto della risorsa idrica. Evitando poi le grandi realizzazioni, può dare il suo contributo anche la costruzione di piccoli bacini aziendali, che, se diffusi sul territorio, potrebbero rivelarsi utili, poiché sono in grado di accumulare una parte di acqua che potrebbe soddisfare, parzialmente o totalmente, le necessità idriche delle aziende agricole. Mi preme sottolineare poi un altro aspetto: occorre rendere sempre più efficace il sistema dei controlli preventivi da parte degli enti locali e di quelli repressivi da parte delle forze dell’ordine, dei prelievi abusivi di acqua dalle aste fluviali e dalle falde, così come occorre aggiornare il censimento dei pozzi di prelievo idrico ed irriguo».

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