[26/05/2008] Energia

Il nucleare e il terremoto, dalla Cina alla Bulgaria, passando per Bnp Paribas

LIVORNO. Il devastante terremoto cinese, con i suoi forse centomila morti, e le sue scosse continue, hanno messo in evidenza la fragilità delle infrastrutture umane di fronte ai movimenti di Gaia, ma anche la tendenza degli Stati a nascondere ed omettere tutto quel che riguarda il nucleare, militare e civile. Se le dighe artificiali e quelle create dalle frane sembrano infatti il pericolo più incombente, è sempre più chiaro che il governo di Pechino ha dato una versione a dir poco edulcorata degli effetti del sisma sugli impianti nucleari, tranquillizzando e dicendo che tutto era a posto, ora, a giorni di distanza, si capisce che nell’area colpita dal terremoto e dalle sue onde sismiche ci sono almeno una trentina di strutture nucleari di vario tipo che avrebbero subito danni.

Una notizia preoccupante che rilancia la discussione sul progetto della centrale nucleare di Belene, in Bulgaria, con le associazioni ambientaliste che accusano la Bnp Paribas di finanziare un impianto nucleare in una zona fortemente sismica. Gli ambientalisti se la prendono anche con la Commissione europea che ha dato il via libera alla costruzione della centrale atomica in una delle regioni più povere dell’Ue e in una delle più sismiche: «Il progetto Belene ha una lunga storia tortuosa ed era già stato abbandonato per ragioni economiche, sociali ed ambientali – spiega Sébastien Godinot degli Amis de la Terre – L’evidenza del rischio sismico e l’esplosione dei costi del progetto da 2,5 miliardi di euro del 2005 ai 7 miliardi di oggi, confermano questa analisi. Anche se la Commissione europea ha riconosciuto la fondatezza delle nostre preoccupazioni durante un incontro con le Ong, non ha tenuto conto del rischio sismico della regione di Belene, perché il trattato Euratom sul quale si è basata non ne fa menzione, e la sua analisi è sfociata in un parere positivo».

Una situazione preoccupante, visto che non meno i terremoti significativi sono una costante nella regione bulgara: «Un sisma di magnitudo superiore a 4 gradi sulla scala Richter ha colpito la regione di Belene il 12 maggio scorso, è il terzo di questa intensità in meno di un mese» dice Yann Louvel degli Amici della Terra francesi e chiede alla Bnp Paribas di assumersi l’onere di «un’analisi un po’ più seria al riguardo. E’ precisamente la richiesta che abbiamo avanzato alla direzione del gruppo nel corso della sua assemblea generale annuale. La risposta del direttore generale del gruppo, Baudouin Prot, è stata che di quel che diciamo lui non ne sa niente e che Bnp Paribas sembra si sia limitata al parere positivo della Commissione».
Comunque les Amis de la Terre hanno detto che l’atteggiamento della grande banca francese è irresponsabile.

Secondo Baudoin Prot la banca non partecipa al finanziamento del progetto Belene, ma è pronta ma è pronta ad organizzarli. Un atteggiamento che les Amis de la Terre giudicano schizofrenico, per Antoine Sire, responsabile per la comunicazione dell’associazione, «in fondo, la posizione della Bnp Paribas è chiara: noi non investiamo in questo progetto. Certo, la nostra filiale bulgara ha accettato di condurre una missione di consulenza, ma questo non è indecente».

Infatti, secondo Sire, la Bnp dice ufficialmente «che non spetta alle banche private finanziare una centrale nucleare e che non è di nostra competenza di misurare il rischio della sicurezza associato a tale progetto». La banca rinvia gli ambientalisti al parere della Commissione europea, ma l’Ong francese ribatte che è la responsabilità della Bnp Paribas ad essere in gioco e gli chiede di «ritirarsi immediatamente da tutti i coinvolgimenti in questo progetto pericoloso ed obsoleto».

Il costo previsto della centrale nucleare bulgara è passato dagli iniziali 2,5 miliardi di euro a 4, ma sta aumentando considerevolmente e la compagnia elettrica bulgara Nek che lo ha avviato è alla ricerca disperata di finanziamenti stranieri. Ma I soldi che arrivano sono pochi: 12 banche internazionali, tra le quali Société Générale e City Group, osi sono rifiutate di investire nel progetto in seguito agli allarmi lanciati dalle Ong sui rischi per la sicurezza di questa centrale.

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