[30/06/2008] Urbanistica

La rete dei comitati e il buio oltre le 180 siepi

FIRENZE. Osteggiare contemporaneamente Tav e autostrada Tirrenica, eolico e nucleare, appare come abbiamo già detto velleitario, davanti all’immane aumento dei consumi energetici che attende il pianeta nei prossimi anni. Non biasimiamo la posizione assunta dai comitati di Asor Rosa, una posizione che ha dovuto (o voluto) riassumere istanze le più diverse tra loro, sommare come si dice le mele con le pere.

Ma qui sorge una questione che ci sembra molto importante: perchè si vogliono unire le mele con le pere? Qual è il fine politico? Portare avanti istanze che – pur criticabili – puntano comunque ad uno sviluppo che sia sostenibile? O creare una Rete delle emergenze che dia coerenza alle incoerenti istanze di 180 comitati che difendono ognuno (a torto o a ragione, sia chiaro) il proprio giardino? Ma come è possibile questo? E come è possibile continuare ancora a commettere lo stesso errore che ha portato al nanismo politico delle istanze di sostenibilità nell’agenda politica italiana?

Leggiamo sul documento finale del convegno che, riguardo alle politiche energetiche, nella regione Toscana «vengono promossi obsoleti e pericolosi impianti ad alto rischio, anziché sostituirli con fonti energetiche rinnovabili, per le quali è necessario comunque attivare la procedura di Via». Poi si va a vedere la relazione di Massimo de Santi, responsabile energia della Rete, e si legge che occorre «incrementare significativamente (fino almeno al 50% entro il 2020) l’uso delle fonti energetiche rinnovabili attraverso una loro combinazione ottimale, studiata a livello territoriale, per rendere minimo l’impatto sanitario, ecologico e paesaggistico».

E poi si fa un giro per le sale del circolo Vie Nuove, dove si è tenuto il convegno di sabato. E ci si imbatte in documenti non firmati da nessuno, in quanto alla fine una “Rete dei 180 comitati” è come la notte di Immanuel Kant, quella notte scura in cui tutte le vacche sono nere e i documenti politici non hanno autore: e in questi documenti si legge tutto, e il contrario di tutto. Si legge di parchi eolici in Maremma che sono praticamente tutti «improponibili», e subito dopo si legge che non si vuole il nucleare a Scarlino. Inoltre non si vogliono rigassificatori, ma si dice anche di abbandonare le fonti fossili più impattanti come petrolio e carbone.

Qualcuno riesce a capire che occorre ragionare in una logica di sistema, e non di difesa territoriale in quanto tale, pena un futuro fatto di centrali nucleari, e di “carbone pulito” che pulito non è? Il Morellino di Scansano è un patrimonio della cultura Toscana, e siamo assieme a chi cerca di difendere l’integrità (vera o presunta, ma comuqnue creata dall´uomo) di territori come la Maremma davanti all’ingordo sviluppismo territoriale che caratterizza ancora troppi politici, sia in buona sia in cattiva fede. Siamo accanto, cioè, a coloro che difendono il territorio da chi, sciacquandosi la bocca con la magiche parole «sviluppo» e «progresso», non vuole fare altro che mangiarsi il territorio.
Siamo consapevoli (anche) dell’importanza dei cosiddetti “vuoti”, e siamo anche noi innamorati della bellezza dei paesaggi toscani.

Ma davvero la difesa di alcune reali emergenze territoriali e ambientali deve unirsi alla difesa del paesaggio in quanto tale, e nella sua totalità? Ma davvero si pensa che delle torri eoliche a Scansano siano più impattanti sul turismo di una centrale nucleare a Scarlino? E qualcuno davvero pensa che la biodiversità e la continuità delle reti ecologiche siano messe in pericolo dalla realizzazione delle linee urbane 2 e 3 della tramvia fiorentina? (rm)

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