[26/05/2008] Comunicati

La scomparsa della politica e il senso della realtà

LIVORNO. Dopo la “scomparsa dei rom” a cui si è assistito nelle ultime settimane, è una sostanziale “scomparsa della politica” quella che si registra in questi primi giorni di nuova legislatura. Che si risolva o meno l’emergenza rifiuti Campania con l’esercito e con l’aire dell’ “Io me ne frego!”, ci pare infatti evidente che non si possa scambiare questa azione di forza fatta da pedate negli stinchi con il buon governo dell’annoso problema. Questa prova muscolare dell’attuale governo si registra anche nel modus operandi sulla questione energetica: il nucleare va rilanciato hic et nunc, dicono ministri, presidente del consiglio, Enel e Confindustria, quello che c’è e come c’è. Non è quello di IV generazione perché non esisterà fino al 2030? E chissenefrega, avanti con la III generazione purché si posi il primo mattone di una centrale atomica italiana entro cinque anni (con motivazioni peraltro più legate al caro bolletta -pure smentite dalal nostra inetrvista di apertura- che ai cambiamenti climatici).

I comuni italiani già interessati in passato per diventare i destinatari delle scorie nucleari sono già sul piede di guerra, ma anche qui è facile immaginare che dove non arriverà la politica, arriverà l’esercito. Non si vede una maggioranza compatta invece sul mitico Ponte di Messina, ma attendiamo sviluppi sul caso nelle prossime settimane per capire questa partita come verrà giocata.

Di fronte a questa azione di governo ci si aspetterebbe – almeno noi ci aspetteremmo - un’opposizione che invochi qualcosa di diverso e di orientato su temi quali l’economia ecologica, le rinnovabili, la sostenibilità ambientale e sociale, ma di tutto questo non se ne vede neppure “l’ombra”. Ci sono diciamo delle crepe, ma contro l’azione del governo Berlusconi non è stato certo alzato un muro. Anzi serpeggia tra diverse persone l’idea che ci si trovi di fronte a un grosso inciucio. Il punto però, è che non c’è proprio nulla di clandestino o di informale in questa sintonia tra centrodestra e centrosinistra che se anche non è ‘certificata’ lo è di fatto su alcuni punti che molto hanno a che vedere con la crescita e la sicurezza e nulla con la sostenibilità ambientale.

Leggersi “Il cammino che ci attende” di Walter Veltroni, ovvero la relazione del leader del Pd al Coordinamento nazionale del partito del 15 maggio, per capire appunto “dove stiamo andando”. Nelle 11 pagine di relazione la parola ambiente non esiste. E le tre “grandi direttrici” lungo le quali “riuscire a parlare alla società italiana, alle sue speranze e alle sue angosce” sono: il mondo dell’impresa; i lavoratori dipendenti e autonomi; il mondo cattolico moderato.

Le differenze fra i due schieramenti non coinvolgono dunque la sostenibilità, figuriamoci l´economia ecologica. Come dar torto a chi dice che entrambi hanno come totem quello della crescita quale che sia e che tutto il resto arriva, secondo questa logica, di conseguenza? Non bastano alcune prese di posizione da parte di esponenti di quel partito (ecodem compresi) per far sì che queste distanze siano davvero tangibili e non è un caso infatti se da alcuni sondaggi risulta che una parte dell’elettorato del centrosinistra è favorevole a quanto sta facendo l’attuale maggioranza di governo.

Per non parlare poi della grande stampa nazionale, anche quella schierata (prima delle elezioni) con il PD, come La Repubblica, che non trova di meglio (Mario Pirani a pag.23) che attaccare l´eolico e la Toscana, senza fiatare sul nucleare se non per (far) dire che sarebbe inevitabile.

Ma là dove per noi nascono gli interrogativi, per altri invece è “Il Paese” che “sta riconquistando il senso della realtà”. Lo dice oggi, non stiamo scherzando, Francesco Alberoni in prima pagina del Corriere della Sera. «Mentre noi, per molti anni, siamo vissuti in un mondo di affermazioni ideologiche non provate – afferma Alberoni – con cui destra e sinistra descrivevano il mondo a piacimento (…). Oggi la gente – giuriamo che sono parole testuali – torna a vedere la realtà perché ricomincia a parlare, a esporre le proprie opinioni senza il timore di venir insultata e coinvolta in una rissa politica. E scopriamo che, se ascoltiamo gli altri e guardiamo i fatti, spesso arriviamo alle stesse conclusioni».

E poi aggiunge: «Oggi tutti chiedono sicurezza, vogliono i termovalorizzatori, trovano giusto che il capo del governo si incontri con il capo dell’opposizione, condannano i minorenni che stuprano o uccidono le adolescenti e accettano che un ministro proponga che i funzionari che non lavorano possano venir licenziati».

Poi la perla, con la quale da Marte ci congediamo dai nostri lettori e sulla quale non aggiungiamo niente: «I giornali e la televisione incominciano a descrivere oggettivamente i fatti di cronaca nera, di corruzione e di povertà senza ubriacarci con cento pareri politico-ideologici (…). I grandi progressi si realizzano dopo le guerre o dopo le gravi recessioni quando, di fronte alla rovina, tutti decidono di mettersi al lavoro».
Amen.

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