[26/05/2008] Consumo

In Katanga mais in cambio di minerali

LIVORNO. Se le imprese minerarie che operano nel Katanga, una provincia della Repubblica democratica del Congo (Rdc), non investiranno nei campi di mais alla prossima stagione delle piogge, non saranno più autorizzate ad esportare il materiale scavato nelle miniere.

Lo ha reso noto a Lubumbashi il governo provinciale del Katanga e lo ha notificato sabato scorso alle imprese minerarie che operano sull’asse Lubumbashi- Kasumbalesa direttamente il governatore Moise Katumbi Chapwe, approfittando di una visita ad un cantiere autostradale di un’impresa cinese. Le autorità del Katanga sono preoccupate per la crisi alimentare ed agricola nella Rdc mentre non cessa l’esportazione di minerali e hanno scelto questa strada “compensativa” per riuscire a costituire riserve alimentari.

Il nord del Katanga è considerato il granaio della Rdc ma la sua produzione è in gran parte assorbita dal meridione della provincia, dove domina la produzione mineraria. All’inizio dell’anno il governo del Katanga aveva deciso di rendere obbligatoria la produzione di mais da parte di tutte le imprese della provincia, diverse superfici coltivabili sono già state affittate o comprate dalle imprese minerarie.

Il mais è l’elemento base per i 10 milioni di abitanti del sud della Rdc che ha un fabbisogno annuale di un milione e 200 mila tonnellate di mais ed una produzione interna di sole 700 mila tonnellate, il resto proviene dall’Africa australe, in particolare dalla Zambia.

Ma il governo provinciale va oltre e cerca di fermare la rapina e il contrabbando di minerali sempre più preziosi: «lo sfruttamento dei prodotti minerari allo stato grezzo è formalmente vietato, questa misura è destinata a favorire la costruzione di unità di trattamento del rame e del cobalto, per promuovere il lavoro». La creazione di posti di lavoro è destinata a sostenere la messa in opera del Programma quinquennale della Rdc conosciuto come "Cinq chantiers de la République".

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