[01/07/2008] Urbanistica

I comuni brutti e cattivi.....

PISA. Il prof Settis boccia la Regione e i suoi piani perché delega troppo poteri ai comuni i quali non sono assolutamente affidabili; infatti più si scende nella scala delle istituzioni e più si ha a che fare con gli interessi politici, più l’ambiente diventa ´merce di scambio’.
Questo sarebbe il succo dell’incontro dei comitati a Firenze.
Per la verità ci sono state voci – penso alla relazione di Salzano - meno liquidatorie nei confronti delle amministrazioni locali che tuttavia per i comitati restano gli imputati principali. Secondo questa visione più si sale nella scala istituzionale e più l’ambiente – par di capire - è al sicuro da tutti questi mercinomi.

Evidentemente il Ponte di Messina, le norme che liquidano la 183, la mancata approvazione di una nuova legge urbanistica e le tante altre cose bruttissime (incluse tutte quelle approvate da tante sopraintendenze negli anni) – secondo questa visione - sarebbero la risposta rassicurante alla inaffidabilità dei comuni che nel frattempo si vedono tagliate ogni giorno di più le risorse.

Devo dire che questo tipo di denuncie anche quando coglie nel segno non riesce o non vuole misurarsi tanto sul paesaggio quanto su tutto il resto con l’esigenza di risposte non solo ‘puntuali’ - su questo o quell’intervento - ma di una programmazione e pianificazione –parole cadute in disuso ma decisive - in grado di operare coinvolgendo tutti i livelli istituzionali da quelli più bassi (e così invisi ai comitati) ai più alti.

Se al Pit, infatti, può essere rimproverato qualcosa non è tanto la fiducia riposta negli enti locali ma semmai di non avvalersi adeguatamente e più esplicitamente di quei soggetti ‘speciali’ proprio nella pianificazione del territorio; parchi e autorità di bacino. Che il nuovo Codice dei beni culturali nel caso dei parchi mortifica pesantemente, come la Commissione dei 24 aveva fatto ancor più rovinosamente con la legge 183. Mettiamo anche questo nel conto dei comuni? Ecco perché anche la nuova legge regionale sulla partecipazione e il ruolo del Garante regionale della comunicazione nel governo del territorio della Toscana potranno servire davvero se il confronto con le comunità locali e l’associazionismo uscirà dai binari dei singoli progetti pensati comunque da ‘altri’ che vanno certo ponderati ma –ecco il punto- all’interno di un contesto, di scelte e proposte anche pubbliche che oggi stentano a prendere corpo in dimensioni non meramente localistiche.

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