[27/05/2008] Parchi

La caccia, il Pd, la Federcaccia e l’Europa

ROMA. Mentre la Camera si appresta a votare il disegno di legge per gli obblighi comunitari La Lega per la protezione degli uccelli (Lipu) si rivolge direttamente ai parlamentari ed ai cacciatori: «C’è necessità che il Parlamento adegui con urgenza la normativa italiana di recepimento della Direttiva Uccelli, in modo da rispondere alle contestazioni avanzate dall’Europa».

Infatti, tra le procedure di infrazione dell’Ue che gravano sull’Italia, la protezione della natura, in particolare di recepimento della direttiva Uccelli, Paese, ha un grosso peso. «A tal proposito – spiega la Lipu-birdLife - la pesante procedura 2131 aperta nel 2006 è ad oggi soddisfatta su alcuni punti essenziali, quali le misure di conservazione per le Zps e l’adeguamento della normativa regionale per le deroghe di caccia, ma risulta ancora inevasa su aspetti di grande importanza tra cui la tutela dei periodi di nidificazione degli uccelli. Dunque, le più urgenti modifiche alla legge 157 sono quelle atte a rispondere ai rilievi comunitari e garantire maggior tutela al patrimonio naturale, e vanno apportate senza altre esitazioni».

Ma a tenere banco sono soprattutto le recenti critiche mosse dalla Federcaccia ai deputati del Partito Democratico (Donatella Poretti, Marco Perduca e Franca Chiaromonte), presentatori della proposta di legge per l´abolizione dell´articolo 842 del codice civile, che permette l’accesso ai fondi privati da parte dei cacciatori. Per il presidente di Federcaccia Franco Timo «Il ddl presentato da tre senatori del Pd sconfessa clamorosamente quanto scritto prima delle elezioni dal segretario Walter Veltroni. Come non stigmatizzare il fatto che in una lettera pre-elettorale del Segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni, sottolineasse la comunanza d’intenti con le associazioni venatorie per una modifica necessaria ma chirurgica della 157/92 e ora, a poco più d’un mese dalle elezioni, membri autorevoli del suo partito vogliano minare dalle fondamenta lo spirito di quella legge. Credevamo che dopo i falliti referendum nazionali e regionali dagli anni ‘70 al ’90 si dovesse combattere per una caccia, ormai forte di una piena legittimazione nel sociale (come ha provato il recente convegno di Todi che ha visto la creazione di sinergie positive tra la Fidc, il Corpo forestale dello Stato, la Protezione Civile e l’Anas) più rispondente a criteri scientifici per una tutela migliore del patrimonio faunistico: insomma caccia come e non più caccia sì/caccia no. Invece eccoci proiettati nel passato ancora a combattere battaglie di retroguardia: in questi anni le forze politiche, almeno quelle non pregiudizialmente anticaccia, hanno imparato a conoscerci come gestori equilibrati e competenti di territorio e fauna, hanno capito che dove non c’è caccia il territorio e la fauna non ci guadagnano. Infine, devo ammettere di essere rimasto sorpreso dalla mossa, che non avrà sicuramente alcun seguito nel Palazzo, dei tre parlamentari perché ritenevo, e con me credo tutto il mondo venatorio, che il risultato del 13 e 14 aprile avesse spazzato via l’oltranzismo venatorio, che le urne avessero decretato la fine della cultura del rifiuto e della criminalizzazione di ciò che unilateralmente non si ritiene giusto, ma evidentemente Poretti, Perduca a Chiaromonte non la pensano così! Cui prodest, mi chiedo e chiedo loro: certamente non alla politica, non alla fauna, non all’ambiente».

Il terreno è da sempre elettoralmente insidioso e si precipita a chiarire la posizione del Pd Fabrizio Vigni, coordinatore nazionale degli ecologisti democratici: «L’Italia ha bisogno di un piano strategico nazionale per la conservazione della biodiversità predisposto attraverso il pieno coinvolgimento delle regioni e di tutti quei soggetti (ambientalisti, agricoltori e cacciatori) che in questi anni con il loro impegno hanno consentito di raggiungere importanti risultati nella tutela del nostro patrimonio naturale, tanto che un terzo della fauna europea è oggi concentrato in Italia”: questa la posizione degli Ecologisti Democratici sulle politiche venatorie nazionali. “In questo contesto occorre rafforzare in modo coerente, concreto e contestuale, l’applicazione di quelle leggi, come la 394 sulle aree protette e la 157 sulla caccia, anche in quelle regioni, ancora troppe, più arretrate rispetto all’esigenza di organizzare una efficace pianificazione ambientale, faunistico e venatoria, necessaria per un ulteriore salto di qualità nella tutela della biodiversità. In questo modo si possono anche meglio contrastare rischi di derive consumistiche e privatizzatrici della fauna, viste con favore da coloro che ripropongono operazioni di smantellamento della attuale legislazione e da chi, imprudentemente, propone l’abolizione dell’articolo 842 del codice civile che consente a determinate e rigorose condizioni l’accesso dei cacciatori nei fondi inseriti nella programmazione relativa all’uso del territorio. Il nostro impegno, coerente con i contenuti del programma presentato dal Partito Democratico - conclude Fabrizio Vigni - va nella direzione di una piena attuazione della legislazione vigente, per un corretto ed equilibrato rapporto tra ambiente, agricoltura ed attività venatorie».

Ma la Lipu ricorda che «dopo la brutta figura rimediata dal cosiddetto Testo Onnis di modifica della legge 157, sostenuto da Federcaccia all’epoca del precedente governo Berlusconi, la nuova dirigenza della Federcaccia ha rimarcato in più occasioni le distanze da quel genere di posizioni, anzi promuovendo l´idea di un percorso che favorisse l´adesione più rispettosa delle regole italiane a quelle europee, tra cui la tutela della Rete Natura 2000, la corretta applicazione delle deroghe a cacciare specie protette e così via. Di altro tenore sono apparse invece le prese di posizione della Federcaccia maturate nelle ultime settimane, in concomitanza con il riaffacciarsi sulla scena di istanze del tutto inadeguate, tra cui le richieste di aumento delle specie cacciabili, l’allungamento dei tempi di caccia o la depenalizzazione dei reati venatori. Insomma, le stesse posizioni puntualmente naufragate in passato e dalle quali il precedente governo Berlusconi aveva opportunamente preso una netta e inequivocabile distanza. In tal senso la speranza è che un’associazione rilevante come Federcaccia voglia confermare un’impostazione culturale ispirata a quei criteri scientifici e a quella tutela del patrimonio naturalistico che lo stesso presidente Timo ha giustamente richiamato, piuttosto che assecondare posizioni vecchie, non sostenibili e senza chances di successo».

Comunque l’emendamento presentato dalla maggioranza di centrodestra di modifica della legge 157 è stato respinto oggi dalla Camera dei deputati e l’Arcicaccia esprime apprezzamento per l’intervento del Partito Democratico. La legge sulla caccia non si modifica a colpi di maggioranza. L’intervento del Pd – sottolinea il presidente nazionale Arci Caccia Osvaldo Veneziano - ha permesso di affossare un emendamento che non era stato discusso con le associazioni venatorie, ambientaliste ed agricole e che poteva riproporre un clima di scelte unilaterali per quanto riguarda le politiche sulla caccia. La legislazione vigente non può essere modificata a colpi di maggioranza ma deve essere concertata con il mondo dell’associazionismo, deve essere conforme alle normative europee e veicolata dai principi e dalle indicazioni di carattere scientifico».

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